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Centrafrica, la Russia ritira 300 militari

La Russia ritirerà dalla Repubblica Centrafricana 300 militari del contingente impegnato ad addestrare l’esercito di Bangui. Lo ha dichiarato ufficialmente il governo di Mosca in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. «Il ritiro di quattro elicotteri e di un gruppo consistente di istruttori che sono stati inviati alla Rca per supportare le forze armate e le forze dell’ordine è iniziato in questi giorni», si legge nella lettera.

Nelle scorse settimane, la nazione, ricca di oro, uranio, diamanti, ha assistito a un’impennata di violenza dopo le elezioni presidenziali e legislative. Secondo Sergej Lavrov, il ministero degli Esteri russo, la responsabilità dell’instabilità è da attribuire all’opposizione guidata dall’ex presidente Francois Bozizé. Sarebbe stato lui ad aver destabilizzato il Paese radunando le forze ribelli per marciare sulla capitale Bangui. Secondo il capo della diplomazia di Mosca, questi eventi avrebbero portato «al degrado della condizione della sicurezza nel Paese».

François Bozizé, che ha preso il potere in un colpo di stato del 2003, è stato deposto da una ribellione del 2013. La violenza è esplosa nella Repubblica centrafricana quando la sua candidatura per le elezioni del 27 dicembre 2020 è stata respinta. Diversi gruppi di milizie, alcuni vicini a Bozize, da allora hanno attaccato civili, forze armate e forze di pace delle Nazioni Unite.

Venerdì, i membri di una coalizione di ribelli hanno attaccato in due punti le forze di pace delle Nazioni Unite, uccidendo un peacekeeper del Burundi e ferendone altri due dal Bangladesh. Almeno sette forze di pace delle Nazioni Unite sono state uccise nelle ultime settimane. I ribelli protestavano contro la rielezione, il 27 dicembre, del presidente Faustin-Archange Touadera. Dopo l’annuncio della vittoria di Touadera, il 4 gennaio, la coalizione ribelle ha addirittura minacciato di prendere la capitale. Una minaccia ritenuta reale, considerato il fatto che avevano già preso alcune città in altre parti del Paese prima delle elezioni.

Dal 2013, la Repubblica Centrafricana ha dovuto fare i conti con feroci combattimenti interreligiosi e intercomunali. A scontrarsi sul campo, le milizie Seleka, a maggioranza musulmana, e quelle anti-Balaka, prevalentemente cristiane e animiste. Il Paese ha vissuto un periodo di relativa pace solo tra la fine del 2015 e il 2016 (dopo la visita di papa Francesco), ma in seguito la violenza si è nuovamente intensificata e si è diffusa. Dalla firma dell’accordo di pace nel febbraio 2019 sono continuati episodi gravi e intermittenti di violenza e violazioni dei diritti umani.

I combattimenti hanno provocato migliaia di morti e sfollati. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha chiesto la fine immediata di tutte le violenze armate nel paese dell’Africa centrale, rilevando che circa 60.000 persone sono state costrette a lasciare il paese da dicembre.