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Braccio di ferro Usa-Russia sugli aiuti e riedificazione, siriani allo stremo

Washington insiste con le sanzioni contro Bashar Assad che colpiscono la popolazione. Mosca reagisce e ottiene all’Onu la riduzione a un solo varco di ingresso per gli aiuti a Idlib roccaforte dei gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia

Roma, 23 luglio 2020, Nena News – È scontro tra Usa e Russia sugli aiuti e la riedificazione in Siria. Washington con l’introduzione, poco più di un mese fa, del Caesar Act punta a far cadere il presidente Bashar Assad, alleato dell’Iran, rendendo la vita della popolazione civile siriana insostenibile attraverso sanzioni e restrizioni che paralizzano ogni tipo di ripresa economica e di riedificazione infrastrutturale. E il suo tentativo ha l’appoggio indiretto di vari paesi europei, con in testa la Francia. Da parte sua la Russia alleata di Assad ha risposto qualche giorno fa strappando al Consiglio di Sicurezza dell’Onu l’approvazione di un meccanismo transfrontaliero che prevede il passaggio attraverso un solo accesso degli aiuti umanitari destinati ad Idlib, regione che Usa e Turchia vorrebbero vedere sganciata in via definitiva dal resto del territorio siriano. Un braccio di ferro che colpisce la popolazione siriana in generale e gli sfollati di Idlib e di altre aree del paese costretti ad abbandonare le loro case.

La Siria è in grande difficoltà e le sanzioni minacciate dal Caesar Act – che tra le altre cose ostacolano progetti di investimenti stranieri russi, iraniani, dei paesi del Golfo e vietano qualsiasi contatto con Damasco – stanno aggravando la condizione di milioni di cittadini che, riferisce l’Onu, per l’80% vivono sotto la soglia di povertà. La lira siriana si è svalutata in maniera vertiginosa nell’ultimo anno e mezzo e l’inflazione è alle stelle. A complicare questo quadro è giunta l’emergenza coronavirus che, tra le altre cose, appesantisce un sistema sanitario reso fragile dalla guerra e non in grado di assicurare un’assistenza adeguata alla minaccia rappresentata dal Covid-19.

La battaglia all’Onu si è giocata intorno all’intesa del 2014 che consente di portare tonnellate di aiuti umanitari a Idlib senza alcun controllo delle autorità di Damasco, come se si trattasse di un nuovo Stato. La Russia al contrario, in nome dell’integrità territoriale della Siria, vuole tutte le operazioni delle Nazioni Unite centralizzate nella capitale siriana ed ha ottenuto che resti operativo per un anno solo il varco di Bab al-Hawa tra la Turchia e Idlib. Non sarà riaperto il transito di Bab al Salama tra la Turchia e la provincia di Aleppo. A gennaio Mosca aveva già ottenuto la chiusura di altri due valichi usati dalle Nazioni Unite per assistere 6,2 milioni di sfollati che vivono in aree non sotto il controllo del governo. Germania e Belgio inizialmente avevano chiesto di mantenere entrambi gli accessi al confine turco e di riaprire il varco iracheno-siriano della Yaroubia, che veniva utilizzato per fornire aiuti alla Siria nord-orientale curda chiuso a gennaio. Poi Berlino e Bruxelles hanno rinunciato a Yaroubia per tenere aperto Bab al-Hawa.

Intanto sono arrivati i risultati delle elezioni legislative di domenica. Come era ampiamente previsto più o meno due terzi dei 250 seggi del parlamento andranno ai candidati del partito Baath del presidente Bashar Assad. La novità di queste consultazioni, le terze dall’inizio della guerra nel 2011, è che si sono svolte anche in aree del paese, come Goutha Est, per anni rimaste sotto il controllo di gruppi islamisti e jihadisti armati e riprese negli ultimi anni dall’esercito con l’aiuto dell’aviazione russa. Non si è votato a Idlib nelle mani di gruppi armati sostenuti dalla Turchia, e nelle aree dell’Amministrazione autonoma curda nel nord-est. Nena News