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Adesso sappiamo perché lo scorso dicembre i cinque esperti inviati dall’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) a ispezionare il famigerato laboratorio di stato di Mosca vennero bloccati all’ingresso e rispediti a casa. Non perché le loro attrezzature non fossero conformi alla legge sovietica, ma perché entrando avrebbero trovato decine di informatici intenti a pasticciare per l’ennesima volta con file e provette che raccontano 10 anni di doping selvaggio. Un complotto da peracottari che costerà carissimo ai russi. Alla Wada che lunedì notte ha anticipato il sommario del rapporto della sua commissione di ricerca (che chiede di cancellare atleti e dirigenti per 4 anni), ha fatto seguito ieri mattina un duro comunicato del Cio, di solito prudentissimo, pronto «a comminare le più severe sanzioni» ai responsabili delle frodi. Questo mentre i pezzi dell’ex impero sportivo crollano di ora in ora. Cronache di ieri: 18 mesi di squalifica all’oro olimpico 2012 del tuffi Zakarov (tre mancati controlli) e medaglie olimpiche requisite alla velocista Gushchina e alla lunghista Nazarova, nelle cui urine (ritestate) è stato trovato uno steroide.

La commissione Wada ha scoperto che dal database Excel del laboratorio sono stati eliminati elementi chiave per collegare le manipolazioni tra loro e — cosa che avrebbe fatto infuriare il Cio — inseriti falsi «messaggi» di servizio tra i pentiti che hanno permesso alla Wada di scoprire l’inganno, primo fra tutti il direttore Rodcenkov, rifugiato negli Usa dopo aver ricevuto minacce di morte. Lo scopo? Incolparli di aver ricattato gli atleti in cambio di denaro e — cosa che dalle parti di Mosca funziona sempre — complottato a favore dell’odiato nemico americano.

essere l’ultima prova di appello per lo sport ex sovietico. Il prossimo 9 dicembre la Wada chiederà al Cio un bando totale di quattro anni per la Russia e i russi che fino al 2024 dovranno accontentarsi di partecipare a gare nazionali. Divieto di espatrio sportivo per i dirigenti, di uso della bandiera, di partecipazione ai consessi olimpici e federali e ai concorsi per organizzare prove anche al di fuori del periodo di bando, come nel caso dei Giochi Invernali 2032. Il tempestivo supporto alla Wada del Cio fa capire che la condizione è serissima. Da Losanna, gli olimpici hanno solo aggiunto che la pena — che pure sarà «la più dura possibile» — non dovrà valicare le «regole di giustizia e del rispetto dei diritti umani» aggiungendo che resta aperta una finestra per «gli atleti che dimostreranno estraneità al complotto». Questo il vero fronte bollente dei prossimi mesi. A Rio 2016 (dove il bando era limitato all’atletica) gareggiarono i pochi che poterono dimostrare di aver vissuto fuori dalla Russia ed essere stati controllati da enti terzi. Le regole per Tokyo 2020 sono da scrivere. È certo che Madre Russia (426 medaglie nelle ultime sei edizioni) i Giochi li ha già persi.