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Viaggio a Murmansk, 'dalla Russia con salmone'

Società d'allevamento punta a top-ten mondiale, compreso export

MOSCA - Salmoni. Trote. E basi militari segrete, nascoste lungo la costa con dentro i sommergibili. In pratica gli ingredienti perfetti per una storia artica russa, come sempre al limite del surreale. Ma è tutto vero. E' da qui, da Murmansk e dalle acque del mare di Barents, che parte l'assalto all'impero del salmone norvegese: un tiro di schioppo, in termini geografici, ma un altro mondo, se guardiamo ai volumi. Dunque entri in scena la Russian Aquaculture, la società che punta a inondare la Russia (ma non solo) di salmoni. "Ecco, questo è uno dei nostri cluster di allevamento: qui abbiamo oltre due milioni di esemplari, è uno dei siti più grandi al mondo". Yuri Kitashin è il vice direttore di Russian Aquaculture e parla tenendosi bene aggrappato alla balaustra di una delle gabbie che galleggiano nel mare. Bestioni profondi, in tutto quasi 40 metri. Le acque sono scure, il vento è cambiato, la pioggia cade gelata e sottile: l'inverno artico è alle porte. Per raggiungere il fiordo ci sono volute tre ore di navigazione da Murmansk ed è scattato il divieto assoluto di brandire cellulari o macchine fotografiche fino a destinazione. Per quel discorso delle basi dei sottomarini camuffate nella scogliera.

Un luogo insolito per allevare salmoni. Insolito ma allo stesso tempo adatto per via della corrente del golfo, che qui di fatto termina il suo lungo viaggio dai mari caldi. Troppo caldi ormai.

"Gli allevamenti che hanno una buona redditività sono tutti concentrati nel nord della Norvegia: più in basso le temperature ora sono eccessive", spiega il direttore generale Ilya Sosnov.

Ironia della vita, il climate change potrebbe indirettamente aiutare la Russia a consolidare la sua posizione nel mercato.

Aquaculture, che è quotata in borsa, punta entro il 2025 a produrre circa 30-35mila tonnellate all'anno tra salmoni e trote, entrando così nella top-ten degli allevatori.

Nel mercato intimo non ha praticamente concorrenti - chi c'era è andato a gambe all'aria nel corso della crisi - e ora, con la ripresa dei consumi, è pronta ad aumentare i volumi per soddisfare la domanda. Ecco perché la società ha investito creando un ciclo integrato, dalla generazione dei salmoni (con impianti in Norvegia), all'allevamento e al macello. Poi la consegna verso i ricchi mercati di San Pietroburgo e Mosca. Dove il consumo di pesce di qualità è in crescita. Il focus, per adesso, è dunque quasi interamente concentrato verso il mercato domestico, con nessuna velleità di entrare nel settore ultra competitivo dei 'value added products'. Ovvero i trasformati.

"In futuro, forse", confida sornione Yuri. Ilya, dal canto suo, parla invece già di una possibile espansione nel mercato cinese.

E l'Europa? "Sappiamo che il nostro Paese ha dalla sua una forte reputazione nel nostro settore, foss'anche solo per il caviale... quindi non escludo nulla, Italia compresa". Insomma, dalla Russia con salmone. (ANSA).