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Le relazioni tra Europa e Russia e l’influenza della Nato. Intervista a...

La Federazione Russa e l’Unione Europea devono essere considerati due attori fondamentali nel campo delle relazioni internazionali. La attuale crisi ucraina ha deteriorato i loro rapporti facendo sì che oggigiorno Mosca e Bruxelles siano divenuti più nemici orientati allo scontro che amici focalizzati sulla cooperazione.
La collaborazione tra la Russia e l’Ue è necessaria però per favorire il superamento dei problemi socioeconomici che caratterizzano lo spazio europeo e russo da anni rappresentati dalla crisi economica avvenuta a seguito del crollo del prezzo del petrolio del 2014, la minaccia terroristica da parte dello Stato islamico e al-Qaeda, ed il fenomeno dell’immigrazione.
L’analisi delle relazioni Russia-Ue deve prendere in esame l’importanza della Nato che svolge un ruolo strategico in Europa sostenendo Bruxelles contro Mosca attraverso il supporto militare e la comunicazione strategica.
Abbiamo incontrato il professor Oleg Ivanov, vice rettore presso l’Accademica diplomatica del ministero degli Esteri russo ed esperto di Nato, relazioni Russia-Nato, e problemi di sicurezza europei, per discutere lo sviluppo delle relazioni tra Mosca e Bruxelles e l’influenza che esercita la Nato.

– Qual è l’attuale condizione delle relazioni Nato-Russia ed in quali campi si registra lo scontro più significativo? Secondo Lei, è possibile affermare che “stiamo vivendo una nuova era di Guerra Fredda” come affermato da diversi giornalisti ed analisti?
“Non credo che la condizione attuale tra Russia e Nato possa essere descritta come “Nuova Guerra Fredda”. Ci sono infatti alcune motivazioni per poter affermare ciò. In primo luogo, la strategia della Nato verso la Russia è basata sia sulla deterrenza che sul dialogo allo stesso tempo. Durante la “classica” Guerra Fredda i rapporti erano caratterizzati dalla sola deterrenza ma mancavano del dialogo. In secondo luogo, la Guerra Fredda aveva un carattere generale rispetto invece ad oggi dove lo scontro è soltanto tra l’Alleanza Atlantica e la Russia. In terzo luogo, non c’è rivalità tra due sistemi sociali ed economici opposti come in passato. La Russia non tende ad espandere i suoi valori e non ha come obiettivo quello di insegnare all’occidente quali valori i occidentali dovrebbero custodire. Infine, nonostante un raffreddamento nei rapporti, non esiste un grosso pericolo di conflitto militare rispetto al periodo della Guerra Fredda.
La cosa peggiore nelle relazioni Russia-Nato è data dalla soluzione di quest’ultima di cancellare ogni forma di cooperazione militare e civile con la Russia e incentrare l’attenzione sulla deterrenza che ha portato la fine del lavoro congiunto in settori che vanno al di là delle relazioni bilaterali, come la lotta al terrorismo, la cooperazione in Afghanistan e la non proliferazione delle armi di distruzione di massa (Wmd). Nel complesso, la svolta verso la deterrenza rompe la fiducia tra le due parti e mina lo spirito di possibile cooperazione”.

