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Agenpress –  Quasi 14.000 donne muoiono ogni anno in Russia per mano di mariti o altri parenti, secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2010  e stando ai dati ufficiali, circa una donna su cinque ha subito violenza dal partner.

E quattro donne su cinque condannate per omicidio volontario  sono state vittime di violenza domestica e hanno agito per difesa. Lo riporta un’inchiesta pubblicata da Novaya Gazeta e dalla testata Mediazona, condotta grazie all’uso del ‘machine learning’.

Analizzando 2.500 sentenze di omicidio volontario emesse tra il 2016-2018 ha infatti rilevato che il 79% delle donne condannate ha agito per autodifesa; allo stesso tempo, oltre la metà (52%) delle 1.700 donne condannate per aggressione (con esito mortale) ha agito per legittima difesa. Entrambe le accuse comportano pene detentive fino a 15 anni.

I magistrati hanno un “forte incentivo” a qualificare gli atti di autodifesa come omicidi così da soddisfare le “loro quote”, ha detto a Mediazona un pm veterano di San Pietroburgo. “La cosa principale per le forze dell’ordine è che non ci siano assoluzioni”, ha detto il magistrato, protetto dall’anonimato.

I critici sostengono che la depenalizzazione in Russia nel 2017 di alcune forme di violenza domestica ha eroso le protezioni per le donne, mentre i sostenitori la difendono per aver permesso ai genitori di “disciplinare” i figli. Un disegno di legge recentemente proposto che ri-criminalizza la violenza domestica è stato accolto con proteste e critiche da parte di alcuni attivisti che affermano che cerca di “distruggere” i valori familiari tradizionali. “I giudici non capiscono cosa sia la violenza domestica”, afferma Mediazona, citando l’avvocato per i diritti delle donne Mari Davtyan.