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Russia. Crisi dello stretto di Kerch: rifiutate le mediazioni di Francia e...

A seguito della crisi con l’Ucraina, innescatasi domenica scorsa con i colpi sparati dalle navi russe verso tre mezzi ucraini che tentavano di superare lo stretto di Kerch, Mosca ha deciso lo stanziamento di un’ulteriore divisione di missili difensivi S-400 in Crimea. Si tratterebbe del quarto sistema difensivo del genere, ognuno dei quali è in grado di abbattere 36 aerei avversari nel raggio di 400 km.
Intanto già 12 dei 24 marinai fermati sono stati condannati a 2 mesi di reclusione, ed i tre natanti ucraini continuano ad essere sotto sequestro: i servizi russi (Fsb) hanno pubblicato intercettazioni e documenti rinvenuti sulle navi che dimostrerebbero il tentativo di attraversare lo stretto “in segreto”, per cui verrebbe ad essere avvalorata la versione russa secondo cui non era stato comunicato il passaggio dei tre mezzi.
Teoricamente lo stretto di Kerch, che apre al mar di Azov e sopra il quale i russi hanno di attuale costruito un ponte per collegare l’annessa Crimea al territorio russo, dovrebbe essere di competenza di entrambi i paesi, ma de facto viene considerato come proprio dalla Russia.
Le autorità russe hanno anche diffuso dei video con le confessioni di tre militari ucraini tra cui un ufficiale, Volodymyr Lisovyi, il quale ha affermato di essere stato a conoscenza del fatto che stavano sconfinando senza permesso, come pure di aver “deliberatamente ignorato le richieste” dei russi. Da parte ucraina si parla di “confessioni forzate” e si continua ad insistere, peraltro senza prove, di aver avuto il via libera al passaggio delle tre navi delle autorità militari russe.
Mentre Usa e Ue minacciano nuove sanzioni, Trump addirittura di disertare l’convegno con Vladimir Putin previsto a margine del G20, Mosca ha fatto sapere attraverso il ministro degli Esteri Sergei Lavrov di non essere interessata alle mediazioni che Germania e Francia hanno proposto nel quadro del “Quartetto di Normandia”. Lavrov, che era a Parigi per incappare il collega francese Jean Yves Le Drian, ha sottolineato che non servono mediazioni e che “se vi sono questioni tecniche che non sono chiare all’Ucraina ne possono discutere le autorità di frontiera dei due Paesi”.