– La crisi ucraina ha cambiato in modo significativo le relazioni russo-europee. Qual è stato il contributo della Nato e degli Stati Uniti in tale cambiamento?
“La maggior parte degli Stati membri della Nato sono anche membri dell’Ue. Ovviamente le decisioni prese da una parte di Bruxelles influenzano anche l’altra. Per di più gli Stati Uniti giocano un ruolo cruciale decisionale nella Nato che è supportato da alleati fondamentali come gli stati del Baltico e la Polonia.
Nel 2014, prima del colpo di stato a Kiev, i leader dell’Ue e della Nato2q avrebbero potuto mettere in guardia i leader dell’opposizione in Ucraina e avrebbero potuto non sostenere ogni azione illegale dell’opposizione richiedendo di non usare la forza contro il presidente Yanukovich al fine di evitare la destabilizzazione del paese. Sfortunatamente questo non è accaduto. Se Bruxelles ha assistito passivamente a ciò che stava accadendo a Kiev, i funzionari di Washington invece hanno interferito nel processo intimo ucraino come ha rivelato la conversazione telefonica tra l’ambasciatore statunitense in Ucraina Pyatt ed il segretario di Stato Usa Nuland nella quale discutevano chi avrebbe dovuto occupare le posizioni di governo in Ucraina.
Secondo la teoria geopolitica in tempo di crisi il collegamento fra il centro (capitale) e la periferia (provincia) si indebolisce e tende a rompersi. Questo è quello che è successo in Ucraina, quando la regione del Donbass si è distaccata. Questo scenario si poteva impedire qualora i leader occidentali avessero supportato l’opposizione in Ucraina”.

– Secondo George Friedman, ex analista della Cia, fondatore di Stratfor e ora direttore di Geopolitical Futures, uno dei più grandi problemi della Federazione Russa è la sua indifendibilità lungo i confini occidentale e meridionale. Pertanto, per superare questo problema, la Russia ha bisogno di creare una zona cuscinetto che separi il “cuore” del paese dalle minacce esterne. In passato gli stati baltici, le repubbliche caucasiche e dei paesi dell’Asia centrale hanno rappresentato questa buffer zone, area in cui la Nato negli ultimi due decenni ha perpetrato la sua strategia di espansione. Esiste veramente in Russia questo sentimento di paura di una possibile aggressione oppure tutto questo allarmismo è dovuto alla propaganda del Cremlino per giustificare la propria politica estera?
“Io tendo a credere che non è opportuno parlare di buffer zone come evidenzia l’attuale assestamento della Federazione Russa. Gli Stati baltici sono nella Nato oggi, mentre delle repubbliche caucasiche solo la Georgia ha affermato la sua volontà di aderire all’Alleanza Atlantica. Essendo uno stato piccolo di dimensioni, è difficile considerare la Georgia una zona cuscinetto. In Asia Centrale invece l’adesione alla NATO non è all’ordine del giorno.
La Nato in sé non è una minaccia esistenziale per la Russia. Secondo la strategia di sicurezza nazionale russa, il rafforzamento del potenziale della Nato e il conseguimento di funzioni globali in violazione delle norme del diritto internazionale, l’intensificazione dell’attività militare dell’Alleanza, la sua ulteriore espansione e il trasferimento di un’infrastruttura militare più vicina i confini russi creano la minaccia per la sicurezza nazionale. Non ha nulla a che fare con la paura, ma con la valutazione razionale del cambiamento del contesto politico e militare in Europa. Aerei F-16 dalla base aerea polacca di Lask possono raggiungere Kaliningrad in 12 minuti e Mosca in meno di un’ora. In cima ai possibili pericoli di questa espansione dell’attività militare della Nato lungo i confini russi c’è il timore di un possibile accidentale scontro militare dovuto ad un errore di calcolo. Ricordiamo ad modello quando l’aereo militare russo è stato abbattuto da quello turco. Fortunatamente tale evento non ha causato conseguenze irreversibili. C’è una necessità urgente di adottare misure di riduzione del azzardo da parte della Russia e della Nato in particolare in aree come il Mar Baltico e il Mar Nero”.

