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Russia: Putin “anticipa” crisi petrolio ed emergenza Covid-19 e rafforza sua leadership

Mosca, 18 mar 16:07 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha firmato questa mattina un decreto che conferma il prossimo 22 aprile come data ufficiale per lo svolgimento del voto popolare sugli emendamenti costituzionali da lui proposti durante il discorso alla nazione dello scorso 15 gennaio. Si tratta dell’ultimo passaggio, da molti considerato una pura formalità, perché le modifiche costituzionali entrino concretamente in vigore a seguito dell’approvazione definitiva da parte delle due camere del parlamento di Mosca (la Duma di Stato e il Consiglio federale) lo scorso 11 marzo. L’iter della riforma costituzionale iniziato a gennaio con le dimissioni in blocco del governo di Dmitrij Medvedev, ora vice segretario del Consiglio di sicurezza, si è quindi concluso, e Putin è riuscito così a consolidare in tempo la sua leadership nonostante una congiuntura internazionale profondamente sfavorevole a causa della diffusione generale del Covid-19 e della crisi dei prezzi del petrolio.

Fondamentale in questo senso è stata l’approvazione di un emendamento costituzionale aggiuntivo presentato il 10 marzo alla Duma dalla parlamentare Valentina Tereshkova, prima donna nello spazio ed esponente del partito di governo Russia Unita, che consente al presidente in carica di partecipare nuovamente alla corsa per eleggere un nuovo capo dello Stato indipendentemente dal numero di mandati ricoperti in precedenza. Il disegno di legge, subito approvato nonostante l'apparente parere contrario di Putin all’annullamento del vincolo del doppio mandato, consentirà al presidente di candidarsi anche oltre il 2024, data di scadenza del suo attuale mandato, e di rimanere eventualmente in carica fino al 2036. Una prospettiva verso la quale Putin si è mostrato critico, così come quella relativa alla concentrazione dei poteri presidenziali in un’unica figura che tuttavia, a suo dire, è tuttora necessaria per garantire la stabilità del paese.

La strategia del presidente russo sembrerebbe quindi aver avuto successo, evitando peraltro i recenti squilibri causati dalla crisi generale provocata dal Covid-19 e dal calo dei prezzi del petrolio causato dal mancato raggiungimento di un accordo nel quadro dell’ultima riunione Opec+ sui tagli alla produzione di greggio. Se infatti una parte degli emendamenti sembrerebbero puntare verso una transizione a un sistema semipresidenziale, con il passaggio di una serie di poteri all’Assemblea legislativa, alcune modifiche sono tese a consolidare la leadership attuale rafforzando al contempo il consenso della popolazione. Ne sono un modello la riaffermazione del diritto nazionale su quello internazionale e soprattutto la parte riguardante il welfare, tema molto sentito dai cittadini: vi rientrano la fissazione del stipendio minimo ad un livello pari o superiore al costo della vita o la menzione di Dio come fondamento dello Stato russo. Particolarmente importante anche la parte riguardante i confini nazionali, secondo la quale l’integrità territoriale della Russia non è negoziabile: un tema particolarmente importante viste le numerose dispute riguardanti ad modello le isole Curili o la penisola di Crimea. Infine, ma non meno importante, la possibilità di rimuovere dall'incarico i giudici della Corte costituzionale con la semplice approvazione del Consiglio della Federazione.

Lungo la stessa direttrice si sta muovendo anche la gestione della crisi legata alla diffusione del Covid-19 nel paese e sul piano generale. Forti del numero particolarmente basso di contagi rispetto alle dimensioni del territorio e della popolazione (147 casi confermati in tutto il paese secondo i dati aggiornati a ieri), le istituzioni statali hanno ribadito più volte la tempestività e l’efficacia delle misure prese per controllare la diffusione del virus nel paese: dalle restrizioni al traffico aereo e ferroviario alla chiusura delle scuole per tre settimane, fino ad giungere al divieto di ingresso nel paese fino al primo maggio per i cittadini stranieri. Nel corso degli ultimi giorni, inoltre, è stata annunciata la creazione di un Consiglio di coordinamento per la gestione della crisi e di un gruppo di lavoro a livello del Consiglio di Stato: le attività dei due nuovi organismi si andranno ad integrare con quella che viene svolta già adesso dal quartier generale operativo competente. È stato inoltre comunicato l’avvio delle consultazioni per creare un nuovo fondo da 3,5 miliardi di dollari per la gestione della crisi. Queste misure, combinate al numero particolarmente basso di casi confermati e all’apporto dei media, contribuisce sicuramente a rafforzare il consenso della popolazione nei confronti dell’attuale leadership, forte anche della gravità con cui l’epidemia ha colpito i vicini paesi europei.

Ad oggi, l’unico ostacolo alla transizione politica voluta da Putin potrebbe essere l’economia. Lo scontro tra Russia e Arabia Saudita sull’estensione dell’accordo Opec+ ha creato scompensi particolarmente gravi nell’intatto comparto energetico mondiale, portando lo scorso 9 marzo al peggiore crollo dei prezzi del greggio dal 1991: già provate dal fortissimo calo della domanda determinato dagli effetti del Covid-19 sulle economie di Cina ed Europa, le tariffe sono crollate, toccando picchi di ribasso negativi intorno ai 26-27 dollari per quanto riguarda il Brent. Estremamente pesanti anche gli effetti sul rublo che da giorni continua a oscillare pesantemente nei tassi di cambio con l'euro e il dollaro. A seguito di una breve ripresa nei giorni scorsi, la Borsa di Mosca si è aperta oggi con un nuovo calo: il rublo si è attestato a quota 77 e 84 rispettivamente per il dollaro e per l’euro. A determinare il nuovo calo è stato il deterioramento del contesto esterno, in primis per quanto riguarda il mercato generale delle materie prime.

La criticità della condizione ha portato nei giorni scorsi ad un intervento immediato da parte della Banca centrale, che per garantire la stabilità del rublo ha annunciato una serie di interventi: l’acquisto di moneta estera è stato sospeso per ridurre la volatilità dei mercati, e le autorità nazionali hanno dichiarato di essere pronte a bruciare tutte le riserve del Fondo nazionale di previdenza (il fondo sovrano nazionale) pur di non cedere terreno agli avversari e resistere fino a dieci anni con i prezzi del petrolio a 25-30 dollari. La banca statale Sberbank, in questo periodo al centro di una complessa transazione che vedrà il pacchetto azionario di maggioranza passare dalla Banca centrale al ministero delle Finanze, ha effettuato degli stress test per valutare la tenuta dell'economia con scenari molto negativi. Sberbank ha simulato contesti con un prezzo del petrolio a 20 dollari al barile e un tasso di cambio che veda la moneta Usa raggiungere il valore di 100 rubli, confermando la tenuta dell'intatto sistema economico. Oggi, peraltro, il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, ha annunciato che il bilancio del 2020 sarà in deficit, spiegando tuttavia che grazie al Fondo sovrano si potrà sopperire a questa congiuntura negativa. Nonostante le rassicurazioni delle autorità russe, tuttavia, va considerato che l’economia della Federazione, seppur resistente, è indebolita da anni di sanzioni da parte dei paesi occidentali, e un nuovo colpo di questa portata potrebbe sicuramente ostacolare la transizione politica in corso nel paese. (Res)