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La cultura diventa un fronte “strategico” per la Russia

La cultura diventa un fronte “strategico” per la Russia

San Pietroburgo (Russia), 16 nov. (askanews) – Il periodo politico è tutt’altro che semplice sullo scacchiere generale e così la Russia si rilancia come impresa culturale e piattaforma di dialogo per le varie Muse: dall’arte alla letteratura, sino al cinema. Seguendo una direzione disegnata direttamente dal Cremlino.

La cultura è infatti lo spazio libero e intoccabile, lungo il quale intrecciare relazioni. E non a caso gli eventi culturali, in passato secondari, stanno diventando preponderanti. Un modello ne è il VII Forum internazionale della Cultura di San Pietroburgo, che “quest’anno riunisce 35.000 persone, di cui 13.000 professionisti e manager delle migliori istituzioni culturali di tutto il mondo” come ha detto la vicepremier russa Olga Golodets, introducendo l’evento, temporaneamente orfano di Vladimir Putin, ancora impegnato in un viaggio in Asia. Ma già sulla via del ritorno nella sua città natale.

Il titolo della pleanaria del Forum era fin troppo evocativo: “La cultura come potenziale strategico del Paese”. Alla discussione hanno preso parte il direttore del museo Ermitage Mikhail Piotrovsky e Fahd bin Mohammed Al-Attiyah, l’ambasciatore del Qatar presso la Federazione russa (tanto rispettoso della cultura locale da usare il patronimico alla russa). Quest’anno, oltre al Qatar è l’Italia il Paese ospite, con una delegazione guidata dal nostro ministro Alberto Bonisoli, ma la rappresentanza internazionale non si ferma ed è molto vasta e interessante.

E già Golodets aveva introdotto l’argomento, con numeri impressionanti: “Il presidente della Federazione russa ci ha incaricato di sviluppare la cultura come una delle priorità nazionali, e questo nel solco delle nostre tradizioni. Allo stesso tempo, la nostra cultura è incentrata sul futuro. Nell’ultimo anno abbiamo avuto 125 milioni di visitatori dei nostri musei e mostre, 40 milioni di persone sono andate a vedere i nostri spettacoli teatrali; 56 milioni di persone sono andate a vedere film prodotti in Russia. Questo è un ottimo indicatore per noi; mostra che diverse classi della società sono impegnate in attività culturali”.

Tra gli ospiti della plenaria c’era anche Marco Muller, nome molto noto in Italia, già direttore storico della Mostra del Cinema di Venezia, vestito di nero come da tradizione e nella veste pietroburghese di vincente del premio speciale Kinotavr Festival per la promozione del cinema russo. In effetti Muller ha il grande merito di aver portato alla ribalta mondiale nomi di grande talento del panorama russo, nonchè di aver prodotto il capolavoro “Moloch” di Aleksandr Sokurov.

“Nel nostro Paese molte persone amano ripetere il detto di Alessandro III: la Russia non ha alleati se non il suo esercito e la sua marina” ha ricordato Piotrovsky, nel suo intervento particolarmente suggestivo ed esplicativo. “Questo non è vero; la Russia non ha alleati, se non la sua cultura, perché gli eserciti muoiono, le flotte si affondano, ma la cultura rimane, qualunque cosa accada. E in questo risiede la dignità di tutte le culture, russe o meno: il ricordo che vive attraverso le generazioni. L’idea nazionale di qualsiasi cultura deve essere degna della cultura che i loro antenati hanno creato e trasferirla ai loro discendenti. Penso che questo sia ciò che costituisce il principale messaggio di cultura per la sopravvivenza della nazione e dell’umanità”.