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La Russia non vuole più la Kievskaia Rus

La grande statua che domina il centro di Mosca di fronte alla sede al Mosoviet è quella del fondatore, Jurij Dolgorukij Lungamano. Era un Gran Principe di Kiev, della dinastia Riurikide che senza soluzione di continuità regnò sia dall’862 sulla Russia di Kiev, che dal 1168 sul Regno di Mosca fino al  1547 dell’Impero di Russia. In questi giorni di minaccia di guerra tra Russia e Ucraina, non un solo moscovita vedrebbe nella fisionomia del boiaro un kievliano. Anzi, nemmeno un normanno.  Non hanno cominciato gli storici sovietici stalinisti (Michail Artamonov, l’archeologo Boris Rybakov) famosi falsificatori, spesso contro la propria volontà, della storia, a sradicare la teoria normannista. La teoria della colonizzazione scandinava, per la quale  i finnici rematori (rus), gli svedesi della regione Rhos, descritti negli Annali di San Bertino ed i norvegesi vaeringjar (in greco Varangoi) resero conosciuta la regione di Novgorod sotto il nome di paese di Rus come recita la Cronaca degli anni passati di Nestore che racconta appunto dei tributi imposti ai popoli finnici e slavi, come Sciudi, Meri, Vervianoi, Vepsi, Dragovitch, Severiani e Krivitci, da parte dei Vareghi.  Come si vede, e come ricorda anche la Vita Anskarii, non si tratta di una teoria. Il vikingo Riurik andando ad est nella seconda metà del IX secolo pose le basi di un nuovo Stato d’Oriente. Cominciò con i raid svedesi del IX secolo; proseguì razziando,scortando i commercianti dal Baltico alla Crimea, poi offrendosi come mercenari a Bisanzio. A forza di remare, condurre i commercianti, combattere, i vichinghi vano, preserp a mercanteggiare loro stessi, poi a riscuotere tributi conto terzi e poi per se stessi. Occuparono le terre dei Peceneghi, Sarmati e Sciti, prendendo il posto dell’ex gran nemico di Bisanzio, la grande Bolgaria. La Rus’ di Kiev cominciava dal Baltico e con la forma di una grossa palla ovale da rugby giungeva alla Crimea senza includerla. Questa, dopo la distruzione di Kiev (ma anche della fortezza lignea cui si riduceva Mosca) da parte dell’Orda d’Oro mongola non si riprese più; e il peso specifico passò a nord, a Vladimir, Novgorod, infine a Mosca. Granducato di Mosca e Rus’ di Kiev mantennero il tratto comune di combattere ad ovest contro svedesi e tedeschi; e di trattare ad est con le varie ondate asiatiche sia di regni che di invasioni di emigrazioni. Una storia che i resoconti degli arabi e dei persiani narrarono prima degli europei, conoscendo bene il mercato di schiavi dove i Rus vendevano ai mussulmani.  Nel ‘700 in Russia però faceva storcere il naso l’idea che il paese fosse di estrazione scandinava; cominciò Lomonosov, seguito nell’800 dai circoli decabristi e slavofili finché Ilovajskij elencò i veri antenati dei russi, come gli urartici dell’impero armeno turco dell’VIII secolo a.C. i cui imperatori si chiamavano spesso Russa e dove erano diffuse leggende simili a quella dei tre fratelli, fondatori di altrettante nazioni slave; oppure come i Roxolani, antica tribù sarmatica  dai capelli chiari oppure altre tribù dai capelli rossi, rusy. Si cercarono riferimenti alle tribù assestate presso i fiumi ucraini Ros e Rusna, o a quelle famose per combattere gli orsi detti rusi; agganci con il misterioso Khaganato di Rus’ forse esistito nell’VIII secolo nella Russia settentrionale. L’ucraino Shelukhyn provò una teoria dell’origine celtica. Proseguirono Gedeonov e Vasilevsky ipotizzando origini gotica, asiatica, financo giudaica. Gli ucraini, Maksymovych e Kostomarov, in particolare rigettavano con forza la leggenda normanna puntando all’opzione lituana.  Malgrado che inizialmente i bolscevichi (Pokrovsky e Presniakov) fossero normannisti, gli stalinisti (Grekov, Mavrodin, Nasonov, Tikhomirov, gli ucraini Bahalii, Parkhomenko. Hrushevsky, l’archeologo Artamonov, il letterato Likhachev ed il polacco Łowmiański) abbracciarono la teoria antinormannista considerando gli antagonisti non scientifici (storici dell’emigrazione bianca come Polonska-Vasylenko e Pritsak furono d’accordo con loro). Rilessero il Nestore della Cronaca come fosse un fazioso del partito scandinavo contro quello greco. Ipotizzarono che lo stato kievliano avesse unito i Rus slavi meridionali con quelli scandinavi settentrionali; finchè non si concentrarono su un dato oggettivo, lo scarso heritage lasciato nell’Europa orientale, al contrario di quanto avvenuto in UK. In effetti i Variaghi furono camaleonti culturali che vennero, governarono e poi scomparvero, quasi senza traccia. Per gli stalinisti più duri, degli ignoranti al confronto degli Slavi culturalmente avanzati. Si stava materializzando l’idea introdotta in Occidente da Logan; nell’839, i Rus’ erano svedesi. Nel 1043, erano slavi (The Vikings in History,’91). Come lasciare tutta la colonizzazione all’Ucraina della prima Rus senza che questa toccasse la Russia. Alla fine del X secolo gli scandinavi greco-slavizzati e cristianizzati fondarono Novgorod, Smolensk, Rostov sul Volga e Yaroslav per poi procedere a fare guerra sistematicamente agli antenati. Graecia captam o meglio devastatam aveva colpito ancora una volta. Perché però oggi la minaccia di guerra tra Russia e Ucraina rende attuale questa storia? Perché Dugin, l’ideologo della conquista di Crimea, e altri della zavtra.ru disconoscono la Kievskaia come radice della Russia moderna, staccando ancora più la vicenda di Ucraina e Russia. Solo la prima sarebbe la terra di schiavi, grecizzata, subalterna, conquistata da tutti, comandata da baroni svedesi; mentre la prima sarebbe nata come terra delle fortezze, retta da Rus slavi come racconta l’Istoriia Rusov, documento anonimo ucraino di fine ‘800 che però paradossalmente ha come protagonisti Ataman cosacchi. Viene estremizzato il litigio normannista-antinormannista; non si tratta più solo di disconoscere la colonizzazione scandinava. Questa viene riconosciuta ma sterilizzata come valida solo per Kiev. La tesi è valida per aumentare il solco tra Russia e Ucraina. Quando i due popoli si rincontreranno, data questa impostazione, non potranno procedere al semplice brastvo di fratellanza, raccontato ideologicamente durante la guerra patriottica, ma al soggiogamento del’uno sull’altro.