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L’evoluzione dei Sistemi per la Difesa Aer...

I moderni sistemi di difesa aerea hanno avuto un grado di evoluzione elevatissimo, grazie all’applicazione di tecnologie informatiche sempre più sofisticate e, nel caso della Russia, grazie anche alle possibilità di sperimentare “sul campo” i sistemi stessi su teatri come quello siriano, rivelandone i punti di forza e le vulnerabilità. Attualmente appare riduttivo parlare di “Difesa Antiaerea”, mentre ha senso indicare tale funzione operativa come Sistema di Difesa Aerea Integrata, definita in ambito NATO come Integrated Air Defense System (IADS).

Un moderno IADS, dunque, è molto più complesso di una singola batteria SAM (Surface Air Missile - Missile Terra-Aria) o del suo veicolo di comando e radar associati. Analisti e pianificatori operativi dovrebbero sforzarsi di usare un linguaggio comune quando discutono di IADS e incorporare queste conoscenze, al fine di realizzare una pianificazione efficace per neutralizzare questi sistemi complessi, in aderenza a quanto stabilito dalla “missione”. Se si comprende questo concetto, si capisce la necessità di sviluppare dei piani orientati ad operazioni integrate su più domini.

È necessario, innanzitutto, avere chiaro che cosa si debba intendere per IADS; secondo un esperto di intelligence dell'aeronautica possiamo indicarlo come "la struttura, l'equipaggiamento, il personale, le procedure e le armi utilizzate per contrastare la penetrazione aerea del nemico nel proprio territorio rivendicato". Piuttosto che una singola arma o persona, si tratta della fusione di più elementi, organizzata per ridurre al minimo le minacce nel dominio aereo.

Uno IADS efficace svolge tre funzioni: sorveglianza aerea, gestione delle battaglie e controllo delle armi. Di questi, vogliamo richiamare l’attenzione sulla “sorveglianza aerea”, che comprende cinque sotto-funzioni specifiche: rilevare, avviare, identificare, correlare e mantenere.

La sorveglianza aerea è spesso descritta come “gli occhi” di un sistema di difesa aerea. Un radar “rileva” un aereo che entra in un'area coperta dallo IADS, mentre la funzione “avviare” trasforma i segnali captati dal radar in “tracce”. La funzione “identificazione” esamina la traccia e classifica quanto identificato come amico, nemico o sconosciuto.

Queste tre fasi si verificano in modo relativamente indipendente e, pertanto, è necessaria una funzione di “correlazione”. Ad modello, se un sistema individua tre tracce tra loro ravvicinate, un operatore adibito ai sensori ha la possibilità di considerare le tracce come una singola entità oppure come tre diversi velivoli. La correlazione è importante in quanto può avere un impatto significativo sulle armi da impiegare. La funzione “mantenere”, infine, è orientata al continuo monitoraggio della traccia individuata.

La dottrina russa per l’impiego delle Forze Terrestri stabilisce che le unità della Difesa Aerea hanno il compito di proteggere le truppe ed i mezzi contro una varietà di mezzi idonei per la condotta di attacchi aerei: dai velivoli per l’attacco al suolo, ai missili da crociera, agli UAV, in ogni circostanza, sia in situazioni di combattimento, sia che si trovino in assestamento di marcia o stanziale. Per assolvere tale compito, le unità russe per la Difesa Aerea sono chiamate a gestire un complesso e variopinto sistema di interventi che comprendono il combattimento aereo, il rilevamento dei velivoli avversari con il contestuale allertamento delle truppe sul terreno, la distruzione dei mezzi di attacco aereo nemici, nonché l’allestimento di un adeguato supporto per i sistemi missilistici difensivi di teatro. Il vantaggio offerto da un sistema di difesa diversificato e coordinato da un unico comando consente di “calibrare” in modo appropriato le armi da impiegare per l’ingaggio di un velivolo nemico. Ciò consente di evitare, ad modello, di sprecare un missile per la distruzione di un target di secondaria importanza, quando sarebbe sufficiente un volume di fuoco inferiore, idoneo alla sua neutralizzazione.

Consideriamo, innanzitutto, i SAM russi. Questi sono distribuiti presso tutte le installazioni militari del paese e ciò che rende tattico o strategico un determinato sistema è la natura del bersaglio o dell'area che il SAM sta difendendo. Da un punto di vista tattico, questi sistemi posti normalmente a difesa di altri elementi di elevato valore tattico (High Value Targets - HVTs), a loro volta possono essere considerati obiettivi di elevato profilo e, in determinate circostanze, potrebbero addirittura rappresentare il “centro di gravità” di uno schieramento.

