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Crimea: Borrell (Ue), “annessione russa è illegale”. Crescente militarizzazione della penisola ucraina, limitazioni alle libertà, torture e violenze

“A sei anni dall’annessione illegale della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli da parte della Federazione Russa, l’Ue rimane ferma nel suo impegno per la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”. L’Alto rappresentante Ue Joseph Borrell, in una dichiarazione, ribadisce oggi che l’Ue “non riconosce e continua a condannare questa violazione del diritto internazionale” e continua nel suo impegno di “attuare pienamente la sua politica di non riconoscimento, anche attraverso misure restrittive” alle quali Borrell invita gli Stati Onu ad unirsi. “La crescente militarizzazione della penisola continua a incidere negativamente sulla condizione della sicurezza nella regione del Mar Nero”, prosegue Borrell, che condanna a nome dell’Ue la costruzione del ponte di Kerch e la attuale apertura di un tratto ferroviario, definiti “ulteriori passi verso un’integrazione forzata della penisola annessa illegalmente alla Russia e un’ulteriore violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina”. La Russia deve comunque garantire il “passaggio a tutte le navi attraverso lo stretto di Kerch da e per il mare di Azov, conformemente al diritto internazionale”, mentre invece le restrizioni illegali in corso hanno conseguenze economiche negative per i porti dell’Ucraina nel Mare d’Azov e l’intera regione.
Borrell denuncia anche il deterioramento della condizione dei diritti umani nella penisola di Crimea, le pesanti limitazioni alla libertà di espressione, di credo, di associazione. Particolarmente oggetto di violazioni sono i diritti dei tatari di Crimea. Così pure “la Federazione Russa dovrebbe smettere di cambiare la struttura demografica della popolazione con trasferimenti della propria popolazione civile nella penisola”. Persino la condizione ambientale è “notevolmente peggiorata dall’annessione illegale”. Borrell chiede il rilascio immediato degli attivisti incarcerati tra cui Emir-Usein Kuku e Oleh Prykhodko e indagini indipendenti su “sparizioni forzate, torture e uccisioni, violenze, azioni penali motivate politicamente, discriminazione e molestie”.