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La Russia si avvicina alle elezioni fra guerra e tensione sociale

Il 2018 non è lontano. Se l’esito del confronto elettorale  Russia sembra scontato le tensioni e le lotte intestine alla società russa sembrano essere tutt’altro che assopite. Russia Unita e Putin saranno riconfermati alla guida della nazione ma la questione politica è tutt’altro che scontata e di facile lettura. Se le ultime elezioni per il parlamento Federale hanno dato un risultato in apparenza bulgaro esso deve essere letto alla luce della normativa russa che vieta di presentarsi alle urne in coalizione penalizzando di conseguenza ogni tentativo di contrastare il partito di governo tramite una coalizione di opposizione di “larghe intese”. D’altro canto il panorama politico russo è paralizzato da una stagnazione che dura dai primi anni Novanta con il Partito Russia Unita che si contrappone KPRF di Zjiuganov (Comunisti), ai liberal democratici di Zirinovskij e ai social democratici di Spravidlivaja Rossiija. Di fatto la politica russa è caratterizzata da quasi un decennio da un “doppio binario”. Al partito di governo si oppongono due tipi di opposizione. L’opposizione “istituzionale” sopracitata che mantiene solitamente un basso profilo e spesse volte appoggia le decisioni governative senza esercitare particolari forme di otturazione, e l’opposizione “indipendente” anch’essa composta da anime diverse e non sempre in pacifica convivenza. Ai comunisti extraparlamentari di Sergheij Udalcov si uniscono e, talvolta contrappongono i liberali filooccidentali e progressisti di Jabloko, movimento politico di centro presieduto da Gregorij Javlinskij, una forza politica molto debole e vittima, negli ultimi anni, di un’inarrestabile emorragia di voti e di consenso. Proprio dall’esperienza fallimentare di Javlinskij nasce la grande coalizione Parnas, un movimento di centro- destra fondato dall’avvocato e blogger Alekseij Navalnij, socio e fondatore della Fondazione per la lotta alla corruzione, una task-force di avvocati, commercialisti e giornalisti molto attiva nell”antimafia e anticorruzione.

Se l’opposizione parlamentare ha sempre scelto di mantenere un profilo molto basso nei confronti del governo l’opposizione indipendente non ha mai esitato ad esporsi nel tentativo di creare un fronte unito di opposizione a Putin schierandosi su posizioni decisamente più moderate su temi strategici fondamentali come l’Ucraina, il Donbass, la Siria e i rapporti con la Nato.

Alekseij Navalnij non è una presenza nuova nel panorama politico russo. Avvocato molto esposto e impegnato nel sociale ha cominciato a diventare una celebrità nel biennio 2011-2012 con le proteste di Piazza Bolotnoja, una serie di proteste organizzate dall’opposizione indipendente represse duramente dalla Polizia. Proteste che hanno portato ad un lungo iter processuale e con l’irrogazione di condanne esemplari per molti dei fermati durante i disordini seguiti alla soluzione della polizia di sgomberare i sit-in.

Difficile fare pronostici su come sono destinati a svilupparsi i rapporti bilaterali Russia-Usa.  Tuttavia è  palese che il clima non è  dei più  amichevoli.

Sul fronte intimo il governo ha assunto una decisa posizione autarchica e conservatrice.  Prima la legge sugli “agenti esteri” ha portato ad una forte limitazione dell’operato delle ONG sul suolo russo e in seguito con il pacchetto di “controsanzioni” che ha fortemente ridotto l’export verso i paesi occidentali l’impronta isolazionista della Russia è  ormai evidente.

Se sul fronte esterno la posizione militare di Mosca è  a sufficienza precaria dal momento che con la perdita dell’alleato ucraino e con la crescente riottosità della Bielorussia di Luchasenko la Nato gode di un ottimo cuscinetto di fronte alle armate russe schierate sul fronte occidentale. Del resto il servizio informazioni dell’esercito francese è  stato piú volte chiaro.  Non vi sono forze regolari russe schierate in assestamento da guerra sul confine occidentale. Le guarnigioni sono in caserma e non vi è  nessun segnale della volontà  di Mosca di dare vita ad una qualche prova di forza.

