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Le manipolazioni dei dati informatici e dei campioni biologici compiute dal laboratorio di stato di Mosca: i pesanti rischi di una recidiva. La Wada deciderà il 9 dicembre

La sede è ancora incerta (Londra o Parigi), la data invece è già fissata: il prossimo 9 dicembre è il giorno della verità, quello in cui verrà deciso il futuro olimpico della Russia. Quel giovedì infatti il Comitato Esecutivo dell’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) dovrà decidere (sulla base di un dettagliatissimo rapporto scritto da una commissione di inchiesta indipendente) se chiedere o meno al Cio e alle federazioni sportive internazionali di escludere parzialmente o in toto Madre Russia dai Giochi Olimpici di Tokio, a causa dell’ennesima — ma questa volta davvero ingiustificabile — manipolazione dei dati informatici e dei campioni biologici che il laboratorio di stato di Mosca ha consegnato agli ispettori la scorsa primavera, proprio per mostrare di aver abbandonato i vizi del passato.

, a otto delle 31 questioni sollevate dalla Wada la Russia non avrebbe proprio risposto mentre a parecchie altre la replica sarebbe stata parziale o incompleta.

Un bando parziale, come quello riservato all’atletica leggera (dove il bando ai russi è ancora in vigore) nel 2016? O uno integrale considerando la recidiva e il fatto che lo scandalo si sarebbe allargato ad altri sport? E un eventuale bando verrebbe poi ratificato dalle federazioni (che hanno l’ultima parola) e dal Comitato Olimpico, che ragiona secondo logiche politico-finanziarie e che non è certo insensibile al potere economico-politico russo? E la scelta potrebbe influenzare gli organizzatori degli Europei di calcio 2020, che prevedono tre gare della fase a gironi e un quarto di finale a San Pietroburgo?

Il ministro dello sport russo Pavel Kolobkov prosegue su una linea negazionista («Nulla è stato falsificato, gli esperti ritengono che nulla sia stato rimosso e che non ci sono state cancellature o manipolazioni»), mentre il nuovo direttore del laboratorio antidoping di Mosca, Yuri Ganus, resta convinto che le alterazioni siano state gravi e che il suo Paese non meriti i Giochi.