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Polonia: novità su Katyn, per i russi è diventata 'fandonia' - Altre News - Nuova Europa - ANSA.it

Polonia: novità su Katyn, per i russi è diventata 'fandonia'

Rimossa a Tver lapide ricordo ufficiali polacchi uccisi da Urss

(di Marco Patricelli) (ANSA) - TRIESTE, 21 MAG - Un colpo di spugna sulla storia e una spruzzata di ideologia pur di spacciare una fandonia per la verità. E così in Russia è bastato un pretesto burocratico (un numero civico sbagliato) per rimuovere la lapide dedicata alla memoria di migliaia di ufficiali polacchi uccisi con un colpo alla nuca dal NKVD stalinista in quello che è passato alla storia come Massacro di Katyn. Ma, quel che è più grave, la giustificazione è che quella strage sarebbe un «falso storico» e tutto quello che si racconta «una fandonia». È accaduto nella sede dell'Università di Tver, un edificio che nel 1940 ospitava la direzione regionale e ovviamente anche le prigioni del NKVD.

Proprio a una trentina di chilometri da questa città, nei pressi del villaggio di Mednoje, 6.300 polacchi provenienti dal campo di concentramento di Ostashkov vennero uccisi e sepolti nei boschi. Sulle fosse comuni vennero piantate le betulle per nascondere ogni traccia. Era il 1940. Stalin, alleato di Hitler attraverso il primo e secondo Patto Ribbentrop-Molotov, si era annesso mezza Polonia e aveva iniziato la decapitazione delle classi dirigenti, con fucilazioni, internamenti e deportazioni che non risparmiavano donne e bambini. L'ultimo tassello erano le stragi di massa degli ufficiali presi prigionieri dopo la breve campagna del 1939, senza che tra Urss e Polonia vi fosse lo stato di guerra. Il piano politico era semplice quanto spietato: eliminare gli ufficiali significava privare la Polonia di laureati e diplomati, spianando la strada all'assimilazione ideologica comunista. Alcune fosse comuni vennero rinvenute dalle autorità tedesche nel marzo 1943 e al ministro della propaganda Joseph Goebbels, il 13 aprile 1943, non parve vero poter imputare ai sovietici un eccidio di tale scala. Una commissione internazionale voluta dai tedeschi, di cui faceva parte anche l'allora famoso anatomopatologo italiano Vincenzo Palmieri, poté con inusitata libertà d'azione compiere ricerche e analisi sui cadaveri e sui luoghi, giungendo il 7 giugno all'univoca conclusione suffragata da ogni possibile prova scientifica che la morte degli ufficiali polacchi risaliva a tre anni prima, quindi anteriormente al 22 giugno 1941, data dell'aggressione della Wehrmacht all'Unione Sovietica con l'Operazione Barbarossa. Stalin aveva subito reagito rigettando sui tedeschi ogni responsabilità e rompendo le relazioni diplomatiche con il Governo polacco in esilio a Londra il 26 aprile. Churchill, pur di non mettere in forse la tenuta della coalizione antihitleriana, aveva costretto i polacchi a rinunciare a un'inchiesta. Quando i territori di Katyn furono rioccupati dall'Armata Rossa, il Cremlino istituì un nuovo gruppo di esperti, la Commissione Burdenko, che rovesciò ovviamente le precedenti risultanze, con intimidazioni, minacce, ritrattazioni e manipolazioni di dati, per imputare la responsabilità ai tedeschi. Al Processo di Norimberga i sovietici non solo negarono l'esistenza dei protocolli segreti del Patto Ribbentrop-Molotov per la spartizione di una fetta d'Europa tra cui la Polonia, ma tentarono vanamente di accusare i tedeschi dell'eccidio di Katyn. Fecero leva persino su una strage di cui i tedeschi erano responsabili, ad Hatin, giocando sull'assonanza dei nomi (località nel dopoguerra sede di celebrazioni volutamente equivoche). A Norimberga il massacro scivolò tra le maglie dell'ipocrisia della giustizia, perché altrimenti si sarebbero dovuti giudicare coloro che sedevano sul bando degli accusatori. Mentre in Italia il professor Palmieri veniva continuamente minacciato e diffamato dai comunisti, il procuratore di Cracovia Roman Martini che aveva indagato sulle responsabilità sovietiche veniva freddato sull'uscio di casa.

Tutto il repertorio della fandonia veniva applicato con puntuale disinformacija dalle autorità sovietiche. In Polonia era vietato pronunciare il nome Katyn. Gli ufficiali polacchi erano stati giustiziati con armi tedesche (Walther PPK) e pallottole tedesche (marca Geco) appartenenti però a una partita registrata con tanto di numeri di matricola nell'ambito degli scambi commerciali del Patto Ribbentrop-Molotov. Il modo di legare le mani col fil di ferro e di giustiziare con un colpo alla nuca era tipico delle modalità in uso del NKVD. Le ferite da baionetta con cui erano stati finiti i feriti erano tutte triangolari, a spiedo, tipiche dei fucili Nagant russi, mentre i soldati tedeschi avevano la lama piatta a coltello. L'Urss negherà ogni responsabilità fino al 1989. Sarà Mikhail Gorbacëv, per primo, ad ammettere la verità, e il suo successore Boris Elzin a consegnare una parte della documentazione agli storici polacchi. Ma poi Vladimir Putin chiuderà gli archivi e rimetterà il segreto di stato su tutte le carte del Cremlino. Negli ultimi tempi è attivamente impegnato nel riscrivere la storia proprio partendo dal Patto Ribbentrop-Molotov. La negazione di Katyn fa parte di un disegno politico tanto falso quanto seducente, che pare funzionare sull'opinione pubblica russa e in parte anche in occidente. L'oltraggio alla Polonia con la rimozione della lapide a Tver è un oltraggio alla storia e alla verità. Che in questo caso non ha bisogno di alcuna interpretazione e di alcun distinguo. (ANSA).

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