Sembra ormai evidente che l’atteggiamento a sufficienza aggressivo mantenuto dai media russi sia maggiormente diretto all’utilizzo sul “mercato intimo”.

Rientrano perfettamente nell’ottica di questo indirizzo due decisioni molto peculiari assunte dal governo. La creazione della “Guardia Nazionale” e l’introduzione dei cosacchi come forza di polizia e di ordine pubblico. La guardia nazionale della Federazione russa non rappresenta altro infatti che il cambio di nome delle “truppe interne”. Non si tratta altro che di unità dell’esercito inserite nella catena di comando del ministero dell’intimo. Nessun cambiamento di tipo operativo,  solo una questione di etichette da significativo peso politico.  Grande risalto era infatti stato dato dai media alla creazione della Guardia Nazionale ucraina e sembra che il gesto del governo sia interpretabile come la soluzione di “mostrare i muscoli” a Kiev in seguito dall’impasse seguita agli “accordi di Minsk”.

D’altra parte anche la legge sui cosacchi per certi versi assume la forma di una più  o meno abile mossa propagandistica. È  infatti pacifico che i cosacchi etnici sono stati quasi interamente sterminati durante le purghe sovietica. Quelli presenti oggi per le strade delle città  russe sono per maggior parte i ряженые,  cioè russi etnici travestiti da cosacchi. Una mossa per rivangare i tempi zaristi?  Difficile dirlo ma ciò  che appare chiaro è  che la scelta di riportare in auge alcuni aspetti “tradizionali” della vita militare russa ha avuto un buon seguito a livello di consenso come testimoniato dai social governativi traboccanti di elogi e slogan antioccidentali.

La storia delle relazioni fra la chiesa ortodossa russa e il governo è  estremamente ricca. Fin dal crollo dell’Unione Sovietica è  iniziato un progressivo miglioramento nei rapporti fra le istituzioni ecclesiastiche e il governo russo. La religione ha sempre fatto parte in maniera organica al sistema di potere costruito da Putin e da Russia Unita.

Le cospicue elargizioni economiche e l’ampissima libertà  associativa concessa al Patriarcato di Mosca hanno purtroppo privato la chiesa ortodossa di una fondamentale funzione di “contrappeso” esercitata in era sovietica. Alla critica spesso puntuale e costruttiva del Patriarca Alexeij si è  sostituita la posizione fortemente filogovernativa del nuovo capo della chiesa Kiril. Una posizione dottrinale sicuramente importante per il cremlino dal momento che il messaggio che spesso passa sui social è  che essere filogovernativi corrisponda sostanzialmente al rispetto dei dettami religiosi. Una tesi rafforzata dalla durissima punizione inferta al movimento femminista Pussy Riot.  La deportazione in Siberia per un flash mob in chiesa può sembrare eccessiva e illogica, eppure rientra a pieno titolo nella nuova stagione dei rapporti fra la chiesa ortodossa russa e il governo.

Non assumono nemmeno i connotati di una stranezza i recenti provvedimenti assunti in campo familiare.  La riforma del diritto di famiglia ha infatti nettamente esteso il c. D.  Ius corrigendi dei genitori nei confronti dei e figli.  Una legge anacronistica e ben lontana dallo spirito del conservatorismo moderno che vede nei diritti e nell’ equilibrio della vita familiare una delle proprie colonne portanti.  La soluzione di “riportare la famiglia russa indietro di due decenni” rientra piuttosto, come del resto si può scrivere di innumerevoli altri provvedimenti,  nell’alveo di un’estesa manovra propagandistica diretta al consumo dello stesso popolo russo.

