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Tunisi: ”Amici della Siria” chiedeno tregua umanitaria

Tunisi: ”Amici della Siria” chiedeno tregua umanitaria

Mentre in Siria continuano le proteste anti-Assad e le forze del regime bombardano incessantemente Homs ed attaccano molte altre città causando ogni giorno decine di morti e feriti oggi a Tunisi si sta svolgendo un summit dal nome “Amici della Siria” al quale hanno aderito tutte quelle nazioni che vogliono riportare la pace nella nazione mediorientale da quasi un anno martoriata dalla repressione.

Le potenze occidentali ed arabe hanno già dichiarato che chiederanno alle autorità siriane di assecondare quanto già chiesto nel corso degli scorsi giorni dalla Croce Rossa, ovvero permettere un immediato accesso per gli aiuti umanitari alle città più colpite dagli attacchi, ovvero Homs, Deraa e Zabadani e di cessare ogni violenza quanto prima. Gli “Amici della Siria” si impegneranno quindi a far pressione alle autorità siriane per la fine delle ostilità ed a consegnare rifornimenti umanitari entro 46 se nel paese si fermeranno immediatamente le azioni repressive in atto.
Cresce intanto la tensione a livello internazionale con Francia e Stati Uniti intenzionati ad intervenire sempre più attivamente e Russia Cina che si confermano ancora una volta dalla parte di Assad, difatti entrambi le nazioni non saranno presenti oggi a Tunisi.
diplomazia resta tuttavia spaccata, con Russia e Cina che si confermano alleati di ferro di Damasco: Mosca aveva già declinato l’invito alla conferenza internazionale, e ieri anche Pechino ha fatto sapere che a Tunisi non ci sarà.
Ieri si è anche svolta una manifestazione contro “amici della Siria” a Gabes alla quale hanno partecipato rappresentanti della società civile della città e di alcuni partiti politici ed organizzata dal
”Comitato di sostegno alla resistenza e di lotta all’entità sionista” durante il corteo sono stati lanciati slogan contro Israele e gli Stati Uniti.

Alcuni manifestanti pro-Assad hanno tentato manifestare contro il summit di Tunisi. Dopo essersi radunati in piazza Mohamed Ali (sede della Ugtt, primo sindacato tunisino) erano pronti a raggiungere Bourghiba, per bloccare la riunione ma forze dell’ordine li hanno bloccati ricorrendo all’uso di manganelli e granate lacrimogene. Il tutto è avvenuto oggi pomeriggio.

Intanto il capo della diplomazia francese, Alai Juppé, dopo la morte nella giornata di ieri di tre giornalisti a Homs (due dei quali occidentali) ha chiesto solennemente alle autorità di Damasco di permettere l’evacuazione dei giornalisti ancora bloccati a Homs. Juppé ha espresso particolare preoccupazione per  la reporter francese Edith Bouvier rimasta ferita ieri nella stessa zona dove erano morti gli altri giornalisti e in gravi condizioni, per questo ha chiesto di farla evacuare quanto prima. La Croce Rossa da giorni sta provando ad ottenere un blocco degli scontri per almeno due ore al giorno per permettere le evacuazioni ma fin ora non ci sono stati risultati nelle trattative.
Anche Juppè ha espresso riconoscimento nei confronti del Consiglio nazionale siriano (Cns), organismo che include i principali gruppi anti-Assad: “Noi consideriamo il Cns come l’interlocutore legittimo. L’opposizione deve organizzarsi attorno al Cns”.
Per alcune nazioni, come la Russia, la caduta del regime di Assad non provocherebbe altro che un vuoto di potere che porterebbe al conclusivo crollo della nazione, al caos. Per questo è importante che il Cns venga riconosciuto anche formalmente come realtà effettiva dal punto di vista politico ed in grado di sostituire in fase transitoria (prima di elezioni democratiche) l’attuale regime che da quasi un anno sta portando avanti una repressione violenta e “di morte” che ha pochi precedenti nella storia.
Solo oggi, riferiscono i Comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-regime, sono morte 42 persone in Siria, molti di loro adolescenti: primavere spezzate nel corso della primavera araba.