The Times Russia Siamo il più letto media di informazione con notizie dalla Russia costantemente aggiornate!The Times Russia

Un collezionista visionario nella Russia zarista

Bisognerebbe collezionare i collezionisti. Non per farne un elenco gigantesco, un leporello senza fine, ma per capire chi sono davvero. Una sorta di tassonomia dei collezionisti, come si fa per le piante e gli insetti. Un catalogo in cui scoprire luoghi, passioni, esitazioni, incontri; ma soprattutto moventi, quelle pulsioni (non importa se esplicite o meno) che portano a realizzare opere – poiché una collezione è essa stessa un’opera – estremamente differenti l’una dall’altra. Da quali forze sono mossi? Dietro (o assieme) alla “passione”, quali desideri li agitano? Acquistare prestigio presso i contemporanei, mostrare la capacità di intercettare le tendenze (una volta la si definiva buon gusto), essere attori di quel processo che chiamiamo Arte?

Perché fare un po’ d’ordine? Prima di tutto perché la lingua – e non solo l’italiano – quando si parla di collezionismo è del tutto insufficiente. Usiamo la stessa parola per definire quel nobile che nel ‘500 aveva riunito decine di statue antiche all’intimo del proprio palazzo, ma anche il signore che frequenta mercatini domenicali alla ricerca di attrezzi agricoli desueti; lo stesso termine per Peggy Guggenheim e per chi ha messo assieme decine di migliaia di tappi a corona; chi insegue le opere di una determinata corrente artistica, e chi si propone di completare tutte le serie degli ovetti Kinder. Occorrerebbe inventare termini nuovi. Il termine “antiquario”, che per secoli è servito a indicare diversi tipi di collezionisti (non solo rivolti all’antico), ha assunto da decenni un senso del tutto diverso. Balzac, che pure se ne intendeva, non si definisce collezionista, ma affetto dalla mania del bric-à-brac. 

Il collezionismo d’arte, naturalmente, è una categoria a sé, ma anche qui servirebbe (per così dire) un catalogo, perché nelle sue pagine troveremmo storie e personaggi tanto interessanti, quanto incomparabili. 

Agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, Aleksandra Demskaja, a capo del dipartimento dei manoscritti del Museo statale di Belle Arti Puškin di Mosca, aveva riunito proprio una collezione di collezionisti, specie di quelli cosidetti “capitalisti”, i cui nomi erano stati erasi durante i lunghi decenni di vita dell’Unione Sovietica. Alla fine degli anni Ottanta, due schedari in legno contenenti questi nomi vennero consegnati da Demskaja a Natalia Semënova, che decise di indagare su vicende ormai lontane, ma legate a opere d’arte ancora visibili nei musei russi. Nel frattempo Beverley Whitney Kean, una ex attrice, aveva pubblicato sullo stesso tema All the Empty Palaces (1983). Nei decenni successivi, Natalia Semënova ha continuato a studiare i collezionisti russi, e ora esce anche in Italia il saggio dedicato al più celebre tra loro: Sergej Ščukin. Un collezionista visionario nella Russia degli zar (Johan & Levi), libro scritto a quattro mani con André Delocque, nipote dello stesso Ščukin.

La storia comincia con Ivan Vasil’evič Ščukin (1817-1890), brillante imprenditore del settore tessile e bancario (ma fondatore anche di un grande birrificio). Ivan sposa Ekaterina Botkina, a sua volta appartenente a una ricca famiglia di commercianti di tè; fu il fratello Vassilij Petrovič Botkin – un intellettuale di primo piano (riceve Lev Tolstoj, e ha una corrispondenza con Marx) – a curare l’educazione della futura madre dei rampolli di Ivan, un’educazione tutta orientata in senso europeo. Sergej (1854-1936) è il quarto dei dieci figli nati da Ivan ed Ekaterina; a differenza dei fratelli, formati nelle migliori scuole all’estero, viene educato in casa, forse perché di salute poco robusta; anche per questo sceglie per sé un regime di vita speciale (è vegetariano e si dedica con regolarità a esercizi di ginnastica). Nonostante la salute precaria e una balbuzie che si trascinerà tutta la vita, è proprio lui a imporsi alla guida delle imprese familiari, allargando un impero basato sulle manifatture e sul commercio dei tessuti.