– Recentemente Russia e Bielorussia hanno organizzato una esercitazione militare strategica congiunta delle forze armate chiamata “Zapad 2017”. I media ed i report occidentali hanno affermato che tale esercitazione ha coinvolto circa 10-17mila persone. Alcuni analisti hanno descritto questa esercitazione militare come il tentativo russo di spostare le forze armate e soldati vicino ai confini degli stati baltici minacciando quindi gli interessi della Nato. Secondo Lei, quale era il vero scopo di Zapad 2017 e il motivo per cui questa esercitazione militare ha attirato l’attenzione dei media e osservatori occidentali?
“I media occidentali hanno affermato che in base alle dimensioni e agli obiettivi di Zapad 2017 questa è stata una esercitazione di preparazione per dilagare e occupare i paesi baltici e la Polonia. Questo tipo di affermazioni non hanno nulla a che fare con la realtà. In primo luogo, lo scenario dell’esercitazione ha avuto un carattere difensivo. Inoltre, in totale 12.700 truppe, circa 680 equipaggiamenti militari e circa 70 aerei hanno partecipato a Zapad 2017. Qualsiasi esperto militare ragionevole può confermare che un simile dispiegamento di truppe non è sufficiente per condurre una offensiva contro la Nato.
Inoltre in caso di scontro militare la Nato può valersi dell’articolo V che richiama immediatamente tutto il potenziale militare dell’Alleanza Atlantica contro la Russia. Guardando i due schieramenti l’equilibrio militare è molto più in favore della Nato rispetto alla Federazione Russa. In particolare, la Nato ha 3,48 milioni di soldati attivi, 9.460 carri armati, 3.891 aerei da combattimento mentre la Russia ha 771mila soldati attivi, 2.600 carri armati e 1.201 aerei da combattimento. È ovvio che per la Russia eventuali perdite militari in caso di scontro possono superare i benefici. I battaglioni dei paesi della NATO sul territorio dei paesi del Baltico svolgono il ruolo di “trip wire”. Per di più in caso di un’azione militare neppure uno può garantire che entrambe le parti non useranno armi nucleari tattiche. In questo caso, l’intatto scenario avrà un carattere sinistro. La vecchia regola della Guerra Fredda, “sparare prima e morire secondo” è ancora valida.
Tornando a Zapad 2017, lo scopo della esercitazione militare è quello di migliorare la coesione, di rinforzare le competenze militari per sostenere la compatibilità operativa dei militari russi e bielorussi piuttosto che attaccare la Nato. È contro l’arte e la scienza militare attaccare chiunque senza che vi sia la necessaria preminenza ed i leader russi sono a sufficienza intelligenti per capire questo. L’attenzione dei mass media occidentali e gli osservatori si spiega con la necessità di giustificare la necessità di aumentare la spesa militare della Nato al 2% del Pil entro il 2024”.

