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Il vertice della Nato tenutosi a Londra il 3 e 4 dicembre sembrava assicurare numerosi colpi di scena, soprattutto alla luce delle tensioni tra Turchia, paesi europei e Stati Uniti e della dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron che aveva descritto l’alleanza come “cerebralmente morta”. In effetti, il siparietto che ha visto coinvolto Trudeau o la partenza anticipata di Trump hanno alimentato le scintille tra i leader dell’alleanza, ma i punti affrontati durante il vertice rivelano dei cambiamenti importanti. La Russia è stata ovviamente menzionata, anche se questa volta non è stata l’unica protagonista. Pertanto, cosa ha senso per Mosca l’convegno dei capi di stato transatlantici a Londra?

La fondazione della Nato nel 1949 rispose alla necessità di prevenire e impedire qualsiasi potenziale minaccia militare proveniente dall’Unione sovietica. Dopo la dissoluzione dell’Urss, l’alleanza individuò nella Russia un nuovo pericolo per la sicurezza euro-atlantica, sebbene, tramite il Consiglio Nato-Russia, i tentativi di coadiuvare con Mosca non mancarono. I sentimenti di sospetto verso il Cremlino aumentarono dopo gli eventi in Georgia nel 2008 e, soprattutto, in Ucraina nel 2014, portando al congelamento dei rapporti. Da allora, i tentativi di ristabilire il dialogo sono stati effimeri sia per la politica estera russa revisionista che per una mancata unità europea sulla questione, dovuta anche alla ferma ostilità dei paesi baltici e della Polonia.

Nonostante ciò, nel contesto della Nato, recentemente le posizioni dei paesi che cercano il dialogo con Mosca hanno trovato un nuovo impulso grazie alla spinta di Macron e alla ripresa del Formato Normandia. Un cambiamento che è stata ben accolto sia da Trump che da Putin, il quale ha dichiarato, durante un convegno con le forze armate russe a Sochi, che sarebbe pronto a coadiuvare con la Nato su temi quali la lotta al terrorismo internazionale e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, nonostante l’espansione e il rafforzamento dell’alleanza rappresenti comunque una minaccia per i russi. Le sue paure sono da una parte motivate, considerando che i paesi dell’alleanza si stanno impegnando per raggiungere il richiesto 2% del PIL per la spesa militare, con un’insistente Trump che non scorda mai di rammentare l’obiettivo agli alleati che ancora non lo osservano.

Ciò ha portato gli stati europei e il Canada a contribuire negli ultimi cinque anni alle spese dell’alleanza con 130$ miliardi, cifra che aumenterà a 400$ miliardi entro nel 2024. Queste cifre sono molto lontane da quelle di Mosca che, in relazione, ha una spesa militare ridotta (61$ miliardi nel 2018) e soprattutto in calo negli ultimi anni. Per questo motivo, una rinnovata cooperazione con la Nato potrebbe significare maggiore sicurezza per la Russia eliminando almeno in parte le tensioni con l’alleanza, anche alla luce dell’ascesa di altri attori globali come la Cina.

Il vertice ha avuto un elemento di novità da non sottovalutare: per la prima volta è stata la Cina a essere citata come fonte sia di opportunità che di sfide per la sicurezza, in qualche modo confermando la generale svolta asiatica nelle relazioni internazionali.

Questa novità potrebbe aver favorito la Russia in due modi: in primo luogo, lo spostamento dell’attenzione dell’alleanza ancor più a est potrebbe da un lato permettere al Cremlino di apprendere una maggior sicurezza in termini di difesa, in quanto non più unica fonte di preoccupazione per l’alleanza, e dall’altro di poter operare più liberamente in un contesto generale multipolare in cui la Nato appare a volte polifemica.

In secondo luogo, potrebbe permettere alla Russia di avere un potente alleato qualora la sua cooperazione con Pechino dovesse andare male. Infatti, Mosca coopera con la Cina nel settore militare, economico e di difesa nel contesto dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Sebbene al momento la relazione tra i due paesi sia calibrata grazie allo sviluppo tecnologico militare di Mosca e nonostante la spesa militare del vicino orientale superi di quasi tre volte quella russa, Putin teme di finire per trovarsi in una posizione svantaggiata rispetto a Pechino. Non ci vorrà molto prima che la Cina raggiunga e superi lo sviluppo militare russo (A. Ferrari, E. Tafuro Ambrosetti, Russia and China: Anatomy of a Partnership, 2019).

Mosca può inoltre giocare sulla tensioni tra i vertici dell’alleanza atlantica e la Turchia. D’altra parte lo prometteva già il clima creatosi prima del vertice, quando un Erdogan intollerante lamentava della mancata solidarietà dimostrata dai suoi alleati, che si rifiutano di riconoscere le milizie curde dell’Ypg come forze terroriste. Per questo, Ankara ha minacciato di bloccare i piani dell’alleanza per la difesa di Polonia e paesi baltici se gli alleati non fossero andati convegno alle sue richieste. Tuttavia, niente di tutto ciò è avvenuto; il vertice si è concluso con la promessa di continuare le operazioni Nato nei baltici ma senza alcuna dichiarazione sull’Ypg. Ciononostante, la posizione turca non è cambiata e continua tuttora la sua battaglia con gli alleati, rischiando quindi di minare il piano di difesa nei baltici.

A ogni modo, il rifiuto dei paesi Nato di riconoscere le milizie curde come terroriste consente alla Russia di mantenere lo status quo della condizione in Siria, evitando un coinvolgimento di qualsiasi tipo dei paesi Nato. Tutto ciò permette inoltre a Mosca di essere presa in considerazione da Ankara come potenziale alleato nel paese, indebolendo ulteriormente l’unità transatlantica. In ogni caso, se le richieste turche venissero incontrate, la Russia si vedrebbe di conseguenza liberata di una potenziale minaccia nei baltici.

Il 70esimo anniversario della Nato, al quale ha presenziato anche la Macedonia del Nord in attesa dell’ufficializzazione della sua adesione, ha riconfermato la divisione interna dell’alleanza, ma ha anche rivelato delle novità. Tuttavia, tali nuovi elementi potrebbero aver assecondato gli interessi della Russia piuttosto che quelli dell’alleanza stessa. Il vertice Nato può aver favorito gli scopi russi in materia di politica estera e per questo i paesi dell’alleanza dovranno muoversi più cautamente e soprattutto insieme per evitare che Mosca ne tragga ulteriori vantaggi.