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I bombardieri Tupolev Tu-160 a Pretoria simbolo del ritorno di Mosca in Africa

Lo scorso 22 ottobre abbiamo dato immediata notizia sul nostro canale Telegram del previsto arrivo di una coppia di bombardieri strategici Tupolev Tu-160 (RF-94102 “Vasily Reshetnikov” e RF-94112 “Ivan Yarygin”) presso la base aerea di Waterkloof a Pretoria, in Sudafrica, in virtù di un accordo di cooperazione militare firmato dai dipartimenti della Difesa di entrambi i paesi nell’estate del 1995; i due velivoli erano stati tra l’altro preceduti da un Ilyushin Il-62 (RA-86496) e un Antonov An-124 Ruslan (RF-82034).

A segnalarlo era stato il direttore dell’African Defence Review, Darren Olivier, dopo aver pubblicato su Twitter l’invito mediatico pubblicato dal Dipartimento della Difesa della Repubblica del Sudafrica.

Una mossa diplomatica coincisa con l’convegno del Presidente Putin con i leader africani di numerosi paesi (Egitto, Namibia, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Nigeria, Repubblica del Congo, Uganda, Sudan, Algeria, Sudafrica, Angola, Kenya e Ruanda) in occasione del primo vertice Russia-Africa tenutosi nella città turistica di Sochi, sul Mar Nero.

Alle 16:30 ora di Mosca del 23 ottobre i due Tupolev Tu-160 toccavano il suolo africano e i media locali assieme ad una folla di curiosi si è fatta trovare all’appuntamento per testimoniare l’insolito evento.

Il volo della durata di 13 ore e inframezzato da un rifornimento in volo con un aerocisterna Ilyushin Il-78 ha visto i due bombardieri Tupolev effettuare un tragitto di ben 11.000 chilometri lungo la quale, dalla base aerea russa di Engels, hanno sorvolato il Mar Caspio, il Mar Arabico e l’Oceano indiano.

I rappresentanti delle forze armate del Sudafrica hanno avuto modo di osservare da vicino i bombardieri strategici russi giunti per la prima volta in Sudafrica: nell’ordine il capo di stato maggiore delle Forze Armate sudafricane ten. gen. Wuzumuzi Masondo e i vari comandanti delle Forze Armate locali il ten. gen. Fabian Mzimang, il ten. gen. Lindile Yam, il vice ammiraglio Samuel Khlongwane e il ten. gen. Obrey Sedibe.

Ad accompagnarli nella visita il ten. gen. Sergey Kobylash che dopo aver ricevuto i ringraziamenti del Capo di Stato Maggiore Masondo rivolti all’intera delegazione russa ha ricambiato per il caloroso benvenuto dei vertici militari sudafricani.

Nella prima mattinata del 26 ottobre i bombardieri russi hanno preso il volo per intraprendere una missione di addestramento sull’Oceano indiano e successivamente sono rientrati presso l’Aeroporto internazionale di Tambo a Johannesburg.

Entrambi i Tupolev Tu-160 hanno poi effettivamente lasciato il Sudafrica all’alba del 27 ottobre alle ore 3.30 di Mosca diretti ovviamente alla base di Engels.

La missione dei bombardieri russi in Sudafrica ha notevoli risvolti: in primis infatti, Mosca è ritornata ad ascoltare le esigenze dei paesi africani e per questo motivo ha intenzione di riprendere il posto lasciato subito dopo il crollo dell’URSS, un vuoto che attualmente è stato notevolmente colmato da Pechino e da altri attori internazionali.

Inoltre la propaganda mediatica di questa missione transoceanica dei due Tu-160 nell’estrema punta del continente africano è stata di sicuro impatto: secondo il portale The Drive il volo dei bombardieri Tu-160 dimostra la capacità della Russia di condurre operazioni ben lontano dal proprio territorio.

Infine, l’arrivo dei “Blackjack” è un modello del fatto che Mosca è interessata al rafforzamento dei rapporti col Sudafrica, uno dei cinque paesi del BRICS.

Un editorialista del quotidiano sudafricano Mail & Guardian osserva che il cosiddetto “soft power” della Russia “è giunto in Sudafrica sulle ali di due Tupolev Tu-160.” “Le relazioni tra i militari di entrambi i paesi si basano sul rafforzamento di partenariati reciprocamente vantaggiosi basati su interessi comuni” – ha invece affermato l’autorevole Time.

Anche l’osservatore del The Economist è convinto che in questo modo il mondo intatto vedrà la crescente influenza della Russia in Africa, considerando che: – “…i legami di Mosca con l’Africa stanno crescendo”.

Anche per gli analisti militari di tutto il mondo questa missione ha tutto un altro impatto rispetto ai voli effettuati in passato ad modello verso il Venezuela considerato comunque un paese amico di Mosca.

Per gli equipaggi dei velivoli strategici quest’insolita tappa costituisce inoltre un notevole addestramento per il volo alle latitudini meridionali del pianeta, mentre per la Difesa russa è una considerevole dimostrazione della proiezione operativa e del dispiegamento di due velivoli strategici con la dislocazione di soli due velivoli da trasporto, specialmente in mancanza di una Marina Militare nazionale in grado di poter assolvere compiti così “gravosi”.

Non tralasciando poi le esperienze operative che sicuramente saranno riversate sulla nuova versione del Blackjack (il Tu-160M2) che come abbiamo avuto modo di vedere sul nostro canale Telegram è in costante fase di realizzazione, si registrano altri segnali forti che ruotano attorno a quest’operazione in virtù dei numerosi contratti siglati contestualmente al forum di Sochi o di Memorandum d’intesa per futuri ordini che verranno sicuramente annunciati nei prossimi mesi.

Angola, Niger e Nigeria (vedi i recentissimi contratti per i Mi-35 e di cui quest’ultima particolarmente interessata nientemeno che ai caccia di quinta generazione russi), Camerun (interessato agli elicotteri da trasporto e combattimento), Sudafrica (con notevoli possibilità di  sviluppo e fabbricazione congiunta di armi e attrezzature militari), Sudan (che nelle parole recentemente dichiarate dal Comandante in Capo della locale Forza aerea si è detta interessata all’acquisizione dei Sukhoi Su-35), Etiopia (con i sistemi Pantsir), Uganda, etc. il tutto per un valore di ordini pari a oltre 12,5 miliardi di dollari.

Non ultimo, anche cooperazioni nel settore industriale-energetico, consistenti tagli del debito dei paesi africani pari a circa 20 miliardi di dollari e di conseguenza una naturale ripresa dei commerci e dei partenariati bilaterali tra Mosca e buona parte del continente africano. La Russia torna in Africa da attore protagonista, cercando di spodestare nuovi protagonisti e riprendere in mano le redini del gioco che 30 anni fa aveva giocoforza mollato.