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La Moldavia, tra occiddente e Russia

Nel 1989 la Moldavia lasciò l’Unione Sovietica. È allora che nella parte orientale del paese, la regione della Transnitria proclamerò la sua indipendenza per rimanere sotto la protezione della Russia. La guerra civile tra “Moldavia orientale o Transnistria” e “Moldavia occidentale” durò due anni. Nel 1994 la Moldavia fu l’ultimo stato a firmare la Carta della CSI. Nel 1995 la Moldavia è diventata il primo stato della CSI a far parte del Consiglio d’Europa. La Moldavia, un piccolo paese senza ricchezza, si trovò nel mezzo di una logica di confronto est-ovest.
L’interesse della Russia per questo territorio, senza risorse, senza reale interesse industriale, è la sua posizione geografica. Il gas fornito in Europa da Gazprom passa attraverso Ucraina, Transnistria e Moldavia. L’elettricità russa dall’Est Europa attraversa lo stesso corridoio geografico.
La Russia sta usando la Transnistria per impedire alla Moldavia di unirsi nuovamente alla sorella maggiore Romania, che è entrata in Europa dal 2007. Mosca, al di là del supporto militare ufficiale, mantiene la Transnistria sovvenzionando questo stato di fatto inesistente: infatti oltre il 70% del bilancio nazionale proviene da “aiuti umanitari russi”. Il gas è quasi gratuito, il debito della Transnistria è di 3,5 miliardi di dollari, che viene opportunamente ricordato alla Moldavia non appena tenta di riprendere il controllo della sua regione orientale. Il MGB (Ministero della Sicurezza nazionale), l’equivalente del KGB, semina il terrore in questa regione ove gli oligarchi sono scelti dalla Russia. Mentre la Moldavia voleva avvicinarsi all’Europa, la Russia ha imposto tre embargi. Nel 2006 ha vietato l’importazione di vini moldavi, sostenendo il declino della loro qualità. Dal 2013 i moldavi non possono più lavorare in Russia e vengono espulsi. Nel 2014 sono state le verdure e le carni ad essere respinte dal mercato russo.
A livello di politica interna un gruppo di piccoli partiti, guidati da oligarchi corrotti, cantano gli elogi dell’Unione Doganale Eurasiatica voluta da Vladimir Putin. Uno dei più influenti protagonisti della politica moldava, Vladimir Plahotniuc, ha creato il PDM, il Partito socialdemocratico di Moldavia, che è diventato un membro abbonato del Partito dei socialisti europei e un membro a pieno titolo dell’Internazionale socialista. Dalla fine del primo decennio del 2000, Vladimir Plahotniuc ha governato in modo dispotico su tutte le parti del paese: media, politica, economia, proprietà immobiliari, sicurezza interna. La corruzione sta imperversando come dimostra il fatto che è stata approvata una legge di amnistia per i beni acquisiti illegalmente. Un miliardo di dollari detenuto dalle banche moldave è stato rubato nel 2017 (15% del PIL del paese) e mai recuperato.
Un altro personaggio storico significativo è certamente Ilan Shor, un uomo d’affari israelo-moldavo nato a Tel Aviv e diventato sindaco della terza città moldava, Orhei. A soli 30 minuti dalla capitale, ora è diventata la seconda città più grande del paese. Fondatore del partito “Partito Shor”, che sostiene i valori della Russia, il finanziamento delle sue oscure attività lo hanno fatto condannare nel 2015 e nel 2017 per una pena di 7 anni e mezzo di prigione mai eseguita. Shor, attraverso un suo canale televisivo,sostiene i valori russi e finanzia gran parte delle attività sociali della sua città o con i propri fondi o con fondi russi. Possiede anche una squadra di calcio, il “Milsami”.
I giovani moldavi che hanno meno di quarant’anni hanno gli occhi e il cuore rivolti verso l’Europa. La maggior parte di loro parla rumeno e russo, il quale che non è più obbligatorio a scuola dal 1989. Internet e le nuove tecnologie, che sono molto più facili da apprendere per questi giovani che per i loro genitori spesso agricoltori, hanno consentito loro di scoprire i piaceri del consumismo.
Ora l’Europa, ma soprattutto la Nato, ha precisi interessi ad integrare la Moldavia. In primo luogo l’integrazione della Moldavia nel contesto europeo deriva dall’instabilità interna, che può a sua volta destabilizzare i confini orientali dell’Europa. In secondo luogo la posizione geopolitica della Moldavia: alludiamo alla sua adiacenza al Mar Nero e alla collaborazione con la NATO, volta a indebolire la politica della potenza russa.
Per avvicinarsi alla popolazione moldava, l’Europa utilizza un approccio diverso da quello della Russia. Nel febbraio 2014 il Parlamento europeo ha approvato l’abolizione dei visti per i moldavi per soggiorni di meno di tre mesi nell’area Schengen, e qualsiasi cittadino moldavo che abbia almeno i nonni nati o diventati rumeni tra l’aprile 1918 e il giugno 1940, può diventare un cittadino rumeno (quindi dell’Unione Europea) attraverso un facile esame della lingua rumena. L’accordo di associazione firmato nel 2014 è una forte cooperazione in diversi settori: energia, giustizia, politica estera, visti, cultura, ecc.
La controparte per la Moldavia sarà quella di attuare profonde riforme politiche sociali ed economiche. Inoltre Europa e Stati Uniti dispiegano ingenti risorse finanziarie per la costruzione di strade e infrastrutture, strumenti di produzione industriale e sviluppo. Questi sussidi, distribuiti direttamente dall’Europa o attraverso la Romania, o dagli Stati Uniti o dal FMI, vanno in senso contrario a quelli della Russia: le risorse impiegate oggi dovrebbero consentire uno sviluppo sostenibile e “indipendente” della Moldavia, rispetto alla tutela russa.