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Sfocia in una vera e propria crisi diplomatica tra Berlino e Mosca, il caso del georgiano assassinato in agosto nella capitale tedesca da un killer venuto dalla Russia. Il governo federale ha bandito due addetti dell’ambasciata russa in Germania, che secondo fonti diplomatiche lavorano sotto copertura per il Gru, i servizi militari del Cremlino. La soluzione, comunicata ieri mattina dal ministero degli Esteri all’ambasciatore Sergeij Netchaev, è stata presa dopo che la Procura di Karlsruhe ha avocato a sé l’inchiesta sull’omicidio, del quale ora il governo russo è ufficialmente indiziato come mandante. Secondo il Procuratore federale, sono emersi infatti «elementi sufficienti» per sospettare che dietro il crimine ci siano «entità statali» della Russia o della Repubblica di Cecenia, che è parte della Federazione russa.

: per la prima volta la più alta autorità della giustizia inquirente tedesca sospetta la Russia di terrorismo di Stato sul territorio della Repubblica federale. Che sia una questione delicata lo conferma la dichiarazione di Angela Merkel: «Purtroppo non abbiamo ricevuto da Mosca alcun aiuto attivo nel chiarimento di questo caso», dice la cancelliera in margine al summit della Nato a Londra. Merkel cerca però di circoscrivere il problema, precisando che «non avrà conseguenze» sul vertice di lunedì prossimo a Parigi con Emmanuel Macron, Vladimir Putin e il leader di Kiev Volodymyr Zelenski, che sarà dedicato all’Ucraina. Reagisce piccato il ministero degli Esteri russo, che definisce «ostile e immotivata» l’espulsione e annuncia «misure di rappresaglia». «La nostra risposta — dice il ministro Sergeij Lavrov — non si farà attendere a lungo». Zelimkhan Khangoshvili, 40 anni, georgiano di origine cecena, è stato ucciso in pieno giorno in un parco berlinese da un killer arrivato in bici, che da dietro gli ha sparato due colpi in testa. Khangoshvili aveva combattuto nella seconda guerra in Cecenia contro i russi all’inizio del Duemila. In seguito aveva collaborato con i servizi segreti di Georgia e Ucraina, prima di scappare nel 2016 in Germania, dove aveva chiesto asilo. Per le autorità russe era un «terrorista», imputato di essere anche membro dell’organizzazione islamista «Emirati caucasici». Anche i tedeschi lo avevano classificato come «pericoloso», anche se non si segnalano sue attività sospette in Germania.

. Non si trattava infatti di Vadim Sokolov, il nome che aveva sul visto d’affari per l’area Schengen, ma di Vadim Krasikov, come hanno stabilito con una probabilità dell’80% i servizi tedeschi grazie al riconoscimento facciale. Nel 2013 Krasikov era stato oggetto di un mandato di cattura internazionale, poi ritirato dalle autorità russe, perché sospettato dell’omicidio di un imprenditore.

, prima di approdare a Berlino via Varsavia. Sokolov-Krasikov si spacciava come manager di una misteriosa ditta di San Pietroburgo, che secondo la Procura di Karlsruhe è solo una finzione e comunque dai numeri di fax appare collegata al ministero della Difesa russo.