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Prodi e Veltroni in campo se il Partito democratico deraglia

. Invece un piccolo contingente di Russia ai Giochi (già minacciati dai dispetti tra Kim Jong-un e Donald Trump) potrebbe esserci, però alle condizioni del Comitato olimpico internazionale (Cio): atleti senza bandiera e senza inno nazionale (in caso di medaglia suonerà quello del Cio), con divise neutre che riportino la sigla OAR (Olympic athlete from Russia) sul petto, preventivamente sottoposti ai raggi X di un antidoping terzo — quindi puliti al di sopra di ogni ragionevole sospetto — poiché il laboratorio di Mosca, rivelatosi il regno degli insabbiamenti ai Giochi casalinghi di Sochi 2014 (25 squalifiche postume e 11 medaglie tolte su 33 conquistate), non è ancora stato riammesso alla piena operatività dall’Agenzia antidoping mondiale (Wada). Il Cio non s’inventa nulla: è lo stesso modus operandi adottato dalla Federatletica internazionale (Iaaf) al Mondiale dello scorso agosto.

dell’Olimpiade di Sochi, ex ministro dello Sport, oggi numero uno del comitato organizzatore di Russia 2018, il Mondiale di calcio (senza l’Italia) su cui la soluzione di ieri del Cio getta un’ombra sinistra. Da oggi Putin ha un problema: come salvare il Mondiale senza sacrificare Mutko, o viceversa.

: «Dovremmo boicottare i Giochi olimpici invernali: partecipare senza poter concorrere con la propria bandiera significa essere umiliati». È difficile credere, però, che Putin (oggi l’attesissima conferenza stampa del presidentissimo) sia stato colto di sorpresa dalla mossa dell’amico Bach, molto più conciliante sull’ipotesi del boicottaggio: «Non ne vedo il motivo. Ammetteremo e proteggeremo i loro atleti puliti».

(ieri a Losanna insieme a Evgenia Medvedeva, la stella del pattinaggio cui Carolina Kostner dovrebbe contendere l’oro di Pyeongchang), il totem russo voluto proprio da Putin per ridare credibilità a uno sport terremotato. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali, lo Zar sa perfettamente che arrivarci con un bottino di medaglie fresche sarebbe lo spot ideale. Certo firmate OAR (al Mondiale di atletica erano ANA, authorised neutral athletes). Ma nella sigla la parola Russia c’è. Un dettaglio non da poco.