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I soldati mandati in Russia da Mussolini per Zaia erano combattenti per la libertà

“Molti soldati, alpini e fanti, che sacrificarono la vita per gli ideali di libertà e di democrazia“. Questo scrive Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto in quota Lega sul suo profilo Facebook nel 77° anniversario della battaglia di Nikolajewka.

Il Presidente è finito nell’occhio del ciclone delle polemiche per aver etichettato come difensori della libertà e della democrazia i soldati inviati da Mussolini a combattere contro i sovietici. Zaia, dopo aver citato nel post un passaggio di Mario Rigoni Stern, scrittore e alpino proprio durante la campagna di Russia, descrive poi i soldati morti in quel frangente come vittime sacrificali in nome dei nobili ideali della libertà e della democrazia.

“È giusto celebrare i nostri caduti, uomini e ragazzi, padri, mariti e figli che non fecero più ritorno a casa, che non riabbracciarono più i loro cari. Sono la memoria storica di un passato attuale e doloroso che non può essere cancellato dal trascorrere degli anni, anzi, deve diventare un rimprovero per le nuove generazioni sulle tragiche conseguenze degli eventi bellici” scrive in conclusione Zaia.

Molto probabilmente, il presidente del Veneto ha scritto in buona fede tale post, volendo semplicemente esaltare la figura degli alpini morti tragicamente in Russia, tra l’altro volendo far trasparire un messaggio pacifista, come evidente dall’ultima espressione del post.

Il post, prontamente modificato, ha visto cancellare il passaggio “per gli ideali di libertà e di democrazia“, segno che probabilmente qualcuno del suo staff comunicativo ha previsto possibili ritorsioni. Dalla cronologia delle modifiche del post, però, rimane evidente la stesura originale. Un errore che comunque non deve cancellare il senso del messaggio di Zaia, ovvero quello di rispettare la vita di tutti quei militari italiani uccisi in nome della patria, a tralasciare dall’ideologia politica.