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Tutte le forme del sostegno della Russia all’estrema destra in Europa

a strategia di information warfare della Russia consta di una serie di strumenti parte di un approccio integrato che vanno dalla disinformazione all’ingerenza nella politica di altri Paesi (al fine di condizionarne le policy), dall’indebolimento della fiducia popolare e nelle istituzioni democratiche (soprattutto euro-atlantiche) fino a campagne coordinate per influenzare uno o più aspetti specifici delle politiche dell’Unione europea e della Nato.

La narrativa della disinformazione contro le istituzioni euro-atlantiche si sviluppa a partire da due presupposti principali: “l’Ue è la patria dell’avidità, delle false credenze, del degrado morale e della russofobia“, mentre “la Russia è l’unico custode dei valori conservatori europei”; e “la Nato è una finzione, uno strumento di espansione militare verso l’Est e l’incarnazione vivente di un cinico tradimento delle promesse fatte all’Unione sovietica”. Per diffondere questa narrazione, il Cremlino ha iniziato ad avere come interfaccia quei partiti europei che cercano di compromettere la coesione politica all’intimo dell’Ue e dell’Alleanza atlantica, spezzando i legami di queste organizzazioni con i Paesi limitrofi e infiammando i sentimenti antioccidentali.

Così facendo, l’establishment politico russo ha costruito i suoi legami con la Lega in Italia, il Front National in Francia, Jobbik in Ungheria, il Partito della Libertà (Fpö) in Austria, Alba Dorata in Grecia e altri partiti o movimenti di estrema destra in Europa. Ma, come detto, non si tratta solo di assistere finanziariamente le forze politiche di destra in tutta Europa, ma anche, più in generale, di interferire negli affari politici interni dei Paesi occidentali, come nel caso del referendum sulla Brexit in Gran Bretagna dell’accordo di Prespa tra Atene e Skopje.

Il caso Lega/Savoini in Italia
In riferimento all’Italia, attualmente la procura di Milano sta indagando su uno schema illecito tra la Russia e la Lega dell’ex vicepremier Matteo Salvini per ottenere finanziamenti in vista della campagna elettorale per le europee del maggio 2019. Il finanziamento doveva essere fornito attraverso operazioni di esportazione di petrolio russo artificialmente sottocosto, lasciando spazio per un’allocazione di “valore aggiunto” ad un falso intermediario, che poi doveva essere segretamente convogliato alla Lega. Secondo i media italiani e BuzzFeed – che per prima ha rivelato la rete di contatto – questo schema è stato discusso tra un rappresentante della Lega (Gianluca Savoini)  personalità russe strettamente legate al Cremlino durante un convegno a Mosca, all’Hotel Metropol. Nella registrazione audio ottenuta da BuzzFeed, si può sentire Savoini assicurare sostegno politico alla Russia per “interessi comuni” tra il Cremlino e i partiti di estrema destra europei.

Non sappiamo come si evolverà l’indagine su Savoini e la Lega. Ma l’affinità ideologica tra il Cremlino e il Carroccio è evidente. Mosca ha a lungo incoraggiato sentimenti nazionalisti e anti-Ue in Europa per erodere la fiducia e la cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione. Questa politica è stata condivisa da Matteo Salvini, che ha continuato a promuovere una narrazione basata su una presunta necessità di “riprendere” il controllo da Bruxelles, enfatizzando le virtù della sovranità nazionale su quelle del multilateralismo e dell’integrazione europea.

Dietro l’Ibiza Gate in Austria
Un altro caso di rilievo è quello dell’Austria, dove alcuni mesi fa, appena una settimana prima delle elezioni europee, il governo è caduto sotto i colpi di uno scandalo russo, il cosiddetto Ibiza Gate. Il cancelliere Sebastian Kurz ha chiesto nuove elezioni a seguito della pubblicazione di un video che mostra Heinz-Christian Strache, allora suo vice e leader dell’Fpö, tentare di scambiare appalti pubblici con donazioni di un oligarca russo. Proprio in questi giorni Strache ha annunciato la volontà di lasciare la politica, dopo un crollo di circa 10 punti percentuali nelle elezioni anticipate del 29 settembre.

