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Virus Cina, due casi sospetti in Russia: da Mosca si lavora per un vaccino

Possibili casi del Virus cinese anche a San Pietroburgo, in Russia: per ora si tratta di un sospetto di infezione da coronavirus

Possibili casi del Virus cinese anche a San Pietroburgo, in Russia. Per ora si tratta di un sospetto di infezione da coronavirus, ha riferito il ministro della Salute russo, Mikhail Murashko, sottolineando – riportano i media – che sono in corso gli esami che saranno resi noti domani su un cittadino russo rientrato oggi dalla Cina. I test avrebbero invece dato esito negativo, riporta la Tass, per un’altra persona, un cinese proveniente dal suo Paese, che sarebbe affetto solo da “una normale infezione respiratoria virale”.

La Russia ha cominciato a lavorare a un proprio vaccino per il nuovo coronavirus proveniente dalla Cina: lo ha detto la direttrice dell’agenzia russa per la tutela dei consumatori (Rospotrebnadzor) Anna Popova. Lo riporta l’agenzia di stampa Interfax.

Le persone che hanno soggiornato nelle aree interessate dal focolaio del nuovo coronavirus cinese non potranno donare il sangue per 21 giorni dopo il rientro. E’ una delle misure attivate dal Centro nazionale sangue (Cns) per prevenire la diffusione del virus nella raccolta e donazione del sangue “sebbene ad oggi non siano state documentate trasmissioni di 2019-nCoV mediante la trasfusione di emocomponenti labili e il azzardo di trasmissione trasfusionale non sia attualmente noto”, precisa il Cns sul proprio sito.

Il Centro nazionale sangue raccomanda quindi “in via precauzionale” di “rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi importati attivando la sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per viaggi nell’area interessata” e applicare “il criterio di sospensione temporanea di 21 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nell’area interessate”. Inoltre il Cns suggerisce “la sospensione temporanea di 28 giorni dalla risoluzione dei sintomi o dall’interruzione dell’eventuale terapia per i donatori con anamnesi positiva per infezione da 2019-nCoV (infezione documentata oppure comparsa di sintomatologia ammissibile con infezione da 2019-nCoV)”. Infine il Centro nazionale sangue prevede di “sensibilizzare i donatori ad informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da 2019-nCoV oppure in caso di diagnosi d’infezione da 2019-nCoV nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information), conclude il Cns.