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Russia - Morto per Covid-19 l'ex governatore che ha fatto causa a Putin

Mikhail Ignatiev - ex governatore della Ciuvascia, primo governatore in assoluto ad aver contestato in tribunale un decreto di licenziamento firmato da Vladimir Putin - è morto di Covid-19. Tu guarda le coincidenze, vien da dire. A rivelarlo, dopo un decorso un po' strano della malattia, sono dei funzionari bene informati citati dalla testata Meduza.
    Ignatiev, infatti, era stato ricoverato (a quanto pare) in ospedale all'inizio di maggio, a San Pietroburgo, con una polmonite bilaterale ed era finito in rianimazione. L'esposto contro il suo licenziamento, deciso da Putin lo scorso gennaio a causa della "perdita della fiducia" presidenziale, era stato depositato presso la Corte Suprema russa il 20 maggio e il 30 giugno il tribunale avrebbe dovuto dibattere il caso. Ma naturalmente, dasvidanja. Ignatiev era diventato governatore della Ciuvascia nel 2010, dopo otto anni di servizio come ministro dell'agricoltura della Repubblica autonoma, che si trova nel centro della Russia europea, nell'altopiano del Volga.
    L'ex governatore era noto per essere un personaggio alquanto sopra le righe, fiero della sua identità ciuvascia, tanto da usare la lingua locale (e non il russo, che parlava male) nei discorsi ufficiali. Un modo di fare che non è piaciuto al Cremlino, che lo ha ben presto bacchettato. Ignatiev si è ben presto 'raddrizzato', mostrandosi un fedelissimo dello zar. Che però non lo ha mai amato davvero. A gennaio, sull'onda di due scandali consecutivi, per lui è scattata la temuta pedata presidenziale - prima aveva dichiarato che bisognava "fare fuori" i giornalisti che incensano l'Occidente e poi era stato ripreso quando, nel corso di una cerimonia di consegna dei nuovi mezzi ai pompieri, aveva fatto saltellare un vigile del fuoco per prendere le chiavi del camion.
    Ignatiev, dopo il licenziamento, era rimasto in silenzio ma non aveva mai smesso di lottare per veder sanata ciò che riteneva un giustizia: l'esposto alla Corte Suprema ha lasciato tutti di stucco. "Persino i suoi avversari ora ammettono: sì, era uno con le palle", ha confidato a Meduza il coordinatore locale di Alexey Navalny, Semyon Kochkin.