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Russia, Putin alle strette: l’assenza di immigrati minaccia la ripresa economica

La pandemia ha costretto il Governo russo a frenare il flusso migratorio nel Paese: un ostacolo alla ripresa dell’economia, questo, vista la dipendenza di alcuni settori cruciali dalla forza lavoro straniera.

Vladimir Putin e la nomenclatura politica nazionale sono al lavoro per affrettare la ripresa dell’economia russa dopo lo shock pandemico dello scorso anno, con i contagi da Covid che hanno toccato negli ultimi giorni quota 4 milioni.

Nel tragitto a tappe verso i livelli di Pil pre-pandemia, però, si staglia un ostacolo: la proliferazione del virus ha costretto Mosca ad implementare rigide misure restrittive sui flussi migratori, ed ora alcuni settori chiave – decisivi per alimentare il rimbalzo dell’economia – si ritrovano a corto di forza lavoro.

Russia: immigrati dimezzati, un azzardo per l’economia

Dall’inizio della pandemia, secondo i dati ufficiali diffusi dal Governo, il numero di cittadini stranieri residenti in Russia ha registrato una contrazione di circa il 50%, privando così alcuni settori – da quello delle costruzioni a quello minerario – di una quota di lavoratori cruciale per la continuità del business aziendale.

Per tutta risposta, secondo un attuale sondaggio che ha tastato il polso alle società più esposte all’improvvisa penuria di forza lavoro, alcune aziende si vedono ora costrette ad incrementare i salari per attrarre nuovi lavoratori, perlopiù russi: tra queste MIC Group, leader nel settore delle costruzioni, che ha rivisto al rialzo le paghe del 15%. “Era già difficile trovare lavoratori qualificati prima della pandemia, ora è molto peggio”, ha confessato il presidente del consiglio di amministrazione della società, Andrey Ryabinskiy.

I dati, del resto, sono chiari: gli stranieri rappresentano tradizionalmente il 7% della forza lavoro russa, e contribuiscono al 6% del Pil annuo. Si tratta perlopiù di cittadini provenienti dai Paesi dell’ex Unione Sovietica, ora impossibilitati – o disincentivati dalla pandemia – a trasferirsi in Russia per lavorare. E tutto questo, secondo gli analisti, potrebbe tradursi in un taglio di 25 punti base l’anno della crescita potenziale del Paese, in assenza di misure correttive.

La pandemia continua a mordere in Russia

Ma aldilà delle misure restrittive implementate, la riduzione della forza lavoro in Russia è da ascrivere anche alla mortalità (elevatissima) nel Paese. Mosca è infatti al terzo posto per decessi legati al Covid, e nel 2020 la popolazione ha registrato un decremento di 700.000 unità, come mai avvenuto negli ultimi quindici anni.

Anche sul fronte vaccinale, nonostante il successo riscosso da Sputnik V (ora strizza l’occhio anche l’UE, dopo i ritardi di Pfizer e AstraZeneca), non mancano i grattacapi: l’obiettivo di immunizzare il 60% della popolazione entro la metà dell’anno non sembra al momento raggiungibile, e gli ambiziosi piani di rilancio di Putin potrebbero essere visti al ribasso nei prossimi mesi.

Articolo originale pubblicato su Money.it qui: Russia, Putin alle strette: l’assenza di immigrati minaccia la ripresa economica