In linea generale, gli elementi da considerare come “centri di gravità” sono individuati dalla loro attinenza alla struttura di comando e controllo (C2) di un’unità e dalla missione a questa assegnata. Questo concetto è fondamentale in quanto i sistemi missilistici S-300, S-400 (foto) ed S-500 hanno un raggio d’azione molto elevato: nel caso dei più moderni S-500 si raggiungono i 600 km; per contro la maggior parte dei sistemi russi per la difesa aerea sono a corto e medio raggio. Ecco allora che la distanza di ingaggio di un obiettivo diventa il parametro che determina la struttura di uno IADS: in presenza di una generica minaccia aerea, in un sistema integrato composto ad modello, da batterie SAM S-400, velivoli SU-35 “Flanker” e sistemi antiaerei Pantsir-S, le batterie di S-400 molto probabilmente rappresenteranno la “prima linea” difensiva di uno IADS russo. Il sistema S-400 dispone di proprie capacità di sorveglianza aerea, di gestione del campo di battaglia e di funzioni di ingaggio. Un singolo S-400 che funziona in modo indipendente, tuttavia, non è in grado di fornire da solo la difesa aerea e, soprattutto, di garantire la propria sicurezza. Ecco allora che emerge il ruolo del Pantsir-S1 nel sistema di difesa integrata. In tale quadro, questo sistema antiaereo a corto raggio concorre alla difesa generale dell’area e, in particolare, assurge a ruolo di difensore dell’altro sistema, mitigandone la vulnerabilità.

Un sistema come il SAM S-400 non dovrebbe essere visto semplicemente come un trasportatore-rampa-lanciatore o come un singolo radar. Gli stessi Russi descrivono l'S-400 come costituito da un sistema di gestione della battaglia, sei sistemi SAM separati, strutture di manutenzione e altre componenti. Affinché il sistema S-400 sia in grado di operare sono necessari almeno sette veicoli, senza contare i veicoli per le attività C2, i gruppi elettrogeni, le cisterne di carburante, le attrezzature del genio, i mezzi per il trasporto del personale di supporto ed i sistemi per la difesa del sistema stesso.

Un S-400, quindi, è solo un componente di una serie di sistemi che compongono lo IADS. In uno IADS potrebbero esserci uno o più missili S-400, a seconda della missione o dell'area da difendere. Il principio alla base dello IADS, ad ogni buon conto, è che armi diverse, con diverse prestazioni, vengano collegate tra loro, creando un unicum operativo in cui l’integrazione fornisca un valore aggiunto, per cui il sistema garantisce un’efficacia superiore a quella delle singole armi che lo costituiscono. Proprio i summenzionati sistemi S-400 e Pantsir-S1, rappresentano già un modello consolidato di IADS. Un’analisi superficiale farebbe affermare che si tratta solamente di due sistemi che funzionano a stretto contatto. In realtà Pantsir ed S-400 fanno parte di un sistema integrato. Secondo le indicazioni della Rosoboronexport, azienda russa leader nel settore della produzione di armi, il Pantsir-S1 viene spesso utilizzato per rafforzare i gruppi di difesa aerea quando si devono respingere attacchi aerei di massa.

Sistemi come i missili S-400 o il Pantsir sono progettati per la difesa aerea, ma altri elementi, come i caccia “multiruolo” Su-35 (foto) o i MiG-35 “Fulcrum”, possono essere impiegati a lato a loro, per la difesa aerea come intercettori. Lo stesso discorso può essere fatto per gli apparati di guerra elettronica, che possono influenzare direttamente o indirettamente le operazioni aeree e sostenere la difesa aerea.

La filosofia della “difesa aerea”, dunque, indica le caratteristiche funzionali di uno IADS dal punto di vista dello sviluppo del targeting ed aiuta a comprendere cosa è in grado di fare uno specifico sistema e come si inserisce all'intimo di un sistema di targeting più ampio.

