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A 007, dalla Russia con Amore recensione - MadMass.it

Il misterioso Numero 1 dell’organizzazione segreta criminale SPECTRE incarica i suoi luogotenenti, Numero 5 e Numero 3, di eliminare l’agente James Bond, che ha sventato il piano criminoso del Dr. No. Numero 5, il campione di scacchi cecoslovacco Kronsteen, escogita un elaborato metodo che unisce l’utile al dilettevole: Bond verrà attirato in Turchia dalle grazie di un’affascinante spia russa, che avrebbe deciso di disertare e sarebbe pronta a consegnare alle autorità inglesi il Lektor, un macchinario crittografico. Quando 007 avrà riportato il dispositivo in Occidente, SPECTRE punirà l’agente uccidendolo nel modo più doloroso possibile, offuscherà la reputazione dell’MI6 divulgando i filmati della liaison intima tra Bond e la spia russa, recupererà il dispositivo, e farà apparire il tutto come una normale operazione di Guerra Fredda architettata dalla Russia. La logistica dell’operazione sarà gestita da Numero 3, l’ex colonnello sovietico Rosa Klebb, che dispone delle persone giuste per occuparsi della missione: la crittografa russa Tatiana Romanova, costretta ad assumere l’incarico di seduttrice per servire il suo Paese (ignara del tradimento di Klebb), ed il possente sicario Red Grant, addestrato specificamente per uccidere James Bond.

Il piano di Albert R. Broccoli e Harry Saltzman era stato tutt’altro che segreto: iniziare con Dr. No una serie di tre o quattro film tratti dai romanzi di Ian Fleming, di alto impatto spettacolare ed alto ritorno economico. Il primo film, costato un milione di dollari, ne incassò sei. Il piano stava funzionando.
Potevano scegliere liberamente quale romanzo adattare per il sequel: essendo partiti dal sesto libro della serie, non c’era la necessità di seguire strettamente alcun ordine.
Un aiuto inatteso venne dal Presidente John Fitzgerald Kennedy, che aveva citato From Russia With Love come uno dei suoi dieci romanzi preferiti in assoluto (pare che A 007, dalla Russia con Amore sia stato l’ultimo film visto da JFK, prima di partire per Dallas nel Novembre 1963 – e non fare ritorno).

Comprensibilmente, si cercò di replicare il successo del primo film ricomponendone il team creativo: ovviamente Sean Connery restò protagonista (dopo aver chiesto ed ottenuto una ben più alta remunerazione che per il primo capitolo), la regia venne affidata ancora a Terence Young, la sceneggiatura… venne commissionata ad un nuovo autore, lo scrittore inglese Len Deighton, che nel 1962 aveva fatto scalpore con il suo romanzo d’esordio, lo spionistico La Pratica IPCRESS (che nel 1965 divenne un film prodotto da Saltzman, e diede il via alla serie di Harry Palmer, con protagonista Michael Caine). Deighton però venne presto congedato dal progetto, apparentemente perché la sceneggiatura non prendeva forma. Venne allora seguito un processo simile a quello di Dr. No: Johanna Harwood preparò una prima stesura, molto fedele al romanzo, ma si tirò fuori dal progetto a causa di disaccordi con Young (restando accreditata come responsabile dell’adattamento). Richard Maibaum poi si occupò della riscrittura e rifinitura, guadagnandosi il titolo di unico sceneggiatore ufficiale. Il terzo autore del film di debutto, Berkely Mather, era presente durante le riprese e collaborò ad ulteriori riscritture.

Per il ruolo femminile di Tatiana ‘Tania’ Romanova vennero prese in considerazione varie attrici, incluse Sylva Koscina e Virna Lisi, ma la parte venne assegnata alla modella italiana Daniela Bianchi, che era stata candidata a Miss Universo 1960. Bianchi si mise d’impegno per apprendere a rappresentare in inglese, ma finì (come già accaduto ad Ursula Andress) per essere doppiata, dall’attrice inglese Barbara Jefford.

From Russia With Love è considerato da molti il miglior film di James Bond in assoluto, o almeno dovrebbe essere annoverato tra i pochi ‘sequel migliori dell’originale’. Certo, bisogna chiudere un occhio sul fatto che Romanova viene (a) costretta dalla gerarchia a concedersi a James Bond e (b) ingannata sulla sua stessa missione. Oppure sui bizzarri costumi di un attendamento gitano: dopo aver assistito ad una lunga catfight tra due donne che si contendono lo stesso uomo, Bond si dimostra preoccupato per la loro sorte, e per la sua sensibilità viene ricompensato accogliendo nella sua tenda le due gitane – che hanno dimenticato il tizio per cui si stavano accapigliando cinque minuti prima, e anzi sono felici di condividere le attenzioni 007. O ancora, al termine di una scena incentrata su una gigantografia di Anita Ekberg che pubblicizza il film Call me Bwana (realizzato da Eon Production quello stesso anno), il commento totalmente fuori luogo ‘avrebbe dovuto tenere la bocca chiusa’.

