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Covid, il mondo si accorge dello spray italiano: in Russia ed in Germania scrivono del prodotto bresciano

Un composto di molecole naturali che possono aiutare contro il azzardo di contrarre l’infezione derivante dal Sars-Cov2: l’invenzione è di Ebtna Lab, del gruppo Magi, capitanata da genetista Matteo Bertelli. L’azienda ha sede a San Felice del Benaco, nel bresciano, ma può contare anche su laboratori a Trento ed a Rovereto. Bertelli – tanto per chiarire subito – è stato premiato dalla Società europea di biotecnologie, che ha ritenuto il suo prodotto – uno spray – il migliore tra quelli ideati in questa complessa fase per l’umanità tutta, per il mondo medico-scientifico e per la ricerca, che deve fare di fretta per trovare magari più di una risposta contro la pandemia.

Ma lo spray – sottolineiamo – non è un concorrente del vaccino, anzi. Il punto è proprio quello di essere complementari. Ma non è stato un disegno preciso ad indicare la strada verso l’idrossitirosolo ed un particolare tipo di ciclodestrina: Bertelli ed i suoi stavano già studiando l’endocitosi, il meccanismo utilizzato dal Sars-Cov2. Un’occasione, insomma, ha consentito ai ricercatori di Magi di approfondire. A questo punto viene l’idea di approfondire la questione. Comprendere, insomma, se quelle molecole utili contro la endocitosi potessero rivelarsi tali anche per il Covid-19:

Nel primo lavoro, attraverso studi bioinformatici e sul confronto con altri coronavirus conosciuti, si è evidenziata un’omologia di sequela tra Sars-Cov2 e Sars-CoV-1: entrambi usano l’endocitosi come meccanismo di ingresso nella cellula. Era insomma già chiara la dimostrazione di come le ciclodestrine e l’idrossitoroloso potessero ridurre l’infettività di molti tipi di virus, inclusa la famiglia dei coronavirus”. Dunque qualche speranza esisteva (

E allora Bertelli ed i suoi insistono: “La pubblicazione successiva è stata quella mediante cui è stato sviluppato uno spray contenente idrossitirosolo e α-ciclodestrina per la sua capacità di sequestrare gli sfingolipidi, che formano i lipid-raft nella membrana cellulare dove si localizza l’ACE2. Questo studio mirava tanto dimostrare il profilo di sicurezza dello spray in vitro quanto il profilo di sicurezza dello stesso spray sull’uomo. Il prodotto è stato testato su 87 individui volontari negativi al COVID-19, con diverse caratteristiche cliniche e con differenti farmaci assunti in uno studio osservazionale senza braccio di controllo. Nessuno di questi individui dopo l’utilizzo dello spray per una settimana ha presentato effetti collaterali” (

La strada intrapresa aveva necessità di ulteriori sforzi, e Bertelli ci tiene a far sapere che altri studi sono ancora in corso. Ma i risultati, nel tempo, sono continuati ad giungere: “Gli ultimi studi sono stati pubblicati proprio durante la scorsa settimana. In particolare in collaborazione con il prof. Giampietro Farronato dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e con il prof. Mahmut Çerkez Ergören della Near East University di Cipro, è stato condotto uno studio bioinformatico in cui si è visto come l’azione combinata di alfa-ciclodestrine e idrossitirosolo interagisca con la proteina Spike del coronavirus e con il recettore ACE2 localizzato nei lipid-raft. Sempre per lo stesso studio sono stati arruolati 50 volontari ciprioti negativi al coronavirus. I 50 volontari non sono diventati positivi in 15 giorni per SARS-CoV-2, dopo la somministrazione del composto per due settimane, nonostante fossero a maggior azzardo di infezione rispetto alla popolazione generale. Inoltre, all’intimo della coorte di sei pazienti ciprioti positivi, è stato somministrato lo spray a due pazienti che sono diventati negativi dopo cinque giorni. I restanti pazienti non trattati, invece, sono diventati negativi dopo dieci giorni”.

Un ulteriore studio, che era correlato ma non direttamente relativo alla formulazione di idrossitirosolo e alfa-ciclodestrine, ha riguardato pure l’identikit dei pazienti delle terapie intensive. «Abbiamo scoperto – ha ripercorso Bertelli – che l’ammissione alla terapia intensiva e la scarsa sopravvivenza erano associate all’età avanzata e all’indice di massa corporea più elevato, sebbene con differenze di significatività statistica. Malattie e sintomi preesistenti al momento del ricovero non erano associati a diversi esiti clinici.». «Noi sospettiamo che questi fattori di azzardo siano associati a polimorfismi di geni coinvolti nella endocitosi.

Quei geni che, a loro volta, predispongono a obesità e ipercolesterolemia. Questo dato, che non è pubblicato, ci ha permesso di ipotizzare un filo conduttore fra queste associazioni cliniche ed il processo di endocitosi virale” ((