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Cina e Russia fermano gli Usa all'Onu sulla Nord Corea

Fronte comune di Russia e Cina contro gli Stati Uniti di Donald Trump sull'ennesima crisi nordcoreana dopo il lancio, martedì, del primo missile balistico intercontinentale (Icbm) in grado di raggiungere l'Alaska. Il duro confronto si è svolto inizialmente in Consiglio di Sicurezza.

Gli Usa: resta «una opzione». Mosca: no a sanzioni

Prima l'ambasciatore Usa al Palazzo di vetro, Nikki Haley, ha chiarito che Washington considera «allarmante» «l'escalation militare» della Corea del Nord ed ha sottolineato come gli Usa siano «pronti ad usare ogni mezzo» per fronteggiare la minaccia della Corea del Nord: la risposta militare resta quindi «un'opzione». Immediata la reazione dei delegati di Russia e Cina, potenze entrambe con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza. Prima il vice ambasciatore russo, Vladimir Safronkov, ha chiarito in Consiglio di Sicurezza: «Tutti dobbiamo ammettere che le sanzioni non risolveranno il problema» e se continuassimo su questa strada «andremo convegno allo stallo». Per Safronkov «qualsiasi tentativo di giustificare un'azione militare» contro Pyongyang «è intollerabile».

Russia e Cina: basta test e stop alle esercitazioni Usa

L'ambasciatore cinese Liu Jieyi, ha sottolineato che un'azione militare «non rappresenta un'opzione» per affrontare la crisi con la Corea del Nord. «La Cina si è sempre opposta fermamente al caos e al conflitto sulla penisola coreana. E a questo riguardo l'uso di mezzi militari non debbono essere un'opzione», ha sancito il diplomatico di Pechino. Russia e Cina hanno ribadito la proposta di una mediazione che veda Pyongyang sospendere i suoi test nucleari e missilistici ed in cambio Usa e Corea del Sud porre fine alle manovre militari nell'area così da creare un clima «per un dialogo senza condizioni e per lavorare insieme per ridurre la tensione».

Una proposta di mediazione che non trova consenso alla Casa Bianca.

Con la Corea del Nord «bisogna fare qualche cosa» ha dichiarato Donald Trump in una conferenza stampa a Varsavia dopo il suo convegno con il presidente polacco Andrzej Duda. Il presidente americano ha dichiarato di non voler fissare delle "linee rosse" con Pyongyang, maha lanciato un appello a evitare «i discorsi e le azioni» che potrebbero aggravare le tensioni nella penisola coreana: «Esortiamo tutte le parti a dar prova di moderazione evitando discorsi e azioni che potrebbero aggravare le tensioni», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang. Intanto l'esercito sudcoreano ha effettuato nuove esercitazioni con fuoco reale, compreso il lancio di vari missili guidati, nelle acque del Mar del Giappone: le esercitazioni hanno visto impegnati sia la Marina militare che le forze aeree,secondo quanto riferito un portavoce della Difesa.

La risposta degli Usa: missili nelle acqua sudcoreane

Mercoledì, il giorno dopo il lancio di un missile balistico intercontinentale da parte della Corea del Nord, dalle basi militari americane e sudcoreane situate in Corea del Sud sono stati lanciati alcuni missili di precisione in acque territoriali sudcoreane, come esercitazione congiunta di avvertimento.

L'ottavo battaglione Usa di stanza nell'area ha riferito che il lancio è stato una risposta diretta al lancio nordcoreano, una prova di forza volta a dimostrare il sostegno statunitense all'alleato sudcoreano. Da Washington arriva intanto la conferma che il missile testato ieri dalla Corea del Nord era di tipo intercontinentale e avrebbe potuto raggiungere l'Alaska. È la prima volta che il regime di Pyongyang dimostra di poter attaccare direttamente il territorio degli Stati Uniti.

Il lancio di martedì: testato missile intercontinentale

La Corea del Nord ha annunciato martedì di aver testato con successo un missile balistico intercontinentale e ha dichiarato di avere la capacità di colpire con i propri missili ovunque nel mondo. Il lancio del missile avviene a pochi giorni dal G20 che dovrà discutere le azioni da prendere in relazione al programma di armamento di Pyongyang.

Il missile Hwasong-14 ha raggiunto un'altitudine di 2.802 chilometri e ha colpito l'obiettivo dopo 39 minuti di volo, secondo quanto riferito dalla televisione pubblica nordcoreana. È precipitato nel mar del Giappone in acque che apparterrebbero alla zona economica di Tokyo. Il Giappone ha immediatamente protestato contro quella che chiama una chiara violazione delle risoluzioni dell'Onu. Anche il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, ha chiesto un intervento del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

«Potrebbe giungere in Alaska»

«Se le notizie riferite sono corrette - ha precisato alla Bbc il fisico David Wright dell'associazione di scienziati americani Union of Concerned Scientist - lo stesso missile può raggiungere una portata massima di circa 6.700 chilometri lungo una traiettoria standard». Questo significa che sarebbe in grado di «raggiungere l'Alaska» ma non il resto degli Stati Uniti. Per colpire un bersaglio servono però non solo la portata, ma anche la capacità di proteggere la testata del missile dall'intenso calore e dalle vibrazioni al momento del rientro nell'atmosfera. E non è chiaro se Pyongyang già disponga di questa capacità.

Trump avvisa la Cina: pronti a fare da soli

Poche ore prima del lancio statunitense, il presidente Donald Trump, frustrato dall'apparente riluttanza della Cina a intervenire sulla Corea del Nord, aveva telefonato al presidente cinese Xi Jimping, avvisandolo che gli Usa sono pronti ad agire da soli per fare pressioni contro il programma nucleare militare di Pyongyang. Lo scrive il New York Time, citando alti dirigenti dell'amministrazione.

Cina e Russia: stop ai test e alle esercitazioni Usa

La Russia e la Cina hanno rilanciato un'iniziativa congiunta per affrontare la questione della Corea del Nord: chiedono a Pyongyang uno stop ai suoi test missilistici e a Washington e Seul di mettere fine alle esercitazioni militari congiunte. Lo si legge nella dichiarazione congiunta diffusa martedì dai due ministeri, nel giorno della visita ufficiale del presidente Xi Jinping a Mosca, dove ha incontrato l'omologo Vladimir Putin. Russia e Cina, inoltre, si sono dette «seriamente preoccupate» per l'ultimo test missilistico compiuto dal regime nordcoreano e lo hanno condannato come «inaccettabile».