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A quasi tre anni dalla sua depenalizzazione, in Russia potrebbe essere reintrodotto il reato di violenza domestica. In parlamento, infatti, è in corso una discussione su una nuova legge, intitolata “Sulle basi del sistema di prevenzione della violenza domestica nella Federazione Russa” e iniziata dal gruppo di lavoro del Consiglio per i diritti umani e lo sviluppo della società civile presso il presidente della Federazione russa. La legge potrebbe essere votata entro fine anno, ma sussiste un forte scetticismo su un’eventuale approvazione da parte del parlamento.

Nel febbraio 2017 il parlamento russo ha approvato una legge che ha depenalizzato alcune forme di violenza domestica, fenomeno frequente nel paese e di cui sono vittime soprattutto le donne. La deputata iniziatrice della legge era stata Elena Mizulina, già nota per essere l’ideatrice della legge che sanziona la cosiddetta propaganda omosessuale. Mizulina aveva dichiarato come la legge sulla violenza domestica, in vigore fino a quel momento, non dovesse contraddire il “sistema di valori su cui si basa la società russa”, e “i rapporti di autorità attorno ai quali si strutturano le relazioni familiari”.

L’approvazione di questa legge, allora, aveva fatto discutere in Russia e ben oltre i suoi confini. Di attuale, la Corte europea per i diritti umani ha ordinato alle autorità russe il rimborso nei confronti di una donna vittima di violenza. Questa sentenza, la prima nel suo genere, ha portato nuovamente l’attenzione sulla legislazione russa, che al momento non è in grado di prevenire il gravissimo e frequente fenomeno della violenza domestica.

Nell’ultimo anno, il paese è stato sconvolto da un caso di cronaca eclatante, quello delle tre sorelle Khachaturyan, che hanno ucciso il proprio padre violento e abusivo. Le tre sorelle, di 17, 18 e 19 anni all’era dei fatti, ora rischiano vent’anni di carcere per le loro azioni. In attesa del verdetto, centinaia di migliaia di persone hanno firmato una petizione chiedendo la libertà delle tre ragazze.

Lo scorso settembre, 73 organizzazioni per i diritti umani hanno fatto sentire la propria voce attraverso una petizione che sostiene l’introduzione di una legge contro la violenza domestica.

Come si legge nella lettera in suo supporto, il progetto comprende l’introduzione del concetto di “violenza domestica”, lo sviluppo di un sistema di ordini protettivi e la creazione di un sistema di assistenza alle vittime di violenza domestica, ovvero centri di assistenza e rifugi, il cui numero oggi è ben al di sotto degli standard internazionali. La lettera sottolinea anche come, a causa della mancanza di meccanismi legali chiari e trasparenti per la protezione e la prevenzione delle violenze, le vittime debbano spesso ricorrere all’autodifesa, la quale spesso può sfociare con la morte dell’aggressore, come nel sopracitato caso delle tre sorelle Khachaturyan. Altre volte, nella maggior parte dei casi, invece, sono le vittime a soccombere alle violenze degli aggressori. “E’ più semplice condannare per autodifesa che adottare una legge contro la violenza domestica?” si chiedono le promotrici e i promotori di questa legge.

La legge andrebbe a introdurre misure preventive sotto forma dei cosiddetti “ordini di protezione”, grazie ai quali il giudice può ordinare la separazione del coniuge o convivente aggressore dalla vittima e quindi il suo allontanamento dall’abitazione.

La legge renderebbe anche più semplice il processo per sporgere denuncia, in quanto permetterebbe anche a persone vicine ai diretti interessati di rivolgersi alla polizia.

Nonostante tutti gli sforzi da parte di gruppi femministi e non solo, non sono in molti ad essere ottimisti sull’eventuale approvazione di questa legge. Al contrario, sono in molti, dalla Chiesa ortodossa russa ad altri gruppi conservatori, a essere contro un simile provvedimento, oltre a considerare la legge “contraria alle tradizioni russe”.

Il tempo dirà se il detto “Se ti batte, vuol dire che ti ama“, tanto cari ai portatori dei valori tradizionali, potrà essere definitivamente bandito.