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La Russia fa crollare Nokian, Equita: Pirelli poco esposta

La guidance 2020 del produttore finlandese di pneumatici è inferiore alle stime del consenso a causa della Russia, dove fatturato e margine operativo sono visti in "sostanziale calo". Pirelli genera solo il 3% delle vendite nel Paese. Nessun impatto dal piano di ristrutturazione di ChemChina e Sinochem

L'outlook 2020 cauto di Nokian, principalmente per questioni specifiche: Russia e costi per l'espansione, genera qualche ulteriore dubbio sul settore degli pneumatici. E mentre Nokian Tyres crolla del 7% alla borsa di Helsinki, a Parigi Michelin sale dello 0,33% a 107,50 euro, invece a Piazza Affari Pirelli cede il 2,04% a 4,812 euro e si piazza infondo al listino milanese.

Il produttore finlandese di pneumatici ha confermato la guidance 2019 (vendite nette ex-forex intorno al livello del 2018 e margine operativo approssimativamente al 20%), annunciata lo scorso ottobre, nonostante il debole mercato europeo, la maggior concorrenza e la debolezza della domanda di pneumatici invernali nel quarto trimestre dello scorso anno a causa dell'inverno mite. Il consenso di Bloomberg è allineato ai target della società.

Nokian ha anche fornito la guidance 2020 che, però, è inferiore alle stime del consenso: vendite nette ex-forex in calo e margine operativo significativamente inferiore al 2019. Attualmente il consenso di Bloomberg stima vendite in aumento del +4% anno su anno e un ebit in crescita del +3% anno su anno con un Ros del 19,8%.

La guidance di Nokian, hanno sottolineato stamani in una nota gli analisti di Equita, è penalizzata da questioni specifiche della società, non quantificate. In particolare, in Russia, la regione più importante dove il gruppo genera circa il 20% delle vendite, fatturato e margine operativo sono visti in "sostanziale calo" anche a causa della forte crescita del magazzino a fine anno, mentre in Europa centrale e in nord America sono attesi in linea con il piano industriale.

Inoltre, il margine operativo sconterà costi legati all'espansione in nord America e altri investimenti per supportare la crescita di lungo termine. "Sebbene il warning sia da attribuire a problemi specifici della società e l'esposizione alla Russia sia bassa sia per Pirelli, il 3% delle vendite, sia di Michelin, stimiamo pochi punti percentuali, genera qualche dubbio addizionale sulla capacità del settore di mantenere/migliorare i margini operativi", spiegano gli analisti di Equita che sia su Pirelli sia su Michelin mantengono un rating hold con target price, rispettivamente, a 6,6 euro e a 118 euro.

Anche Fidentiis ha ribadito il rating hold con un target price tra 5,5 e 6 euro sul titolo Pirelli, ammettendo che la notizia è negativa per il gruppo "poiché, nonostante il diverso mix commerciale e geografico, l'outlook prudente per il 20Y20 di Nokian conferma un contesto commerciale ancora difficile e una bassa visibilità nel breve termine sui volumi, con una probabile pressione sui prezzi più alta che influisce sulla redditività".

Concordano gli analisti di Mediobanca Securities che mantengono una posizione prudente su Pirelli (rating neutral e target price a 5,6 euro) alla luce sia dei bassi volumi/visibilità dei prezzi in Europa sia del lento avvio delle vendite di pneumatici invernali, come menzionato da Nokian. 

Proprio ieri, tra l'altro, Pirelli ha ricevuto una comunicazione da China National Chemical Corporation, maggior azionista della società, che Sinochem Group e ChemChina stanno pianificando una riorganizzazione strategica. Secondo le ultime voci la prevista ristrutturazione "dovrebbe implicare le partecipazioni nel settore agricolo di Sinochem Group e ChemChina con, a nostro avviso, limitate implicazioni dirette per Pirelli", affermano gli analisti di Fidentiis.

Nel breve termine anche gli esperti di Banca Imi (rating add e target price a 6,1 euro) non prevedono un impatto su Pirelli da questo piano di ristrutturazione di ChemChina e Sinochem. "Evidenziamo che la struttura degli azionisti di Pirelli è regolata da un patto che è stato rinnovato a luglio e che scade nel 2023. Nel lungo termine vediamo una potenziale riduzione della partecipazione di ChemChina in Pirelli solo nel caso di operazioni straordinarie come parte del processo di consolidamento nel settore automobilistico", ipotizzano a Banca Imi.

ChemChina è il principale azionista di Pirelli con una quota del 75% in Marco Polo che a sua volta detiene il 45,5% (quota indiretta del 34%). Lo scorso settembre Pirelli ha annunciato il rinnovo del patto tra gli azionisti fino all'approvazione dei risultati dell'esercizio 2022. Il patto include Tronchetti Provera (partecipazione del 10% attraverso Camfin) e ChemChina (partecipazione del 45,5% in Pirelli tramite Marco Polo).

L'anno scorso Bloomberg aveva riferito che ChemChina era interessata a vendere la sua partecipazione in Pirelli al fine di ridurre il debito derivante dall'acquisizione da 43 miliardi di dollari di Syngenta. A quel tempo la notizia era stata definita da Marco Tronchetti Provera come "pura speculazione" e non realizzabile dal punto di vista finanziario. Ieri la notizia di questa ristrutturazione ha avuto un impatto negativo sul titolo Pirelli poiché gli investitori erano preoccupati per un possibile overhang (eccesso di carta sul mercato) in vista.

Ma per gli analisti di Mediobanca un possibile effetto overhang sull'azione derivante dalla cessione parziale della partecipazione in Pirelli da parte di ChemChina è uno scenario a sufficienza improbabile. ChemChina, spiegano alla banca d'affari, non ha una partecipazione diretta in Pirelli in quanto ha una quota parziale in Marco Polo Holding e di conseguenza la parziale cessione della partecipazione di Marco Polo avrebbe solo un impatto positivo minore sulla riduzione del debito di ChemChina.

"Inoltre, ipotizziamo che la governance di Marco Polo abbia alcune clausole in caso di cessione dalle sue partecipazioni. Sebbene non possiamo escludere l'intenzione di ChemChina di monetizzare il suo investimento in Pirelli, in ogni caso ci aspetteremmo che il secondo maggior azionista, Tronchetti Provera, si organizzasse con alcune banche, Intesa Sanpaolo e Unicredit sono tra i soci di Camfin, e altri investitori finanziari, come già accaduto in passato", sostengono a Mediobanca. "Una possibile soluzione potrebbe essere rappresentata anche dall'acquisizione della partecipazione di ChemChina da parte di un grande player industriale. Crediamo che anche questo scenario non possa essere escluso", concludono a Mediobanca. Il Capital Market Day previsto per il 19 febbraio è il prossimo catalizzatore per Pirelli. (riproduzione riservata)