– Analisti occidentali hanno descritto la crisi ucraina e la guerra russo-georgiana come conseguenza della politica estera aggressiva russa e della strategia di Mosca di continuare la sua influenza nello spazio post sovietico. Se nel caso del conflitto georgiano l’esito è stato l’affermazione dell’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, in Ucraina c’è un conflitto aperto che incide sulla sicurezza e sulle relazioni internazionali di Russia e Ue. Come è possibile risolvere o gestire il conflitto in Ucraina? Quanto conta il sostegno della Nato alla Georgia e all’Ucraina?
“Questo è il modo più semplice per dare tutta la colpa alla Russia etichettandola come un grande paese che agisce come un “bullo” con paesi di piccole dimensioni. Tuttavia, si dovrebbe guardare ai fatti. Ad modello, secondo il rapporto del diplomatico svizzero Tagliavini è stato il governo georgiano di Saakashvili a “sparare il primo colpo” la sera del 7 agosto 2008 quando le forze georgiane hanno attaccato la città di Tskhinvali. Le prime vittime sono state le forze di pace russe e civili dell’Ossezia del Sud.
Per quanto riguarda il caso ucraino devo dire prima di tutto che non vi è alcuna soluzione rapida del conflitto. Il principio fondamentale dovrebbe essere quello di evitare ulteriori danni e di garantire la sicurezza lungo la linea del fronte del Donbass. Finora non c’è un’altra formula se non soddisfare l’accordo di Minsk. La condizione è in stallo perché la disposizione dell’accordo di cambiare la Costituzione ucraina in modo da dare uno status speciale al Donbass dovrebbe essere fatta dalle autorità ucraine, ma al momento il presidente Poroshenko è incapace di attuare ciò anche per paura che il suo governo venga rovesciato dalle forze nazionaliste. Il presidente Putin aveva proposto di distribuire i caschi blu lungo la linea del fronte tra le repubbliche del Donbass e la parte del paese controllato dal governo ucraino. Allo stesso tempo, sarebbe opportuno per il governo ucraino aprire un dialogo con le repubbliche separatiste del Donbass per ridurre il divario nelle loro posizioni. In caso contrario, il azzardo è che questo conflitto possa perdurare negli anni come quello del Nagorno Karabakh nel Caucaso.
La volontà di Georgia e Ucraina di aderire alla Nato al fine di risolvere il loro conflitto è un azzardo sia per la Georgia che per l’Ucraina. Questo piano incerto è volto a tirare la Nato in scontro con la Russia. Naturalmente, il sostegno della Nato alla Georgia e all’Ucraina è importante. Sarebbe prematuro parlare di questi paesi che presto entreranno nell’Alleanza il cui obiettivo è quello di rafforzare il potere militare e regimi politici in entrambi gli stati in modo che l’Alleanza Atlantica possa avere un effetto leva per influenzare la politica interna ed estera. Nel frattempo questi due stati potrebbero essere legati alla Nato in futuro e potrebbero possibilmente essere inclusi nell’agenda dell’Alleanza Atlantica. D’altra parte, non si dovrebbe aspettare che la Nato si scontri con la Russia a causa della Georgia e dell’Ucraina perché “il gioco non vale la candela”.

Il terrorismo è una minaccia internazionale che affligge sia l’Europa che la Russia. In che modo le due parti potrebbero superare questo problema e ridurre il fenomeno dei combattenti stranieri? Esiste un margine di cooperazione tra la Nato e la Russia nel campo della sicurezza?
“Il terrorismo è la minaccia più pericolosa che la nostra civiltà deve combattere oggi. Per affrontare la questione la comunità mondiale dovrebbe unire i suoi sforzi. Sia la Russia che la Nato avevano raggiunto un certo successo nella lotta al terrorismo prima del 2014.
Nel 2004 il Consiglio Russia-Nato aveva iniziato la realizzazione del piano per combattere il terrorismo tramite lo scambio di informazioni e consultazioni e grazie alla loro partecipazione al progetto tecnico Standex finalizzato alla produzione di apparecchiature per rilevare gli esplosivi sui mezzi di trasporto. Il risultato dei test nella metro di Parigi nel 2013 era stato etichettato come promettente. Purtroppo, tutta questa cooperazione è stata interrotta dalla Nato dopo che la Crisi Ucraina ha avuto inizio. Né la Russia né la Nato hanno beneficiato di questa soluzione.
Cosa si deve fare per migliorare questo status quo? In primo luogo, la Russia e la Nato devono concordare che la cooperazione nella lotta al terrorismo è un’area vitale che non dovrebbe essere ostaggio di decisioni politiche che non hanno nulla a che fare con la lotta al terrorismo. In secondo luogo, la Nato è ancora concentrata su minacce storiche e tradizionali come la Russia e non è pronta invece per affrontare nuove sfide a cui dedica solo il 5-10 per cento delle sue attività. In terzo luogo, la modernizzazione di Frontex dell’Ue potrebbe stabilire un contatto con la controparte russa in settori quali le operazioni di ricerca e soccorso e la consapevolezza di campo per lo scambio di informazioni nel fianco meridionale dell’Europa. C’è urgente bisogno di riprendere la cooperazione in settori quali la lotta al terrorismo, la non proliferazione di Wmd e le minacce informatiche. Se non cominciamo a lavorare insieme, questa inerzia giocherà solo ai terroristi e faciliterà la loro attività criminale”.