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FBI: se lo avesse chiesto Cina o Russia Apple avrebbe sbloccato gli iPhone

Puntare a dove fa male di più e usare quel punto per impartire dolore. Forse è una delle tecniche usate dall’FBI per interrogare i sospettati, ma di sicuro è usato anche per ferire moralmente Apple.

Ricordate il caso di Pensacola? Nel 2019 un ufficiale saudita uccide 4 persone nella base di Pensacola. L’FBI indaga da allora per comprendere se si tratta di un omicidio dettato dal bullismo che il ragazzo subiva, oppure se si tratta di terrorismo.

Durante le indagini l’agenzia ha chiesto l’aiuto di Apple chiedendole di sbloccare l’iPhone. Ovviamente la società, come nel caso di San Bernardino, ha dichiarato che non era possibile sbloccare l’iPhone per via dei sistemi di protezione del sistema operativo e del chip Secure Enclave.

Di attuale l’FBI ha dichiarato che è riuscita a sbloccare due iPhone presenti nelle prove sottolineando, tra l’altro, senza avere avuto l’aiuto di Apple. La nota di William Barr, procuratore generale degli Stati Uniti, è un duro affondo al lavoro di Apple nell’aiutare le autorità.

Barr dichiara che Apple non avrebbe mai rifiutato di collaborare se la richiesta fosse arrivata dalla Cina o dalla Russia, dove la società ha spesso accontentato di rispettivi regimi pur di non perdere la possibilità di vendere i suoi prodotti in quei paesi.

La società, quindi, usa la conferma dell’FBI di non aver collaborato a sbloccare gli iPhone come medaglie alla sua lotta alla salvaguardia dei dati dell’utente.