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SIRIA. Russia e Turchia spingono per la creazione di 4 “safe-zone”

Intesa raggiunta ieri tra Putin e Erdogan nella città russa di Sochi. Damasco approva, la variegata opposizione è tentennante. Ad Astana, intanto, inizia oggi il quarto round di negoziati tra opposizione e governo siriano

Roma, 4 maggio 2017, Nena News – Russia e Turchia sono favorevoli alla creazione di 4 “safe-zone” in Siria per “diminuire” l’intensità del conflitto. È quanto emerso ieri dall’convegno a Sochi tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo pari turco Recep Tayyip Erdogan. Le quattro aree individuate sono quelle delle province di Idlib, Homs, la Ghouta orientale vicino Damasco e una zona al sud del Paese. Secondo l’intesa, questi 4 territori saranno monitorati da osservatori internazionali e permetteranno il “volontario ritorno” dei rifugiati.

La proposta è stata subita salutata con favore dal governo siriano che, per bocca del suo ministro degli esteri, ha fatto sapere di “sostenere pienamente” l’iniziativa russa. Di diverso avviso è l’opposizione che con un suo rappresentante, Ahmed Ramadan, non ha nascosto le perplessità per un’intesa che avanza il cessate-il-fuoco soltanto in alcune aree del Paese e non a livello nazionale come si era concordato a dicembre. Senza dimenticare, ha poi sottolineato Ramadan, che allora si era discusso anche del rilascio dei detenuti, un punto che al momento non sembra essere in agenda.

La proposta russo-turca giunge nelle ore in cui ad Astana dovrebbe iniziare il quarto round dei negoziati tra Damasco e opposizioni sponsorizzato da Russia, Iran (alleati del presidente siriano al-Asad) e Turchia (sostenitrice dell’opposizione). Il condizionale è d’obbligo perché fino a ieri sera i “ribelli” avevano deciso di non presentarsi agli incontri. Una sospensione, dichiarava una loro fonte alla stampa, dettata dai “violenti raid aerei compiuti da Assad contro i civili” e che sarebbe durata “finché i bombardamenti non si sarebbero fermati in tutta la Siria”.

La soluzione aveva deluso non poco l’inviato dell’Onu in Siria, Staffan de Mistura, che aveva subito esortato le due parti a non distruggere “l’opportunità di [ottenere] buone notizie”. Ovvero una possibile riduzione dell’intensità del conflitto che da 6 anni devasta la Siria e che ha causato la morte di oltre 400.000 persone. Il boicottaggio delle opposizioni è però durato poco: una notizia battuta poche ore fa dalla Reuters, infatti, conferma la loro presenza al vertice di Astana.

Un convegno, quello nella capitale kazakha, che vede tra i suoi aspetti più interessanti il ruolo attivo che vogliono tornare a giocare gli Stati Uniti sulla scena siriana. Washington, infatti, ha fatto sapere che sarà presente in Kazakhistan con un ufficiale del dipartimento di Stato. La soluzione statunitense sarà stata molto probabilmente concordata martedì nel corso di una conversazione telefonica tra Trump e Putin durante la quale i due leader si sono detti pronti a collaborare sulla Siria. Una cooperazione, riferisce l’agenzia Tass, confermata dall’convegno che ha avuto l’assistente del Segretario di Stato americano, Stuart Jones, con un non meglio specificato rappresentante russo.

La notizia di possibili “safe-zone” in Siria è giunta nelle ore in cui un’auto imbottita di esplosivo saltava in aria nella cittadina di ‘Azzaz vicino agli uffici del “governo ad interim siriano”, l’organismo che rappresenta l’opposizione nelle aree sotto il controllo ribelle. Secondo l’osservatorio siriano per i diritti umani, ong di stanza britannica e vicina alle forze anti-Assad, la violenta esplosione ha ucciso almeno cinque persone. Almeno, perché il bilancio delle vittime sarebbe destinato a salire visto che molti feriti versano in gravi condizioni. L’attacco non è stato ancora rivendicato da alcun gruppo, ma non è difficile immaginare chi vi sia dietro. ‘Azzaz, infatti, è stata più volte teatro di feroci attentati rivendicati dal cosiddetto Stato Islamico. Il più grave lo scorso gennaio quando sono rimaste uccise più di 50 persone. Nena News