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Russia, viaggio alla Mephi University: "L'eccellenza della ricerca"

Mosca, 23 nov. (askanews) - Due progetti italo-russi, ma neppure uno studente italiano. Alla Mephi University di Mosca la ricerca è di casa. Nel senso che alla National Research Nuclear University, fino a qualche anno fa, l'accesso era riservato a pochi eletti. Tutti russi e tutti uomini. Nato nel 1942, il centro è rimasto irraggiungibile alle donne - anche locali - e agli stranieri fino al 1990. Da allora è cambiato radicalmente. "E' cresciuto il numero degli stranieri, e le donne rappresentano oggi il 50% degli studenti complessivi", ha spiegato ad askanews il vice direttore dell'Istituto di Fisica nucleare e Ingegneria, Georgy O. Tikhomirov. Non ci sono studenti italiani, ma collaborazioni con nostre Università su almeno due grandi progetti. Ciò che è rimasto del tutto immutato è invece l'obiettivo di fondo dell'Università, "assicurare lo sviluppo innovativo dell'economia russa attraverso l'integrazione di istruzione, scienza e industria".Oggi la Mephi University rappresenta una delle migliori università al mondo nell'istruzione e la ricerca nucleare - è tra le Top 100 nel ranking di "Physical Sciences" -, costituisce "l'eccellenza" nel settore e fornisce un significativo contributo alla creazione di un sistema internazionale per l'accumulo e lo sviluppo di conoscenza nucleare, accreditata dall'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Qui hanno studiato e lavorato fisici e leader del progetto atomico russo e del suo staff hanno fatto parte sei premi Nobel. Oggi l'Università conta circa 20.000 studenti, 1.400 dei quali stranieri (molti sudafricani, un buon gruppo di indiani e vietnamiti), 900 insegnati di cui 120 provenienti dall'estero, e 20 sedi regionali. Tutti lavorano con l'obiettivo di fornire "trasformazioni innovative" alla Russia, che accompagnino lo sviluppo della competitività del Paese nei mercati globali dell'energia e della tecnologia high-tech.Di attuale sono state create cinque "unità strategiche": Nanoengineering in Electronics, Laser and Plasma Thecnologies, Nuclear Physics and Engineering, Engineering Physics for Biomedicine, Cyber intelligence Systems. Almeno 40 i progetti sviluppati nei diversi istituti dell'Università. Tra i corridoi bui delle Unità di ricerca non si incontrano né studenti né docenti. Le porte, blindate, dei laboratori sono rigorosamente chiuse. All'intimo lavorano giovani, talvolta giovanissimi, ricercatori. Uno di loro spiega che gli studi variano dall'energia nucleare alla nanotecnologia, dalla medicina all'ecologia, dall'information technology alla gestione dell'innovazione. E tra i progetti in corso ricorda quelli su "reattori nucleari e installazioni per la produzione di energia", "sicurezza e non proliferazione di materiale nucleare", "matematica applicata", "fisica applicata alla medicina", "ecologia", "protezione fisica, controllo e accounting di materiale nucleare".Molti di questi progetti sono sviluppati in integrazione con il Cern, e con centri di ricerca in Germania e negli Stati Uniti. Due sono progetti congiunti Russia-Unione europea. Altri due sono russo-italiani. Si tratta degli esperimenti Pamela e Arina e vedono coinvolti a vario titolo l'Agenzia spaziale italiana e l'Istituto nazionale di Fisica nucleare, i dipartimenti di Fisica dell'Università di Roma Tor Vergata, Bari, Napoli, Trieste, Firenze e i laboratori nazionali di Frascati. Pamela è un sperimento satellitare dedicato allo studio della radiazione cosmica ed ha l'obiettivo di trovare risposte sul nostro universo, ad modello "sull'esistenza di regioni estese di antimateria e sulla materia oscura", sottolinea un giovane ricercatore. Il suo principale obiettivo scientifico è "misurare i flussi di antiparticelle, particelle e nuclei di un ampio intervallo di energia". Inoltre, l'esperimento Pamela prevede il "monitoraggio a lungo termine della modulazione solare dei raggi cosmici, la misura delle particelle energetiche che provengono dal Sole e dagli elettroni del pianeta Giove".I principali obiettivi di Arina sono invece di carattere di ricerca, correlati al rilevamento di raffiche di protoni ed elettroni ad alta energia nell'ambiente spaziale vicino alla Terra. L'accumulo dei dati statistici consente di "determinare la probabilità e l'efficacia delle esplosioni di particelle, i precursori dei terremoti", "di studiare la possibilità di identificazione delle esplosioni sismiche di particelle e di raffiche di particelle aventi diversa natura fisica", "di rivelare la magnitudo dei terremoti e le caratteristiche dello schianto della particella".