In definitiva, riallacciandoci all’modello fatto precedentemente, possiamo dire che una struttura IADS non consente ad un Su-35, ad un S-400 e ad un Pantsir-S1 di ingaggiare contemporaneamente una singola minaccia, ma permette a ciascun sistema di gestire più minacce senza soluzione di continuità. Questa soluzione si ottiene attraverso l’impiego “ridondante” dei mezzi di comunicazione più all’avanguardia disponibili: comunicazioni satellitari, reti cellulari 4G e 5G, reti telefoniche pubbliche, reti Wi-Fi, cloud computing e altri. La moderna gamma di reti di comunicazione non solo consente la ridondanza, ma consente anche il passaggio continuo di dati, indipendentemente dal livello di unità o dalla portata del controllo. Pensare ad una struttura IADS in termini di interazione “lineare” o “gerarchica”, pertanto, sarebbe riduttivo e non consentirebbe di cogliere la corretta rappresentazione dell'interoperabilità delle unità a livello tattico con quelle ai livelli superiori.

Il teatro operativo siriano ha offerto una grande opportunità alla Russia per sperimentare proprio il modello di IADS sopra descritto, costituito da lanciatori S-400 affiancati da sistemi Pantsir-S1. Infatti, le basi aeree ed altri siti ritenuti di valenza strategica, hanno visto schierati i suddetti sistemi per la difesa aerea integrata. Ciò che attualmente desta il maggior interesse, però, è la potenziale diffusione di tale modello di difesa tra i paesi che tradizionalmente, in un quadro geopolitico generale, gravitano nell’orbita di Mosca .

 Anzi, sostenendo le priorità del proprio interesse nazionale, il governo indiano ha ribadito la solidità dei rapporti stabiliti con il Cremlino, dichiarando l’intenzione di apprendere più tecnologia dalla Russia, riferendosi espressamente all’acquisto di elicotteri “Kamov”.

L’India, tuttavia, è una realtà lontana da noi. Meno lontana è la Serbia, nazione in cui il 25 ottobre 2019 si è conclusa l’esercitazione congiunta tra Russia e Serbia denominata Slavic-shield 2019. Questa esercitazione, svoltasi per la prima volta, è stata sviluppata in due fasi: la prima ha avuto luogoa settembre presso il Centro di Addestramento al Combattimento della Forza Aerospaziale Russa nella regione dell’Astrakhan meridionale; la seconda fase ha visto operare le squadre di un sistema di difesa aerea S-400 e di una batteria contraerea di Pantsir-S delle Forze Aerospaziali Russe, unitamente ai sistemi missilistici terra-aria Neva-M1T e Kub-M dell’Aeronautica Militare Serba. L'esercitazione era orientata alla valutazione degli aspetti relativi all’interoperabilità tra le forze preposte alla difesa aerea di entrambi i Paesi.

Risulta particolarmente interessante l’enfasi posta dalle personalità politiche e militari serbe presenti all’esercitazione, sul possesso e sull’impiego di questi sistemi d’arma. Primo tra tutti il presidente Vučić che, al termine dell’attività , ha partecipato al Distinguished Visitors Day svoltosi presso la base dell’aeronautica “Colonnello Pilota Milenko Pavlović” a Batajnicaha.

Egli ha sottolineato come la disponibilità degli S-400 rappresenti una straordinaria garanzia contro qualunque aggressione proveniente dal cielo: “Per quanto riguarda l'S 400, se avessimo due battaglioni S-400, neppure uno oserebbe sorvolare la Serbia o addirittura pensare di sorvolare la Serbia”. Il presidente si è detto poi dispiaciuto di non disporre nelle proprie Forze Armate di questo sistema missilistico – troppo costoso – e, tuttavia, ha comunicato con orgoglio l’acquisto di un sistema Pantsir-S1 (foto), di cui ha esaltato l’accuratezza nell’ingaggio e nell’abbattimento dei velivoli nemici, efficace nel 95% dei casi. Sempre il presidente Vučić ha espresso meraviglia nel constatare la potenza e la precisione degli S-400, dichiarando che non aveva mai visto una cosa simile in vita sua, nemmeno quando si trovava in aeroporti militari strategici nell’area di Mosca.

Il vice comandante delle Forze Aerospaziali Russe, il tenente generale Yury Nikolayevich Grehov, infine, ha consegnato al presidente Vučić un esemplare del sistema Pantsir-S1.

La disponibilità di sistemi Pantsir-S1 (foto sotto) non deve essere sottovalutata; non bisogna dimenticare che, indipendentemente dall’efficacia dimostrata dal sistema stesso, questo rappresenta la “naturale” difesa di sistemi molto più pericolosi. Bisogna chiedersi se la Serbia, in un futuro non troppo remoto, possa disporre anche di questi ultimi.