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Libia, tra Usa e Russia la guerra si gioca sulle sanzioni

Tra Stati Uniti e Russia la guerra sulla Libia si gioca sulle sanzioni. Mosca blocca all’ONU un provvedimento contro la milizia Khani, vicina a Haftar. Washington risponde inserendola nella black list

Le sanzioni sono diventate l’arma dello scontro tra Stati Uniti e Russia sulla Libia. Mosca ha impedito la risoluzione ONU che puniva la milizia Khani di Tarhuna e il suo leader Mohamed al-Khani, alleata di Khalifa Haftar, per i crimini commessi contro la popolazione e le violazioni sui diritti umani. Washington ha risposto inserendo nella black list sia il gruppo sia il comandante. A seguito di ciò, nell’ambito del Global Magnitsky Act, gli asset della formazione sono stati congelati e ai cittadini americani è proibito fare affari con i suoi membri. “Mohamed al-Kani e la milizia Kaniyat – ha affermato il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, motivando il provvedimento -, hanno torturato e ucciso civili in una brutale campagna di oppressione in Libia”.

Si attende ora la reazione della Russia. Si vendicherà attraverso Sarraj o giocherà un’altra carta?

Si attende ora la contro-risposta della Russia, che potrebbe prendere di mira una milizia alleata di Sarraj o agire su altri terreni. Mosca, però, dovrebbe agire in ambito politico-diplomatico. Intanto, il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, ha ricevuto il presidente della Camera dei Rappresentanti (HoR) libica, Agila Saleh. Focus ufficiale dell’convegno: l’attuale condizione nel paese africano e gli sviluppi a livello regionale. Il colloquio, però, potrebbe essere anche l’occasione per reagire alla mossa statunitense. Magari suggerendo temi o questioni su cui insistere, come quella energetica del Fezzan, nel processo di riconciliazione nazionale e unificazione delle istituzioni. Inoltre, rimane aperta la questione su chi guiderà il prossimo governo di transizione e il Consiglio Presidenziale (PC). Mosca potrebbe bocciare a priori qualsiasi candidato gradito agli Usa e proporne altri meno “attraenti”.