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Zaia si rafforza da leader nazionaleLui frena: «Non mi muovo da qui»

L’ottocentesima partita della Nazionale è la prima in Albania e l’ultima prima dei temutissimi playoff. Contro Panucci non sarà una sfida banale. In palio stasera, dentro uno stadio nuovo ma alla periferia dell’impero, più vicino al Montenegro che alla capitale Tirana, ci sono l’onore e il ranking.

, dare una risposta convincente dopo la figuraccia Mondiale con la Macedonia e allentare la pressione su Ventura, l’uomo al centro del mirino. Anche Buffon cerca risposte dopo il faccia a faccia con i compagni: «Abbiamo parlato tra di noi per fare qualche cosa di positivo che riporti la Nazionale sulla strada maestra. Non c’è nessuna fronda contro l’allenatore. Ci siamo riuniti con il suo consenso e gli offriamo il nostro sostegno in campo e fuori».

con la Macedonia, forse rassicurato dopo il colloquio con il presidente Tavecchio che ha viaggiato con la squadra: «Il c.t. non è mai stato in discussione. L’ho trovato bene, abbiamo preso un caffè e parlato. Quello che sta vivendo non è un problema da niente, ma ha il nostro appoggio morale e materiale e la solidarietà della Federazione. I senatori, in questo momento, sono stati importanti, però lo sono sempre. Il playoff non mi preoccupa, siamo speranzosi e vogliamo andare al Mondiale», dice invitando all’unità «perché quando suona la campana (cioè l’Inno ndr) dobbiamo essere pronti per l’Italia».

. Qui aspettano questo incrocio dal giorno del sorteggio e poco male se la squadra di Panucci è fuori dai giochi: vincere contro gli azzurri sarebbe una specie di riscatto sociale e c’è da giurarci che stasera ci sarà un tifo d’inferno. L’Italia dovrà cambiare registro. La squadra molle e intimorita che si è fatta raggiungere nel secondo tempo dalla Macedonia, numero 103 del mondo, non avrebbe scampo. «Dovremo cominciare a avere delle risposte», dice Buffon. Dai giovani e dai vecchi «mi aspetto compattezza, identità spiccata, anima. Al playoff deve andare una squadra con la S maiuscola», racconta ancora il portiere, il leader dell’unità di crisi.

«quelli che devono spiegare ai giovani cosa significa indossare la maglia azzurra». Per il c.t. non sono giorni facili. Ha perso l’Italia e di conseguenza scatenato la rabbia dei social, non solo gente comune, ma anche esperti e ex giocatori. Una specie di tiro al piccione. «Sono sereno perché vedo come si sta impegnando il gruppo. Certo, per vincere in Albania dobbiamo crescere rispetto al secondo tempo con la Macedonia. Ma io non mi lamento. Mi serve solo del tempo. Il lavoro che stiamo facendo con i ragazzi non è sprecato e un domani sarà utile. Quello che paghiamo oggi lo riscuoteremo in futuro...», dice rilanciando la sua sfida.

. Vincere in Albania, una specie di prova generale in vista degli spareggi novembrini, potrebbe servire a imboccare la strada giusta e a rendere meno agitato questo mese di passione.