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Evgeny Pashentsev: il ruolo della comunicazione strategica nelle relazioni Ue-Russia

La crisi Ucraina ha deteriorato le relazioni tra l’Unione Europea e la Russia comportando le sanzioni ed un “conflitto” nel campo dell’informazione che ha visto spesso Bruxelles accusare Mosca di utilizzare i media ed i propri centri di cultura per contrastare e destabilizzare la politica europea. In questa ottica assume un valore di primo piano la comunicazione strategica, disciplina che indaga la capacità delle organizzazioni di impegnarsi in una comunicazione concreta e mirata che sfrutti diverse attività come le pubbliche relazioni, gestione della comunicazione e pubblicità. Abbiamo incontrato il Professor Evgeny Pashentsev* dell’Accademia diplomatica del ministero degli Affari esteri di Mosca e direttore del Centro per gli Studi sociali e politici e la consulenza (ICSPSC) per discutere il ruolo geopolitico della comunicazione strategica nelle relazioni russo-europee.

– Nel 2016 il Parlamento Europeo ha adottato la risoluzione “on EU strategic communication to counteract propaganda against it by third parties” che sanciva l’esistenza di una “guerra dell’informazione e psicologica” tra la Russia e l’Ue e formalmente accusava Mosca di utilizzare i contatti ed incontri con la controparte europea per condurre la propria propaganda e per indebolire Bruxelles invece di cercare una via di dialogo. Questa risoluzione può essere considerata parte della strategia di comunicazione dell’Ue per contrastare la Russia e giustificare le sanzioni oppure esiste veramente una minaccia propagandistica russa?
“Personalmente credo la “la guerra all’informazione” non sia diretta contro la Russia, ma contro gli stessi stati dell’Ue. Infatti ciò che viene criticato è l’atteggiamento di Mosca di cercare di creare e rafforzare le relazioni bilaterali, la cooperazione economica e progetti congiunti con i paesi membri dell’Unione in un periodo caratterizzato dal rallentamento del commercio internazionale e da una crisi economica che ha investito diversi paesi europei. Le stesse sanzioni hanno diminuito lo scambio commerciale Eu-Russia provocando i maggiori effetti sugli stati dell’Unione rispetto alla Federazione che ha iniziato a registrare una crescita economica (0.3 % nel primo trimestre del 2017).
Le previsioni di Obama sul futuro nero della Russia erano errate, basti pensare che all’inizio del 2017 il debito esterno russo ammontava a circa il 40% del PIL, dato che indica stabilità della condizione economica e finanziaria rispetto ad alcuni paesi europei che registrano un debito nettamente superiore (Regno Unito 314%, Olanda 525%, Irlanda 725%, Francia 210%). Quello che è possibile osservare è un orientamento russo verso altri mercati ed il rafforzamento delle relazioni con la Cina il cui commercio bilaterale per il 2020 dovrebbe raggiungere quota 200 miliardi di dollari secondo la volontà di Mosca e Pechino.
Nel frattempo il grande debito affligge i paesi membri dell’Ue che hanno una crescita bassa o pari a zero e prima o poi dovranno far fronte alla prospettiva del collasso economico, all’esplosione socio-politica e/o ad una guerra. Il declino del commercio estero, il supporto diplomatico e finanziario al regime oligarchico in Ucraina, le sanzioni e la loro copertura mediatica non colpiscono la Russia quanto la popolazione ed il business dei paesi europei. La volontà di alcuni paesi dell’Ue di normalizzare le relazioni con la Russia nasce dalle aspirazioni nazionali di questi e non dagli “intrighi del Cremlino” per dividere l’unità europee.
Sfortunatamente la risoluzione europea sembra influenzare le relazioni con la Russia molto meno di quanto fanno le politiche europee e la loro credibilità. Diverse organizzazioni nel campo della comunicazione, tra cui IFJ e EFJ, hanno palesato i loro dubbi su questa controversa risoluzione che sembra promuovi la censura. Da notare, inoltre, come dal testo del documento si evince che la Russia è considerata una minaccia e nemico maggiore rispetto allo Stato Islamico.
La Russia deve tenere conto dei problemi dell’Ue perché questi la influenzano negativamente: il “declino europeo” potrebbe convertirsi in una crisi generale e minacciare la comunità internazionale con una grande guerra che potrebbe essere evitata attraverso il revival delle nazioni europee basato sulla democrazia progressiva e sull’informazione dei loro alleati”.

– Attualmente sembra che il divario Mosca-Bruxelles sia incolmabile a causa dei rispettivi interessi geopolitici ed economici. Possono sia Europa che Russia sopravvivere separate durante questo periodo storico caratterizzato da recessione economica, minaccia terroristica e problemi socio-culturali come l’immigrazione? Chi può veramente beneficiare da questa separazione?
“Vorrei dire in modo chiaro che sarà molto difficile risolvere i problemi più complicati del nostro tempo separatamente. La dimensione “modesta” del terra impone la necessità di prendere in considerazione gli interessi di ognuno.
Russia ed Europa sono vicine geograficamente, è quindi normale pensare che i commerci tra le due possano essere migliori e maggiormente equi rispetto a quelli con partner lontani. Inoltre il progetto di integrazione del continente più grande della Terra, dove vive più del 70% della popolazione mondiale, non può funzionare senza la Russia, concetto che è stato compreso al meglio in oriente e non completamente in occidente.
Ovviamente qualcuno continuerà ad interferire attivamente nelle relazioni russo-europee non per motivi personali, ma per la paura pragmatica di perdere migliaia di miliardi di profitti e la leadership politica. È a sufficienza simbolico che nel pieno della crisi Ucraina il fondatore di Stratfor George Friedman ha affermato che l’impero statunitense sta costruendo un cordone sanitario contro la Russia e sta considerando l’esperienza dell’impero britannico nell’incitare gli europei gli uni contro gli altri. Citando Marie Le Pen, attuale candidato presidenziale francese, gli Stati Uniti stanno agendo in un modo che dimostra la loro necessita di generare una grande guerra sul continente europeo. Ciò che è invece necessario nelle relazioni Russia-Ue è evitare la politica delle imposizioni e abbandonare la “demonizzazione” del partner di dialogo”.

