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La Libia tra guerra civile, Russia, Turchia e… Covid 19

Non si può più solamente analizzare la condizione militare per capire cosa sta accadendo in Libia. Si sono aggiunti il diffondersi del contagio da coronavirus e la condizione economica come elementi di valutazione dell’evolversi delle cose. Per quanto riguarda la guerra in corso è indiscutibile un fatto: l’offensiva del generale Haftar, iniziata circa un anno fa non ha portato i risultati sperati. Tripoli rimane saldamente sotto controllo di Al Serraj nonostante i bombardamenti delle ultime settimane anzi c’è da registrare la controffensiva dell’esercito del Governo riconosciuto dall’Europa che proprio ieri ha concentrato i suoi sforzi sulla riconquista di Tarhuna, roccaforte inevitabile per mettere in sicurezza la capitale e puntare verso est, verso Bengasi controllata da Haftar. Sta per iniziare il Ramadan e Serraj vorrebbe risolvere a suo favore la battaglia per la riconquista della città prima del blocco religioso che durerà fino al 23 maggio. Le truppe turche inviate da Erdogan sono state determinanti in questa controffensiva anche perché con il loro utilizzo si sono enormemente limitati i voli dei droni inviati dagli Emirati Arabi e dall’Egitto a Haftar che, insieme alle forze russe ,hanno causato danni e vittime all’esercito di Serraj.
Al di là dei comunicati propagandistici di entrambi le parti quindi si può tranquillamente affermare che la l’intervento delle milizie turche è stato fondamentale per lo meno per la stabilizzazione di una condizione che rischiava di rovesciare il Governo legittimo. Anche se d’altra parte risulta ormai chiaro che è la Turchia e non l’Europa e tantomeno l’Italia il riferimento principale di Serraj con il controllo di una vasta area del Mediterraneo. Il secondo elemento di valutazione sulla condizione libica è costituito dal diffondersi dell’epidemia del covid 19. Sono per ora poche decine gli infettati tra Tripoli e Misurata ma l’OMS ha lanciato un allarme preciso sulla possibilità di un rapido propagarsi del contagio e dell’ insufficiente sistema sanitario libico per contrastarlo. I trenta medici fatto giungere a Roma in aiuto dell’ Italia sembrano più una mossa diplomatica di Serraj anche considerato che lo stesso ha inasprito il coprifuoco e ha concesso la libertà a 450 detenuti per evitare focolai di epidemia. L’impressione è che la condizione sanitaria si inserirà notevolmente sull’evolversi della condizione militare. Infine il blocco del petrolio potrebbe costare carissimo a un popolo già martoriato dalla guerra civile, le casse del Governo di Tripoli sono sempre più vuote e sono minacciate anche le esigenze ordinarie. A questo ultimamente di è aggiunto anche il crollo dei prezzi causa le conseguenze del diffondersi mondiale del virus che ha prodotto un ulteriore depauperamento dei ricavi. E anche per questo stato di cose che oggi la Libia è sempre più ostaggio di Russia e Turchia le due potenze che si stanno spartendo il suo territorio.