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I curdi si consegnano alla Russia: svanisce così il sogno dell’indipendenza

Con l’accordo tra il Ypg e il governo di Damasco, i curdi si affidano adesso alla Russia per fermare l’avanzata militare della Turchia, dicendo però addio a ogni velleità di sostanziale indipendenza per la parte siriana del Kurdistan.

“Un doloroso compromesso”. Così i vertici del Ypg, le milizie curdo-siriane contro le quali la Turchia ha dichiarato guerra invadendo il Nord della Siria da loro controllato, hanno definito l’accordo militare stretto con il governo centrale di Damasco.

Vista la differenza bellica in campo, l’esercito di Ankara è il secondo della N.A.T.O. con 350.000 uomini mentre i guerriglieri curdi non arrivano a 30.000, le milizie assediate dai bombardamenti turchi hanno dovuto chiedere aiuto al governo siriano.

Stringere la mano a Bashir Assad vuol dire però fare un accordo con la Russia, visto che Mosca è uno storico alleato della Siria. Dopo il “tradimento” degli Usa che li hanno abbandonati dopo aver combattuto insieme con successo l’Isis, ai curdi non rimanevano però molte alternative.

L’esercito di Assad scortato da forze russe è quindi entrato nella città di Manbij, dove ora al posto della bandiera del Kurdistan sventola quella siriana, mentre a breve l’avvicendamento ci sarà anche a Kobane.

Per evitare il massacro del proprio popolo i curdi hanno quindi messo da parte ogni residua velleità di parziale indipendenza, con il pallino della trattativa diplomatica ora in mano a Vladimir Putin che dovrà cercare di porre fine a questa guerra.

Addio a uno Stato dei curdi

I curdi sono uno dei popoli più numerosi a non aver mai avuto un proprio Stato. Quello che è il territorio del Kurdistan, un vasto altopiano di oltre 550.000 chilometri, è infatti attualmente diviso tra Iraq, Siria, Turchia e Armenia.

In passato hanno subito violente repressioni, sfociate in guerre civili in Iraq e Turchia che hanno provocato decine di migliaia di vittime. Quando però c’è stato da combattere il sedicente Stato Islamico dell’Isis che si era impossessato di parte del suo territorio, le milizie curde sono state in prima linea.

Aiutati dal sostegno aereo degli Stati Uniti, i guerriglieri Ypg curdo-siriani hanno sconfitto il Daesh liberando le varie città che erano finite sotto il giogo degli estremisti islamici. Finita la guerra al califfato, quel territorio è rimasto in mano a loro.

Il progetto politico era quindi quello di ricevere una sostanziale autonomia da parte di Damasco, dando vita a una regione federale governata dai curdi ma sempre all’intimo della Siria.

Particolare non di poco conto è che nella zona attualmente in mano ai miliziani Ypg sono presenti la quasi totalità delle risorse petrolifere della Siria, giacimenti che prima erano vitali al sostentamento dell’Isis e che ora fanno gola a molti.

La guerra mossa dalla Turchia è stata giustificata da Ankara con la necessità di creare una zona cuscinetto lungo il confine turco-siriano. L’invasione è potuta avvenire però solo dopo la partenza delle truppe americane di stanza in loco, scelta questa presa da Donald Trump che di fatto ha dato il via libera alle operazioni militari.

Di fronte all’avanzata dell’esercito turco e sotto i costanti bombardamenti da parte dell’aviazione di Ankara, i curdi non hanno potuto far altro che chiedere aiuto alla Russia stringendo un patto militare con il governo di Damasco.

“Si tratta di un doloroso compromesso - ha affermato uno dei capi militari del Ypg - ma se dobbiamo scegliere tra il compromesso e il genocidio del nostro popolo, certamente sceglieremo la vita della nostra gente”.

Al momento Erdogan non ha di certo voglia di attaccare anche le truppe di Assad, visti i buoni rapporti che ci sono con il Cremlino. Ora che sulla città di Manbij sventola bandiera siriana, si è infatti fermata l’offensiva turca che invece continua nelle altre zone in mano ai curdi.

La Russia al tempo stesso ha anche attivato delle trattative diplomatiche con la Turchia per cercare di porre un freno a questa escalation militare, con Mosca che ora è diventata la protagonista internazionale dopo che gli Stati Uniti si sono sfilati dalla zona.

Se Putin riuscirà a fermare le bombe turche questo però avrà un prezzo per i curdi: le zone da loro controllate saranno con ogni probabilità riassorbite a tutti gli effetti dal governo siriano, rinunciando a quella indipendenza da sempre sperata.