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La Russia, il Papa, le balle e la Resistenza 

25 aprile, il giorno più bello e significativo dell’anno. Una ricorrenza che quest’anno assume un valore particolare, proprio perché stiamo aspettando un’altra liberazione, in nulla e per nulla paragonabile a quella di settantacinque anni fa ma comunque essenziale per il nostro futuro.

È un 25 aprile speciale, probabilmente il più importante degli ultimi decenni, proprio perché non lo possiamo celebrare come avremmo voluto, proprio perché il tema del fascismo è tornato d’attualità, proprio perché un direttore di giornale, finito sotto scorta per la sua battaglia in prima linea contro lo squadrismo contemporaneo, è stato sostituito dalla nuova proprietà proprio nel giorno in cui dei farabutti avevano preannunciato la sua morte, proprio perché in Europa continuano a girare indisturbati personaggi come Orbán, senza che se ne comprenda pienamente la pericolosità e si prendano le adeguate contromisure.

Un 25 aprile chiusi in casa, con le bandiere alle finestre, il canto di Bella ciao e la speranza in cuore di poter riaffermare i valori della Resistenza, a cominciare dall’umanità, dalla solidarietà e dalla bontà, che oggi vengono irrisi da molti.

Un 25 aprile in cui la nostra attenzione dev’essere rivolta alla Russia, alle troppe menzogne che provengono da ambienti desiderosi di destabilizzare le democrazie occidentali e a papa Francesco, sotto attacco del sovranismo internazionale come ha mirabilmente raccontato Report lunedì scorso.

Una festa arrabbiata, vitale, necessaria, bellissima oggi più che mai, da vivere con intensità e passione, con un pensiero rivolto a chi sta soffrendo e vive nell’incertezza e alle democrazie che, di fatto, non sono più tali ma nelle quali c’è gente che continua a lottare e non si arrenderà mai.

Il 25 aprile, del resto, è il giorno in cui l’articolo 21 assume un senso ancora più speciale, soprattutto se si considera quanti giornali clandestini hanno innervato la Resistenza, quanti partigiani erano giornalisti, quanti uomini e donne sono cadute per riaffermare il principio sacro e inevitabile della libertà d’informazione. Un nome per tutti: Enzo Biagi, a pochi mesi dal giorno in cui avrebbe compiuto cento anni. Oggi, costretti a fare i conti con la tragedia del Coronavirus, ci accorgiamo davvero cosa significhi dire: ora e sempre Resistenza!