Se si mettono da parte il maschilismo e lo sciovinismo che già avevano caratterizzato Dr. No, insomma, Dalla Russia con amore è un film molto più riuscito, che compensa il deludente climax del precedente capitolo con una sequela di ben quattro situazioni ad alta tensione, incluse il combattimento sull’Orient Express (una delle scene memorabili del film) ed una sequela con elicottero notoriamente ispirata ad Intrigo Internazionale.

Ma il film viene ricordato per molte altre invenzioni: l’introduzione di Numero 1, cattivo ancora senza volto e con celeberrimo Persiano bianco in grembo (solo nei titoli di coda viene rivelato il nome Ernst Blofeld, ma viene mantenuto il mistero sul suo interprete: in realtà si trattava di Anthony Dawson – il Professor Dent di Dr. No, doppiato dall’attore austriaco Eric Pohlmann), le scarpe a sorpresa del colonnello Klebb e l’orologio con garrotta di Red Grant (strumento che verrà riutilizzato da John Lithgow in Blow Out di Brian De Palma). Senza contare la cascata di topi nel sottosuolo di Istanbul, che ci ricorda l’incursione nei sotterranei di Venezia di Indiana Jones e l’ultima crociata.

Sean Connery sembra aver preso più confidenza con il suo ruolo, e analogamente l’intera produzione sembra molto più sicura di sé, tanto che fanno qui la loro comparsa molti elementi che accompagneranno James Bond nelle sue future avventure: i gadget preparati dalla divisione Q (il capo della divisione – che i titoli di coda rivelano essere ancora ‘Boothroyd’ – è qui interpretato per la prima volta da Desmond Llewelyn), una sequela pre-credits, un brano leit-motif, i titoli di testa incentrati su corpi femminili. E, a dimostrazione di quanto la produzione fosse certa di aver azzeccato la formula giusta, la promessa che diventerà un altro marchio di fabbrica (recentemente copiato dal Marvel Cinematic Universe): ‘James Bond will be back in Goldfinger’.

Curiosità:

il Numero 5 Kronsteen è interpretato dal regista e attore polacco Vladek Sheybal; Sheybal non voleva partecipare al film, perché considerava il suo ruolo troppo limitato. Venne convinto a cambiare idea da un’attrice che aveva diretto in un suo film: Diane Cilento, la signora Connery. Nonostante la brevità della sua parte, Sheybal andò in rotta di collisione con Harry Saltzman, che pretendeva di dargli consigli di recitazioneper il Numero 3 Rosa Klebb, la produzione fece una scelta originale, scritturando Lotte Lenya, attrice e cantante austriaca e vedova del compositore Kurt Weill, prima interprete del classico Mack the Knife da L’opera da tre soldi. La Rosa Klebb del libro è una donna imponente, ma la minuta minaccia della spigolosa Lenya è efficace e indimenticabile

Pedro Armendariz, attore messicano che interpreta il funzionario turco Ali Kerim Bey (modello, a nostro parere, per il personaggio di Sallah negli Indiana Jones), aveva un cancro che gli concedeva poche settimane di vita; il suo ruolo dovette essere ridimensionato per consentirgli di finire le ripreseanche Tatiana Romanova, come ogni Bond Girl che (non) si rispetti, verrà dimenticata. Daniela Bianchi si rifarà – per così dire – nel 1967, come coprotagonista in OK Connery, parodia italiana interpretata da molti attori bondiani (Anthony Dawson, Lois Maxwell/Moneypenny, Bernard Lee/M, Adolfo Celi/Largo in Thunderball) e, come interprete principale, il debuttante Neil Connery, fratello minore di Sean e di professione intonacatoreuna delle due donne gitane, Zora, è interpretata da Martine Beswick, che era stata considerata per la parte di Honey Ryder in Dr. No, ma scartata in quanto troppo giovane

Maurice Binder aveva creato i titoli di testa e la gunbarrel sequence per Dr. No, ma dopo l’uscita del film litigò con Harry Saltzman, e abbandonò il suo incarico. Tornerà qualche anno più tardi, a partire da Thunderball, ma nel frattempo al suo posto arrivò il graphic designer americano Robert Brownjohn, che con questo film ed il successivo Goldfinger creerà la tradizione dei credits di 007, basati su corpi femminili più o meno velati

Debriefing:

gadget: una valigetta che include scomparti per cinquanta sovrani d’oro, munizioni, un coltello, e un fucile componibile, oltre ad un meccanismo che permette il rilascio di gas lacrimogeno

Bond Track: From Russia With Love, composta da Lionel Bart (compositore del musical Oliver!) ed interpretata (nella versione dei titoli di coda) da Matt Monro (che l’anno successivo perderà l’Eurovision in favore di Gigliola Cinquetti)

Classifica parziale:

Fonti: Wikipedia, i commenti audio dell’edizione Blu-Ray del film*, il libro Some Kind Of Hero* di Matthew Field e Ajay Chowdhury, IMDB, James Bond Wiki, MI-6 HQ. Il conteggio delle vittime è stato realizzato durante la visione del film e verificato con quello di All Outta Bubblegum. Il Brit Factor è un indice calcolato sulla base delle nazionalità delle persone coinvolte e sulle location del film, nella realtà e nella storia.