– Nel 2016 l’Italia è stato uno dei paesi a supportare la missione NATO in Lettonia per creare una linea difensiva contro un possibile attacco russo. Qual è il ruolo della NATO e dei paesi baltici nelle relazioni Russia-Eu e come questo mito della “aggressione russa” ha delineato il dialogo tra le parti?
“Dando uno sguardo al sito del Centro di Comunicazione Strategica della NATO di Riga è possibile trovare molti documenti che mirano a “contrastare l’aggressione russa” e la “propaganda russa”.
In quell’anno è stato pubblicato un documento dal titolo “The Kremlin and Daesh Information Activities” dove all’intimo veniva identificato il “male assoluto” per la maggioranza dei residenti dell’Ue con Daesh e la Russia. In alcuni casi la Russia veniva identificata come un male peggiore dello Stato Islamico. Gli stessi leader della NATO hanno ripetutamente sottolineato la crescente “minaccia” dalla Russia e la conseguente attivazione dei paesi vicini dell’Alleanza Atlantica, tra cui emergono gli stati del Baltico che non promuovono certamente un dialogo costruttivo tra Bruxelles e Mosca.
Questa condizione è ostacolata anche dalla costruzione di relazioni di buon vicinato tra la Russia e la Lettonia, la Lituania e l’Estonia. Ma credo che il tempo metterà tutto al suo posto e le nostre relazioni verranno migliorate”.

– Crede che la Russia e l’Europa siano pronte per migliorare i loro rapporti e superare i problemi legati alla fiducia oppure questo è soltanto un desiderio di alcuni partiti politici, circoli accademici ed organizzazioni economiche che operano all’intimo del continente europeo?
“Credo che le relazioni tra la Russia e l’Ue debbano essere considerate nel contesto dei cambiamenti che si stanno registrando sulla scena europea; è inoltre necessario dividere le strutture soprannazionali europee dai paesi che ne fanno parte.
Oggigiorno stiamo assistendo ad un rafforzamento del partito degli “euroscettici” in Germania, Italia, Olanda, Francia ed altri paesi europei, fattore che non indica che la popolazione di questi stati voglia rompere i legami economici, politici e culturali europei, perché questi hanno una lunga ed ambiziosa tradizione. Stiamo parlando invece dell’aumento di una crescente insoddisfazione dell’efficacia sociale del meccanismo sovranazionale per la regolamentazione delle relazioni interstatali nell’Ue, più in linea con gli interessi dell’élite burocratica sovranazionale e di una certa parte delle società transnazionali che con gli interessi della maggior parte dei cittadini europei.
E se il pubblico europeo ha il diritto di non essere d’accordo con questi errori, come mostrano la Brexit ed i risultati delle elezioni in diversi paesi europei, forse anche la Russia ha il diritto di non essere d’accordo con l’etichetta che gli è stata affibbiata di responsabilità della crisi Ucraina o con le accuse di interferenza nelle elezioni in un determinato paese europeo? Ed è assolutamente inservibile considerare come traditori oppure “burattini di Mosca” coloro che comprendono la normalizzazione delle relazioni con la Russia non come consegna e riconoscimento della responsabilità di tutto ciò che è accaduto, ma come processo di dialogo tra parti eguali responsabili dei destini dei loro popoli e di una condizione di pace generale. Piuttosto, sono coloro che conducono affari per aggravare i rapporti tra la Russia ed i paesi dell’Ue a dover essere considerati pericolosi e irresponsabili nel giocare con il destino del mondo che mette in pericolo il futuro e l’esistenza stessa delle nazioni europee.
La Russia è indifferente di ciò che sta succedendo nell’Ue? Ovviamente no. Per ragioni economiche, dato che tutti i paesi dell’Unione Europea sono ancora il nostro più grande partner commerciale. Per motivi culturali – l’interpenetrazione e l’influenza reciproca delle nostre culture sono difficili da ignorare. Per motivi storici – basti ricordare che le prime due guerre mondiali sono cominciate in Europa e che il nazifascismo, che è diventato una minaccia per tutto il mondo, è nato e si è rafforzato nel cuore dell’Europa”.

Intervista integrale in lingua inglese redatta da ASRIE in media partnership con Notizie Geopolitiche al seguente link.

*Evgeny Pashentsev. Dottore in Storia, ricercatore emerito presso l’Accademia Diplomatica del ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, direttore del Centro Internazionale per gli Studi Politici e Sociali (ICSPSC). Professore presso la cattedra di Filosofia del Linguaggio e della Comunicazione della Università Statale di Mosca Lomonosov.