L’intesa di Strache con il Cremlino risale al 2016, anno in cui Russia Unita, il partito di Putin, e l’Fpö conclusero un accordo di collaborazione. Il testo è stato firmato da Strache e Sergey Zheleznyak, segretario generale aggiunto di Russia Unita, il quale figura nell’elenco delle persone colpite dalle sanzioni europee per l’annessione russa della Crimea. A suo parere, Strache è stato tra quelli che hanno sostenuto il referendum in Crimea e non hanno avuto paura di coadiuvare con la Russia ed essere critici nei confronti delle politiche dell’Unione.

In realtà, prima di questo scandalo, e precisamente nel 2017, i russi stavano già interferendo negli affari austriaci con l’obiettivo politico di indebolire il partito di Kurz in vista delle elezioni presidenziali. La campagna ha coinvolto i siti Facebook e YourNewsWire.com che hanno postato foto e video che accusavano il leader dei popolari di sostenere l’immigrazione dai Paesi islamici.

L’ingerenza nell’accordo fra Grecia e Macedonia del Nord
L’11 luglio 2018, la Nato ha invitato la Macedonia del Nord ad avviare i colloqui di adesione per diventare il trentesimo membro dell’Alleanza. Un mese prima, e cioè il 12 giugno 2018, la Grecia e l’allora ex Repubblica jugoslava di Macedonia avevano siglato l’accordo di Prespa, risolvendo una disputa trentennale sul nome di quest’ultima e aprendo la strada all’adesione della Macedonia del Nord sia alla Nato sia all’Ue. Questa è stata una vittoria chiave sia per Skopje sia per l’Occidente, ma in Russia è stata percepita piuttosto come una sconfitta. Nel corso dei negoziati, Mosca ha infatti tentato di influenzare l’esito del referendum e impedire alla Macedonia di allinearsi ulteriormente con l’Occidente.

Nel Paese balcanico, alcuni funzionari hanno imputato gruppi online sostenuti dalla Russia di diffondere fake news e post su Facebook per aumentare le divisioni sociali, ridurre la partecipazione e amplificare la rabbia pubblica. Nel periodo precedente la firma dell’accordo di Prespa e il referendum sul nome, centinaia di nuovi siti web hanno fatto appello al boicottaggio della consultazione e decine di post su Facebook hanno esortato gli elettori a bruciare le schede elettorali. Allo stesso tempo, la Russia ha sostenuto le attività di destra e le cosiddette associazioni patriottiche come la Fratellanza Cristiana, il Moto Club Night Wolves e il partito politico filorusso United Macedonia.

Secondo le autorità greche, la Russia avrebbe usato i tentativi di Atene di risolvere la questione del nome per frammentare il governo di coalizione di Syriza guidato da Alexis Tsipras e sostenere finanziariamente i partiti dell’estrema destra come Alba Dorata. Mosca avrebbe poi usato la Chiesa greco-ortodossa per amplificare l’opera di creazione del dissenso in Grecia sulla questione del nome. Particolarmente problematico è stato inoltre il denaro russo ai monaci della penisola del Monte Athos volto ad assicurare la loro fedeltà alla causa russa. In seguito a questo episodio, Atene ha interdetto l’accesso a quattro diplomatici russi dopo averli accusati di fomentare la propaganda dell’opposizione.

Obiettivo creare sfiducia nelle istituzioni
Questi sono solo alcuni esempi dell’ingerenza russa negli affari europei. Molto di più può essere detto a proposito dell’attivismo del Cremlino per la promozione di campagne di disinformazione su questioni come il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Ue, il voto di indipendenza della Catalogna o le elezioni federali tedesche del 2017.

Nel corso degli anni, il sostegno della Russia a partiti, gruppi e associazioni di estrema destra è stato funzionale al rafforzamento della posizione degli euroscettici in tutta Europa al fine di indebolire le istituzioni euro-atlantiche e allargare le divisioni politiche all’intimo di queste organizzazioni; ma anche al cambio di passo dell’approccio dell’Unione europea verso il regime di Putin, nella speranza di contribuire al graduale ritorno di Bruxelles al business-as-usual con Mosca. L’obiettivo generale, però, resta quello di fomentare la sfiducia e compromettere la fede nelle istituzioni democratiche e nella democrazia stessa.

Traduzione dall’originale in inglese a cura di Flavia Fusco, stagista del programma Mediterraneo e Medio Oriente dello IAI.