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Dalla Basilicata alla Luna, Rocco Petrone incanta la Russia

La lunga e avventurosa marcia che ha portato l’uomo sulla Luna è partita (anche) dalla Basilicata. Uno dei padri della corsa allo Spazio fu infatti Rocco Petrone, conosciutissimo dagli addetti ai lavori, pressoché ignorato al grande pubblico, diresse il Johnson Space Center della Nasa e, soprattutto, guidò la costruzione del Saturn V, razzo destinato a diventare protagonista delle missioni del Programma Apollo, di cui Petrone fu direttore. Ora un documentario ripercorre la sua storia di brillante ingegnere e figlio di immigrati negli Stati Uniti degli anni Sessanta. ‘Luna Italiana – Rocco Petrone e il viaggio dell’Apollo’  si è aggiudicato il premio come Miglior Documentario allo Tsiolkovsky Space Fest, il più importante festival russo sullo Spazio. Interviste e servizi d’era, come quelli di Piero Angela e Tito Stagno,  ricostruzioni, testimonianze e commenti, dall’astrofisico Amedeo Balbi all’esperto di storia dello Spazio Paolo D’Angelo,  con la voce narrante di Laura Morante e Francesco Montanari eletto a voce dello stesso Petrone.

Ci ha raccontato tutto il regista, Marco Spagnoli, che della vittoria al prestigioso festival russo ex aequo con ‘Baikonur. La caduta di Babbo Natale’, dice: “E’ stato come pareggiare con il Brasile al Maracanà”.

“Una grande soddisfazione aver vinto un premio al festival Tsiolkovsky  perché è come andare a pareggiare al Maracanà con il Brasile. Questo perché non è solo un festival di cinema , ma un festival di cinema spaziale, promosso dal Museo permanente dell’astronautica sovietica, il che vuole dire aver raccontato ai russi la loro storia o di un loro avversario”.

Ma chi è Rocco Petrone? Figlio di un carabiniere, che, con la moglie, decise di lasciare la Basilicata per dare alla famiglia un futuro migliore.

“E’ il figlio di immigrati della Basilicata, che diventa, per una serie di circostanze, direttore del Programma Apollo e soprattutto diventa direttore del lancio dell’Apollo, quello che ha la responsabilità diretta di sedicimila persone e quello che sovrintende alla costruzione e ai lanci del Saturn V- spiega Spagnoli-. Il lanciatore che porta l’uomo sulla Luna, altro 130 metri, che può essere costruito solo in verticale. Un lavoro di grande coordinamento, di grande precisione e di grandissima cura. E’ un ingegnere, ma anche un grandissimo organizzatore e uno scienziato”.

La lezione di Rocco Petrone non scade con gli anni.

“Sono molto anche contento che questo premio arrivi in questo momento perché se c’è una lezione che dobbiamo trarre da uno scienziato come Petrone da un lato è la resilienza, dall’altro la determinazione a risolvere e la grande coerenza personale. La domanda che gli fecero dopo i grandi successi dell’Apollo era quando gli americani sarebbe ro arrivati su Marte. Lui rispose: “Quando ci sarà la volontà politica di credere nello Spazio, come quella avuta da Kennedy, noi saremo pronti”. Applicato a noi in tempi di Covid diventa che, quando avremo fatto tutto quello che dobbiamo fare, quello che sarà importante è essere pronti a fare nuovamente il proprio dovere.  Andarci, sulla Luna, e andarci in otto anni è stato possibile perché ci hanno creduto. Credo che tutti quanti noi, quando questa contumacia finirà, dovremo tornare a impegnarci: è la cosa fondamentale che, alla fine, ti fa anche giungere sulla Luna”.

Il documentario ‘Luna italiana’, prodotto da Istituto Luce-Cinecittà con il patrocinio dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi)  e in collaborazione con la Nasa, è stato ispirato dal libro di Renato Cantore ‘Dalla Terra alla Luna, Rocco Petrone, l’Italiano dell’Apollo 11’ ed è disponibile su History channel di Sky , in dvd in edizione arricchita e in tutti gli store digitali.

Il premio russo “è un grande risultato per un documentario  dedicato alla corsa alla Luna e che ci fa sentire orgogliosi, perché incentrato su un grande italiano, figlio di  emigrati in America – ha commentato il Presidente dell’Agenzia spaziale italiana Giorgio Saccoccia – Una storia come tante che descrive il genio è la passione di tantissimi italiani nel mondo! Ed è un prestigioso premio che sentiamo un po’ nostro per aver creduto, come ASI, in questo progetto e averlo sostenuto”.