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Il viaggio e la memoria. Sergio Tosoni a Roma

I 100 anni dalla Rivoluzione russa del 1917 celebrati da un museo di Mosca. Opere di artisti straordinari, che il pubblico ha reinterpretato con degli scatti ironici: un social contest, per promuovere una mostra importante.

Per alcuni solo dei mezzucci tristi, per altri un’opportunità. Chi storce il naso e chi si fa bastare la leggerezza, unita a una certa utilità. Le strategie di comunicazione a misura di social network, spesso ludiche, ironiche, intimamente pop, dividono. Come quando, nei giorni della febbre per i Pokémon Go, diversi musei internazionali decisero di cavalcare l’onda, con eventi a tema, video virali o semplicemente sfruttando la presenza dei mostriciattoli virtuali nei loro spazi, per invitare i giocatori a entrare e proseguire la caccia. Un modo simpatico di stare sul pezzo, superando la demonizzazione bacchettona dei videogame e provando a intercettare i più giovani. O ancora, come quando la Galleria Nazionale d’Arte Moderna lanciò il concorso di bellezza dell’artista Paco Cao, per eleggere il Mister e la Miss 2017 del museo: si votavano i ritratti maschili e femminili dipinti dai maestri presenti in collezione. La direttrice, Cristiana Collu, presentò l’iniziativa in tv, ospite del programma di Maria De Filippi Tu si que vales. Polemiche a gogo, per un’iniziativa nata con tutte le buone intenzioni (implicare la gente, scendere dal piedistallo istituzionale), ma effettivamente deboluccia: il complesso concetto di bellezza nell’arte finiva per evocare il mesto convenzionalismo dei vari concorsi per machi e veline.

IL CONTEST DELLA TRETYAKOV GALLERY

Riuscite o meno che siano, simili operazioni raccontano comunque una nuova maniera di fare marketing culturale, in accordo con i trend e le piattaforme attuali: la ricerca del pubblico, oggi, passa necessariamente anche da qui. Fuor di purismi e snobismi.
Un modello di successo arriva da Mosca, dove la Tretyakov Gallery – il principale museo dedicato all’arte nazionale russa – ha lanciato un contest sui capolavori prodotti durante la Rivoluzione del 1917. L’occasione è la mostra “Someone 1917”, in corso fino al prossimo 14 gennaio: attraverso opere di maestri come Chagall, Kandinsky, Rodchenko, Malevich, Serebriakova, Filonov, si prova a esaminare un vasto milieu storico, politico, culturale, partendo proprio dalle visioni degli artisti e dal loro rapporto con lo spirito del tempo.
Ed ecco, tra le attività didattiche e le campagne pubblicitarie, anche un’iniziativa pop, destinata ai visitatori. Una gara promossa dalla Tretjakov per reinterpretare “live” alcuni dei capolavori in mostra. Sui social sono così fioccate buffe (e in qualche caso perfette) parodie dei quadri, interpretate da gente comune. Un vero e proprio flash mob prolungato, concepito come un concorso a misura di Vkontakte, Facebook e Instagram, utilizzando l’hashtag #некто1917. Il 25 dicembre il museo ha annunciato i nomi dei migliori art-cosplayer: a ognuno sono andati due biglietti gratuiti e un catalogo della mostra.

IMMAGINI E POTERE. UNA MOSTRA PER RIFLETTERE SU UN ANNO CRUCIALE

Operazione ironica, che ha sfidato il talento creativo del pubblico, e che ha avuto il merito di creare un piccolo “caso”, facendo da cassa da risonanza per una mostra speciale: in assenza di celebrazioni ufficiali per i 100 anni da quell’evento drammatico, che portò alla nascita dell’URSS, sono stati i musei e le istituzioni culturali a farsi carico di analisi, memorie, considerazioni.
L’obiettivo dei curatori? Tentare una lettura nuova, superando i cliché ideologici e addentrandosi tra i pensieri e le emozioni di artisti diversissimi, immersi in un vento d’avanguardia e di innovazione. Tutti, in quell’esatto momento storico, sentirono l’arrivo di un feroce cambiamento. E si sforzarono, finché possibile, di preservarsi, di guadare altrove. In una lettera del 1917 Alexandre Benois scriveva: “Negli ultimi giorni sono stato così attratto dal mio lavoro che gli eventi esterni e persino il ‘pericolo personale’ (quasi) non mi toccano“. Il tema politico e la cronaca spietata della strada restavano fuori, mentre era forte l’urgenza di trovare un “senso”: “Per alcuni era il mito del ‘narod’, il popolo”, ha spiegato al New York Times Zelfira Tregulova, direttrice della Tretyakov Gallery, “per altri era l’utopia delle avanguardie; altri cercarono di sfuggire alla realtà creando opere estetiche sensibili. Alcuni hanno registrato la realtà della città, contrapposta alle immagini idilliache della campagna“. E tra chi, subito dopo, si sarebbe piegato al nuovo ordine, e chi sarebbe stato messo a tacere, avversato, costretto a esiliare, l’arte si faceva testimone scomoda o obbediente, strumento di evasione, di eversione o di propaganda. Metafora di quell’intreccio straordinario fra storia del potere e storia delle immagini.