Un discorso molto simile si puo’ fare per la scelta di mantenere in vita la coscrizione obbligatoria.  La coesistenza di tre forze armate separate in un stato non è particolarmente efficiente.  Il ministero della difesa si ritrova a dover mantenere infatti due forze armate parallele e separate da un abisso di addestramento e preparazione . Ad un’ esercito regolare relativamente snello ed efficiente si affianca infatti una gigantesca massa di coscritti che con cadenza annuale difficilmente utilizzabile in conflitti armati e operazioni di peace keeping. Del resto l’esperienza cecena ha dimostrato cheche l’esercito russo funziona bene solamente quando utilizzato nel suo “formato” professionale. L’utilizzo dei coscritti si trasforma puntualmente in un bagno di sangue con inevitabili impasse operative e strategiche.

Se dopo l’omicidio di Boris nemtsov erano in molti a chiedere con forza alla politica e alle parti sociali un significativo periodo di distensione oggi i nervi della società tornano ad essere più tesi che mai. Le elezioni sono vicine e non è ancora chiara la posizione che sceglierà di assumere l’opposizione indipendente a Putin. Sembra più facile il profilarsi di una nuova dura stagione di scontri fra l’opposizione filo-occidentale e il governo ,intransigente nel mantenere le proprie posizioni di “convegno -scontro” con gli stati occidentali.

Nuovamente sembrano tornare in auge i caratteri distintivi della russia come microcosmo politico-informativo. Se i media governativi accusano l’opposizione di seminare fake news e disfattismo, le accuse mosse dai media indipendenti sono completamente speculari. Lo scontro ormai si e’definitivamente spostato dal merito delle questioni trattate ad un estenuante braccio di ferro sull’ autenticita’ delle fonti. Lo stridio dei nervi ch nasce da questo continuo scambio di accuse finisce irrimediabilmente per compromettere qualucue sana competizione elettorale.

Se da un lato l’aspirazione di russia unita a diventare partito unico e’ umana etutto sommato fisiologica in un contesto politico che nasconde in maniera del tutto poco credibile l’evidente nostalgia per il sistema sovietico sorgno inevitilmente quesiti in merito alla corrispondenza o meno del “modello russo” con un’ idea moderna di conservatorismo

Il putinismo e’ un ideologia estremamente complicata da catalogare utilizzando i canoni politici comunemente utilizzabili. Nonostante i costanti richiami al passato sovietico l’impostazione di Putin assume connotati tutto sommato inediti. Non esiste un architrave valoriale stabile che sorregge la societa’ russa di oggi.  Il tutto si regge sul leader e su una ristrettissima cerchia di funzionari che viene ammessa all’esercizio di poteri discrezionali.  Il restante elefantisiaco apparato burocratico rimane governato da rigidissimi vincoli di tipo gerarchico. Si rivive in un certo senso il modello di democrazia prospettato da Giovanni Sartori e dalla scuola di Firenze. Un moderno stato costituzionale puo’ comunque vivere in un alveo autarchico se i poteri impliciti derivanti dalle oligarchie poste cima alla piramide sociale assumono nella società una forza ed un potere maggiori dei soggetti istituzionali.

La Russia putiniana che si avvia alle elezioni del 2018 sostanzialmente rientra bene nei canoni di questa teoria.  Uno stato formalmente democratico e di diritto soffre della stessa malattia che ormai ha ampiamente contagiato anche il resto dell’ Europa. Le oligarchie militari ed economiche hanno ormai definitivamente preso il controllo del colosso euroasiatico.  Sono forze diverse da quelle che da decenni dominano l’Europa occidentale ma di fatto la natura del potere esercitato e’ la stessa. Un potere di cui Putin e Russia unita sono parte integrante ma non necessariamente l’elemento essenziale.  Fondamentalmente la Russia di oggi non assurgere a modello per chi sogna un conservatorismo moderno e competitivo.

Troppo spesso ancora per le strade delle citta’ russe è la violenza a dettare la nuova linea politica.  Il conservatorismo è ben altro e presto ciò diventerà  evidente anche all’occhio meno esperto.