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Nuova guerra di spie tra Russia e Ucraina, chi è il generale Shaitanov

Kiev , 17 apr 15:00 - (Agenzia Nova) - Nonostante i minimi progressi diplomatici registrati negli ultimi mesi, sembra emergere in questi giorni una nuova “guerra di spie” fra la Russia e l’Ucraina. Uno dei massimi funzionari del Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) pianificava infatti attentati e omicidi nel paese, spingendosi fino a progettare un piano per l’uccisione del ministro dell’Interno, su ordine dell’intelligence russa. Il generale Valeriy Shaitanov è stato arrestato dallo stesso Sbu con l’accusa di alto tradimento e terrorismo, dopo un’indagine che ha portato alla scoperta di una rete di spie operanti per conto della Russia e infiltrate nei servizi ucraini. Shaitanov avrebbe fornito informazioni al Servizio di sicurezza federale russo (Fsb), costituendo nei fatti “la principale pedina” dell’intelligence di Mosca in Ucraina. Negli stessi giorni, l’Fsb ha annunciato di aver arrestato in Crimea una donna facente parte delle Forze armate russe che trasmetteva informazioni al ministero della Difesa di Kiev, al fine di organizzare e commettere atti di sabotaggio e terrorismo, insieme ad altre attività di spionaggio. Mentre quest’ultima vicenda appare più “ordinaria” nell’ambito dei tesi rapporti fra Russia e Ucraina, la scoperta delle attività di Shaitanov ha inevitabilmente provocato scalpore fra le istituzioni di Kiev.

In base alle prove raccolte dell’Sbu, giudicate piuttosto esaustive, il generale avrebbe trasmesso ai suoi contatti a Mosca materiale su operazioni segrete nell’area di conflitto del Donbass, oltre a documenti in merito alla cooperazione delle agenzie di intelligence ucraine con i partner internazionali. Il direttore dell’Sbu Ivan Bakanov ha definito la scoperta delle attività di Shaitanov come “il principale colpo fatto dai tempi dell’istituzione del Servizio”, frutto di lunghe e complesse indagini. L’alto funzionario dell’Sbu sarebbe stato contattato da Igor Yegorov, colonnello del Servizio federale russo, per preparare l’assassinio di uno dei leader delle milizie cecene coinvolte nei combattimenti nel Donbass. Le autorità di Kiev hanno però reso noto che Shaitanov sarebbe stato coinvolto nell’organizzazione di un attentato contro il ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov. L’indagine sul generale dell’Sbu è stata condotta in collaborazione con le intelligence straniere, come ha reso noto il viceministro dell’Interno ucraino Anton Gerashchenko, secondo cui i contatti di Shaitanov con la Russia “erano già sotto monitoraggio da tempo”, anche in vista dei suoi numerosi viaggi all’estero. L’Fsb avrebbe promesso a Shaitanov una ricompensa di 200 mila dollari per le sue attività, oltre alla cittadinanza russa. Il generale dell’Sbu avrebbe a sua volta assoldato altri elementi delle forze speciali per portare a termine le missioni assegnate.

Proprio ieri gli agenti del Servizio di sicurezza ucraino hanno compiuto un altro arresto in relazione all’indagine su Shaitanov, fermando un presunto collaboratore del generale e sequestrando armamenti pesanti come un lanciatore Rpg-26, fucili, granate, una pistola con silenziatore e migliaia di munizioni. Le accuse di alto tradimento e terrorismo nei confronti di Shaitanov si basano sulle prove che lo vedrebbero responsabile della raccolta di informazioni per conto dell’Fsb in merito ad alcune attività segrete dell’Operazione anti terrorismo e di quella delle Forze speciali ucraine nel Donbass, oltre al tentativo di reclutare altri elementi nella rete di spie al servizio della Russia. Shaitanov avrebbe inoltre avuto un ruolo chiave nel tentativo di omicidio di Adam Osmayev, leader dei volontari ceceni che combattono per Kiev nel Donbass, ferito nel 2017 nell’attentato che portò invece alla morte della moglie, la combattente Amina Okuyeva. Le autorità russe ritenevano a loro volta Osmayev responsabile di un complotto per l’uccisione del Vladimir Putin, e ne avevano chiesto l’estradizione.

Shaitanov è stato nominato generale dell’Sbu nel 2015, divenendo il vicecomandante dell’ottavo dipartimento del Centro per le operazioni speciali antiterrorismo e per la protezione degli alti ufficiali del Servizio ucraino. Nel febbraio 2014, Shaitanov condusse l’assalto del gruppo denominato Alpha alla Casa dei sindacati di Kiev, nel corso delle manifestazioni di piazza della cosiddetta “Rivoluzione della dignità” in Ucraina. L’attacco si concluse con un incendio che distrusse l’edificio, con numerose vittime fra le persone che si trovavano all’intimo, una delle vicende più “buie” nella storia attuale del paese ex sovietico. Successivamente a quei fatti, secondo le ricostruzioni degli investigatori ucraini, Shaitanov e parte della sua squadra vennero dimessi dal servizio; gli eventi nel Donbass, con l’invasione da parte delle milizie separatiste, portarono però alla necessità di reclutare nuovamente il personale già operativo in precedenza, fra cui il futuro generale dell’Sbu. In questo contesto, alcuni giornalisti ucraini hanno successivamente imputato Shaitanov di presunte interferenze in merito alle disposizioni impartitegli dai superiori, fatti che portarono nuovamente le istituzioni di Kiev a rimuoverlo dall’incarico, fino a quando nel 2015 l’allora presidente Petro Poroshenko decise di promuoverlo all’incarico ricoperto fino a pochi giorni fa.

Alcuni analisti ucraini ritengono che il monitoraggio sulle attività di Shaitanov e i suoi contatti con Yegorov siano stati tenuti sotto traccia dall’Sbu e dalle intelligence alleate, fra cui quella degli Stati Uniti, per diversi anni, al fine di ottenere più informazioni possibili sulle attività di spionaggio dei servizi russi. La vicenda esposta dalle autorità ucraine assume in ogni caso particolare rilevanza nel contesto dei rapporti con Mosca e dell’occupazione della Crimea. Secondo alcune stime, oltre il 90 per cento dei funzionari dell’Sbu che si trovava nella penisola al momento dell’annessione alla Russia sarebbe rimasto in loco, una condizione analoga a quella avvenuta nelle repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk. Le risorse, le armi e le informazioni di cui disponevano tali agenti sarebbero di fatto al servizio di Mosca e delle milizie del Donbass, che potrebbero al contempo contare su numerosi contatti nei ranghi dell’intelligence di Kiev. Già dai tempi della presidenza di Viktor Yanukovich, secondo alcuni esperti, la Russia avrebbe infiltrato propri uomini nel Servizio di sicurezza ucraino, allora un paese alleato. Per questo motivo, casi come quello di Shaitanov sarebbero ben noti al controspionaggio di Kiev; l’arresto del generale potrebbe dunque essere un colpo “orchestrato” dalle autorità dell’Ucraina per mandare un segnale a Mosca, in un contesto di limitato e lento riavvicinamento diplomatico con la Russia e proprio negli stessi giorni in cui si è tenuto il terzo scambio di prigionieri nel giro di pochi mesi con le milizie nel Donbass. (Res)