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Russia - Troppi medici e infermieri caduti, non tornano dati mortalità

Russia - Troppi medici e infermieri caduti, non tornano dati mortalità

Il 'mistero' della bassa mortalità in Russia - stabilmente sotto l'1%, dato che su quasi 300mila casi confermati i deceduti ufficiali per Covid-19 sono 2.837 - torna sotto i riflettori. Questa volta a farsi delle domande è Mediazona, testata indipendente solitamente molto affidabile. A suscitare dei sospetti, infatti, è l'alto numero di operatori sanitari rimasti uccisi nel corso dell'epidemia, "uno ogni quindici infettati". Ovvero un dato "sedici volte più alto che nei sei paesi in cui la pandemia ha assunto proporzioni paragonabili".
    Mediazona è partita, nelle sue ricerche, dal 'muro della memoria', la pagina online istituita dai medici russi per ricordare i caduti al fronte del Covid e, allo stesso tempo, fare la conta. Al 18 maggio la lista comprendeva 222 nomi. La testata ha verificato ognuno di questi e ha poi condotto ulteriori ricerche. Morale. Alcuni nominativi della lista non sono stati presi in considerazione nel computo finale ma, allo stesso tempo, ne sono stati aggiunti altri se confermati dalle fonti ufficiali (come nel caso del Daghestan, dove lo stesso ministero della Salute locale ha parlato di 40 morti fra i sanitari, ovvero sei in più della lista fai-da-te dei medici).
    Risultato: almeno 186 tra medici, infermieri e paramedici ha perso la vita a causa del virus. Ovvero un numero molto simile a quello di Regno Unito, Italia o Spagna, dove però le vittime ufficiali del coronavirus sono decine di migliaia.
    Fatti i debiti calcoli, vuol dire che a fronte di un indice di mortalità fra gli operatori sanitari in media sotto l'1% (0,5% in Gran Bretagna, 0,65% in Italia, 0,27% in Spagna e 0,48% negli Usa) in Russia il dato schizza a "quasi il 7%". Il che porta a due possibili spiegazioni: o il numero dei morti in Russia per coronavirus è sottostimato, checché ne dicano le autorità, o gli "eroi del Covid" - definizione di Vladimir Putin - sono stati mandati in battaglia senza adeguate protezioni personali, infettandosi così in modo sproporzionato rispetto ai colleghi occidentali (non a caso le autorità non pubblicano i dati dei contagi del personale sanitario). In entrambi i casi, Mosca ci cova.