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Russia, Paralimpiadi, Olimpiadi, WADA…nel merito dei fatti

Dopo le Olimpiadi di Rio anche le Paralimpiadi sono arrivate alla conclusione. Il Tribunale Arbitrale dello Sport aveva stabilito che nessun atleta russo avrebbe potuto partecipare ai Giochi paralimpici. Per le Olimpiadi l’esclusione degli atleti russi ha permesso di far vincere agli altri partecipanti circa sessanta medaglie, che in media la Russia avrebbe potuto portare a casa se non fosse stata estromessa dalle competizioni. Chiaramente il doping va sanzionato, ma le informazioni circolate sui media europei e, più in generale occidentali, non sono proprio aderenti alla realtà, poiché trascurano molti fatti e comportamenti che da altre parti hanno invece avuto molta più visibilità e risonanza. Il rapporto stilato dalla WADA, la World Anti-Doping Agency, inchioda gli atleti russi in maniera inequivocabile, ma a un’attenta analisi delle fonti, il report non sembra sia stato così apprezzato, e non solo da chi in Russia cerca di tirare l’acqua al proprio mulino. Anche reporter e commentatori provenienti da altre parti del globo lo hanno reputato inattendibile, se non ridicolo e questo getta più di qualche ombra su quella che sembra essere più una costruzione a tavolino di un mostro che una reale e trasparente inchiesta sull’uso di sostanze illecite nello sport

Il lavoro curato da Enrico Vigna, manifestamente volto a redimere lo sport russo in seguito agli scandali sul doping emersi nel passato attuale, nella sua semplicità è intento e preciso nel riportare i fatti, pur soffrendo di un andamento confuso e disomogeneo. In effetti la principale problematica dell’opera è proprio questa, cioè l’aver presentato molti fatti (alcuni anche sconosciuti ai più) ma senza un collante vero e proprio tale da rendere il volumetto un lavoro di senso compiuto. Come scritto in precedenza, l’obiettivo dell’opera è mostrare che l’accanimento sportivo nei confronti della Russia è parte di un disegno di nuova Guerra Fredda caldeggiato dalle anime più bellicose in seno al Congresso americano dell’ultima presidenza Obama, con il benestare dell’Unione Europea. Si tratta di una chiave di lettura interessante e motivata da fatti che, nonostante un’impaginazione caotica al pari dell’organizzazione del saggio, portano comunque il lettore a interrogarsi su strategie e comportamenti tenuti nei confronti del paese oggi retto da Vladimir Putin. Cito Putin non a caso perché anche questo piccolo libro, come il 99% della saggistica che riguarda la Russia contemporanea, soffre o di Russofilia o di Russofobia, ed è evidente che ciò dipenda dalla considerazione che si ha del suo attuale Presidente. Purtroppo l’impaginazione sciatta, l’eccessivo utilizzo di immagini (parliamo di un libriccino di 65 pagine) e la mancanza di una narrazione omogenea (nonché di un titolo vero e proprio) penalizzano forse eccessivamente quest’opera nella valutazione finale.