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Comunisti russi e Chiesa ortodossa sulle orme della Lega di Salvini

Il mondo alla rovescia. In Italia e in Europa la sinistra e gli eredi dei comunisti sono i primi a parlare di integrazione e di porte aperte agli immigrati. Ma là dove il comunismo è nato e ha governato per 70 anni le cose vanno esattamente nel senso opposto. In Russia il ruolo che in Italia gioca la Lega di Matteo Salvini è affidato agli eredi del Pcus e dell'Unione Sovietica. Il deputato comunista Valery Rashkin ha proposto l’introduzione di visti per i cittadini centroasiatici "lavoratori a bassa qualificazione che rubano posti di lavoro ai russi". Una proposta simile è stata fatta anche da Alexey Navalny, il capo dell’opposizione “liberale” a Putin. Propaganda a buon mercato per un paese dove il 66% dei cittadini "è infastidito dalla presenza di stranieri".

E non sono soltanto i comunisti in Russia a chiedere uno stop all'immigrazione, come dimenticare d'altronde che i Paesi dell'Est del socialismo reale fino all'89 avevano confini ermetici e controlli severissimi alla dogana. La Chiesa ortodossa russa, a differenza di quella cattolica guidata da Papa Francesco, non si prodiga affatto nell’accoglienza dei migranti e anzi spesso soffia sul fuoco del patriottismo fanatico grande russo. Fino a pochi anni fa la destra neofascista e xenofoba ha avuto mano libera per incursioni e pogrom nei mercati contro gli immigrati, ma il governo di Putin ha da tempo cambiato atteggiamento e ha stroncato con durezza il fenomeno che rischiava di trasformare le periferie delle città russe in piccoli universi di "guerre civili a bassa intensità".