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«Ballets Russes. I classici della modernità» è il titolo della mostra, fino al 30 novembre al castello Carlo V, a cura dell'étoile e collezionista Toni Candeloro

«Entrare nel personaggio, viverlo, indossarlo: per poi potersi immedesimare in una storia immaginata più di un secolo fa. È il bello del teatro. Ma soprattutto della danza, l’arte più completa che esista». Parola di un ballerino che avrebbe voluto fare il pittore, scoprendosi anche collezionista. «Una malattia, credetemi: il collezionismo è come una malattia. Ti alzi al mattino e immagini di possedere ciò che magari non possiederai mai», spiega Toni Candeloro, ballerino, artista, regista, collezionista - nato 55 anni fa nel Salento, ad Oria, terra federiciana - e con la valigia sempre pronta per Parigi, dove ha vissuto per diversi anni, Venezia, la sua seconda casa, e con una fissa vera e propria per la «grazia innaturale di Nižinskij». Meglio se in compagnia di Sergej Djaghilev.