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Russia, torna lo scandalo doping, Olimpiadi ed Europei a azzardo

Nuovo scandalo doping per la Russia. La storia si ripete dopo 4 anni e la Federazione rischia l'esclusione da Olimpiadi ed Europei

Quattro anni dopo la storia si ripete: Russia fuori dalle Olimpiadi, anche quelle estive di Tokyo 2020, e ripercussioni per gli Europei di calcio. Tutta colpa di quel doping di Stato per il quale è accusata la Madre Russia. Troppi casi in atletica leggera e macchinazione di un sistema oleato negli altri sport che hanno avuto l’apice con i Giochi invernali di Sochi 2014. Vittorie cancellate e medaglie restituite perché considerate “non pulite”, sporcate dall’eritropoietina e dagli steroidi. Commissioni d’inchiesta e rapporti hanno accertato un sistema ramificato che ha coinvolto più di mille atleti di vari sport con la complicità del ministero dello Sport di Mosca, dell’agenzia antidoping russa (Rusada) e di singole federazioni. Sono state accertate manipolazioni e sparizioni di provette di sangue e urina.

Di tanto in tanto l’ex Iaaf, oggi World Athletics, sforna una lista di atleti – ormai sono oltre un centinaio – in regola col passaporto biologico. Quasi tutto partì con la denuncia della mezzofondista Julia Stepanova nel 2014 in un documentario alla televisione tedesca Ard. L’inchiesta negli anni si allargò e toccò, oltre ai Giochi di Rio de Janeiro del 2016, anche quelli invernali di PyeongChang 2018. In Corea del Sud gli atleti russi conquistarono le 17 medaglie – compreso il tanto ambito oro dell’hockey – sotto l’acronimo ‘OAR’ (Olympic Athlete from Russia), la bandiera dei cinque cerchi olimpici e l’inno olimpico. Cancellato il solenne inno russo.

Domani a Montecarlo in occasione del 220esimo consiglio dell’atletica mondiale il tema sospensione della Russia dovrebbe ritornare sul tavolo. Lo scorso settembre alla vigilia dei Mondiali di atletica in Qatar la task force indipendente in seno all’ex Iaaf guidata da Rune Andersen aveva accertato ancora alcune discrepanze “tali da non soddisfare le condizioni di ripristino della federazione russa”. La prossima scadenza sarà il 9 dicembre quando si riunirà l’Esecutivo della Wada per discutere la relazione del Comitato indipendente di revisione della conformità (CRC). Un gruppo di lavoro che ha indagato su una serie di incongruenze rilevate in alcuni dati recuperati nel gennaio 2019 dall’agenzia mondiale antidoping nel laboratorio moscovita dell’agenzia antidoping russa (Rusada). La risposta da Mosca non si è fatta attendere: il ministro dello sport, Pavel Kolobkov, ha affermato che “nulla è stato falsificato, che gli esperti ritengono che nulla sia stato rimosso e che non ci sono state cancellature o manipolazioni”. Se l’Esecutivo della Wada non farà obiezioni sul rapporto, la Russia rischia di essere esclusa dalle partecipazioni di principali eventi sportivi internazionali e vedersi cancellare le assegnazioni di manifestazioni, inclusa Euro 2020 che vede già inserita la città di San Pietroburgo.