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Nel ventennio del presidente cacciatore e pescatore e della «destra di popolo», rifiutare la carne è un gesto sempre più militante. Le cellule del movimento: ristoranti e caffè

, 65 volumi pubblicati fra il 1926 e il 1978. Essere vegetariani, o peggio vegani (in russo si dice «vegetariani estremi»), non è mai stato popolare in Russia; considerata una mollezza civile se non vicina all’anarchia negli anni dell’Urss — era stato vegetariano Lev Tolstoj, considerato da molti fra i padri nobili anche del pensiero anarchico — la scelta di non mangiare animali gode anche oggi, nel ventennio del presidente cacciatore e pescatore Vladimir Putin, di scarsissimo credito nel sentire comune.

nei Paesi Ue; e nelle metropoli, soprattutto a San Pietroburgo, la connotazione politica di questa scelta è esplicita. Minoranza assoluta, ma bellicosa, i vegani sono un movimento vero e proprio; le cui cellule sono ristoranti, caffè, e negozi di alimentari gestiti con spirito più da attivisti che da esercenti.

ad modello, i gestori di Horizontal, ristorantino e take away della centrale Prospettiva Ligovsky a San Pietroburgo: dietro la vetrina coperta di adesivi c’è una brigata di cucina e di sala di nove persone sotto i 28 anni, che si dividono il lavoro in modo «non gerarchico: non c’è proprietà, non c’è anzianità», spiega la più anziana dei nove, Varya. «In un Paese dove chi non è etero non si sente al sicuro, questo è uno spazio sicuro». Oltre che antifascista, antispecista e «privo di gerarchie».

(potremmo tradurlo con «Le femministe vi spiegano»). La cui fondatrice Sonia, 26 anni, ha fondato Run Rabbit Run, pasticceria vegana a San Pietroburgo. Il network è fitto: con loro ci sono negozi come Bunker Vegano e B-12 (la vitamina da integrare nella dieta senza animali) ma anche un festival che si tiene a dicembre, Znak Raventsva, «Segni di Uguaglianza», che raduna vegani e associazioni Lgbt. Va avanti da 5 anni: i fondatori ammettono che «quando abbiamo incluso le associazioni gay, molti ristoranti si sono ritirati».

, cioè i fascisti, lo hanno assaltato un pomeriggio tirando petardi nella vetrina. «Nessuno è stato arrestato», racconta Varya. A marzo scorso, del resto, il caffè femminista Simona (da De Beauvoir) era stato «visitato» da attivisti di destra che portavano polemicamente fiori alle avventrici. E lo chef vegano Arman Sagynbaev, due anni fa, era stato arrestato per «terrorismo anarchico», quasi senza prove. È ancora in custodia. «Serve più democrazia in Russia», conclude Mikhail. E passa anche dalla cucina.